Vivere di kung fu – cedevolezza attiva

Continua la rubrica del venerdi vivere di kung fu. Oggi parliamo di cedevolezza.

Empty your mind,be formless, shapeless like water. 
Now if you put water into a cup it becomes the cup, you put water into a bottle it becomes the bottle, you put it into a teapot it becomes the teapot.
Now water can flow or it can crash, be water my friend.

                                  
                                                           Bruce Lee.

Prima di tutto bisogna intendersi sul significato da dare al termine. La parola cedevolezza non va intesa come sinonimo di fragilità o arrendevolezza, bensì come flessibilità, morbidezza attiva.
Uno dei principi del wing chun dice che sotto il peso di una forza che ci viene diretta contro non si deve opporre resistenza, piuttosto è meglio cedere attivamente in modo da far sfogare la forza dell’avversario all’esterno sbilanciandolo. È ciò che comunemente viene chiamato “sfruttare la forza dell’avversario”.
Nella vita quotidiana ognuno di noi è sottoposto a pressioni che assumono le sembianze di ostacoli da superare, eventi spiacevoli, persone che ci trasmettono sensazioni non piacevoli o dalle quali ci sentiamo in qualche modo “attaccati”.
Proprio in quest’ultimo caso, quando ci sentiamo attaccati da qualcuno, è molto facile cadere nella trappola dell’ira e decidere di affrontare la vita a muso duro opponendo forza alla forza.
In una situazione del genere vince il più forte, ossia colui che riesce a trasmettere più energia negativa di quanto ne riceva.

Ovviamente è una falsa vittoria, perchè anche chi riesce ad emanare più negatività di quanta ne assorba, comunque almeno un pò ne riceve.
Il risultato è che anche dopo la disputa resta un senso di rabbia in entrambi i contendenti, sia nella persona che subisce maggiormente la situazione, sia nella persona che crede
di averla spuntata. Questa negatività creata e conservata nuoce al corpo e alla mente.
Applicare il principio della cedevolezza può essere un buon metodo per non accumulare energia negativa e volgere la disputa a proprio vantaggio.
Ma come si fa?
Molto semplicemente si evita lo scontro e la rabbia, mantenendo uno stato di calma, magari rompendo lo schema della discussione con un sorriso o con ironia.
Sembra banale e soprattutto si potrebbe subito obiettare che quando si è infervorati è tutt’altro che semplice mantenere la calma e magari essere spiritosi.
Sicuramente, però, facendolo si sposta la discussione su un piano di energia molto meno negativa; e anche la persona che ci sta di fronte cambierà, assumendo un atteggiamento più pacifico.
In realtà, poi, non è così complesso attuare questo processo di pace.
Il trucco è riuscire a mantenere una visione distaccata della situazione, come se si fosse un osservatore esterno.
In molte occasioni se ci vedessimo da fuori manterremo un comportamento diverso da quello che invece adottiamo.
Inoltre è molto importante focalizzarsi sugli “elementi nascosti” del nostro “avversario”.
Non è inconsueto il fatto che le persone non riflettano all’esterno il loro stato interiore; così dietro alle spiegazioni della rabbia spesso ci sono motivazioni diverse da quelle esposte. Se si trova la chiave giusta il conflitto si trasforma in un attimo in accondiscendenza.
Per far tutto ciò si deve aprire la mente, ma solo chi si apre può superare i propri limiti.

Chi non cambia è solo il saggio più elevato o lo sciocco più ignorante. Confucio.

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