Vivere di Kung Fu – capitolo 16 – evitare gli appigli

Continua la rubrica del venerdì vivere di Kung Fu.
Oggi continuiamo a parlare di equilibrio di polarità. Abbiamo visto nell’ultimo capitolo come sia importante ricercare l’equilibrio energetico per mantenere il centro.
Quotidianamente siamo sottoposti a diversi stimoli che tendono a disequilibrare il nostro centro. Tensioni, ansie, inquietudini, etc. sono stati d’animo che normalmente proviamo nell’ambito del lavoro, delle relazioni personali, delle questioni economiche, etc.
Ovviamente non sempre queste emozioni sono di grande intensità, in quanto per fortuna non sempre gli eventi che le generano sono gravi.
Tuttavia costantemente subiamo “spinte” che portano fuori centro, che anche se minime hanno la particolarità di essere cumulative. Si sommano le une con le altre creando alla fine disequilibri energetici che possono a lungo andare sfociare in patologie.
Nei suoi libri sul Reality transurfing, Vadim Zeland, definisce questi stimoli, come “pendoli“, che si nutrono della nostra energia.
La particolarità dei pendoli è quella di imprigionare la vittima in una spirale di “assorbimento dell’energia”, che aumenta nel tentativo della vittima di liberarsi dalla spirale stessa.
Un esempio può essere lo stato nel quale a seguito di una lite si continua a rimuginare sull’evento aumentando la propria ira invece di lasciare andare le negatività.
Più si ripensa e più ci si arrabbia accumulando energia negativa.
Una soluzione fornita da Zeland per vincere i pendoli è quella di non fornire appigli. Se il pendolo viene ignorato sparisce.
In termini più pragmatici si può dire che se lasciamo andare le tensioni e la rabbia e cerchiamo l’equilibrio analizzando una situazione dall’esterno si acquisisce molto velocemente la calma necessaria a rivalutare gli eventi, ma soprattutto ad evitare di accumulare negatività.
Si può avvertire questo processo con un senso di leggerezza allo stomaco che si prova nel momento in cui si lascia andare la tensione.

Dal punto di vista del Kung Fu è facile verificare come la tensione muscolare o mentale influisce sulla prestazione marziale.
Nell’esecuzione delle forme c’è una grande differenza tra una tecnica eseguita nella contrazione o nel rilassamento energetico.
Nell’ambito del sanda, o della difesa personale è necessario mantenere uno stato di “calma energetica” che consente di rendere le tecniche intense e soprattutto utilizzare il principio della cedevolezza attiva.
Al contrario, il blocco energetico dovuto a tensione sia muscolare che mentale rende più lenti e faticosi i movimenti.
Anche nella vita quotidiana la tensione rende più faticosi i movimenti.

Per lasciare andare tensioni e accumuli di energia negativa si possono utilizzare diversi metodi che coinvolgono respiro, oppure frasi da ripetersi, etc.
In generale qualunque metodo che funzioni è ok.

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