Tutte le arti marziali derivano dal Kung fu?

arti marziali

Karate: i monaci Shaolin che insegnano ai pescatori di Okinawa uno scarno Kung Fu alla loro mediocre portata.
Taekwondo: i calci dello Shaolin del Nord.
Jeet Kune Do: un’arte che nacque in America ma da un cinese che faceva Kung Fu.
MMA: fu Bruce Lee il loro vero babbo.
Aikido: senza il Qi del Taijiquan, non ci sarebbe stato il Ki che ispirò Ueshiba.
Viet Vo Dao: dalla migrazione dei monaci Shaolin in Vietnam.
Kung Fu tibetano: idem ma in Tibet.

Potrei continuare per pagine e pagine con queste estensioni di un unico, grande leitmotiv che pervade molti kwoon: «tutte le arti marziali derivano dal Kung Fu perché è la più antica, dato che tutte derivano dalla migrazione dei monaci dopo la distruzione del tempio di Shaolin».
Ma quando mai? Vero e proprio luogo comune mai verificato. Tormentone degli aspiranti praticanti alla ricerca di una palestra, immersi nel dubbio su quale arte marziale scegliere. «Allora scelgo il Kung Fu: se è la più antica è quella più completa che le ingloba tutte». A parte che si potrebbe obiettare che proprio perché è la più antica è la meno evoluta: la più vecchia, quella retrò. Sapete che non è questo il mio pensiero: questa obiezione è dettata solo da un rigor di logica volto a sfatare un ragionamento fallace nella forma più che nel contenuto.

jack sparrow

Quando cominciai a praticare incontrai un “Maestro” (virgolette d’obbligo: era tutto tranne che tale) che mi disse una cosa curiosa. Per inciso: non è nessuno dei miei Maestri attuali perché mi accorsi dopo un minimo di pratica che dovevo stare alla larga da un tipo del genere. Io ero andato per imparare l’arte di Bruce Lee, e in quella palestra si studiava (beh, più o meno…) Hung Gar Kuen. «Perfetto, tutte le arti marziali derivano dal Kung Fu. Il Jeet Kune Do è un’arte incompleta perché Bruce Lee è morto troppo giovane. Lui faceva Wing Chun, ma il Wing Chun deriva dall’Hung Gar. Secondo te allora Bruce Lee da dove era partito? Dall’Hung Gar». Grandioso! Pensai di esser finito nel posto migliore che potessi trovare: alla fonte dove bevve Bruce Lee! Invece ero finito da un professionista del saper vendere i frigoriferi agli eschimesi. Roba che Jack Sparrow a confronto sembra sincero come Gandhi. Prima o poi affronterò il discorso delle arti praticate da Lee durante la sua formazione ad Hong Kong, e si vedrà che comunque l’Hung Gar fu di sicuro una delle sue fonti. Ma non è questo il punto.
Il filibustiere mi aveva iniziato al tormentone del Kung Fu come origine di tutto. L’ Adamo ed Eva delle arti marziali. In realtà basta fare un attimo di ricerca per invalidare questa credenza. Basterebbe ancora meno e una veloce riflessione: prima di Shaolin non c’erano le guerre? Visto che erano tutte all’arma bianca, come imparavano i guerrieri a combattere se non con qualche metodo marziale? Si potrebbe osservare che si intende il Kung Fu si come un padre, ma solo delle arti marziali orientali. Neppure: Muay Thai, Taekwondo e Silat non sono legate al Kung Fu da fili storici così evidenti da metterne in discussione le origini autoctone rispettivamente tailandesi, coreane e indonesiane. Una cosa è influenzarsi, un’altra è “figliare”.

Un minimo di ricerca, allora, può essere utile ad aprire un po’ la mente. Non tanto alla conoscenza, quanto più al modo di ragionare: non dimenticare che il mondo delle arti marziali è per minimo l’80% fiabesco e mitologico. Leggende mai verificate si contraddicono tra loro mescolandosi con la storia. Il Kung Fu non è il padre di tutte le arti marziali. Casomai fu precursore e fonte di alcune, che comunque non appena nate iniziarono il loro percorso tra infanzia, adolescenza ed età adulta: proprio come qualsiasi cosa figlia di un’altra dovrà fare durante la propria esistenza.
Può essere utile allora una brevissima rassegna di cosa offre il mondo intero in tema di arti del combattimento non regolamentato, per accorgersi che il nostro Kung Fu non è il Sole ma soltanto un pianeta tra molti che gira intorno alla vera stella in questione: il combattimento, appunto.

moraingy

In Madagascar, ad esempio, si pratica un’antica arte marziale chiamata Moraingy, le cui caratteristiche ricordano molto la Mae Mai Muay thai o Muay Boran, la vera arte tradizionale tailandese. Entrambe non scherzano per niente. In Senegal c’è invece la più conosciuta Lotta senegalese, praticata sembra anche da Tyson. La mia formazione etnologica mi ricorda che esiste in Sudafrica e nel sud-est asiatico una malattia detta Sindrome di Amok (descritta brillantemente dall’antropologo Georges Devereux) per cui i malcapitati cominciano a correre in preda a una furia cieca e soprattutto omicida. Dopo una corsa compulsiva all’assassinio, il soggetto finisce per morire suicida. Le origini di questa psicopatologia sembra si radichino in un atto di fatto marziale: Amok deriva dal malese meng-amok, ovvero «attaccare e uccidere in preda a una rabbia cieca». Stiamo parlando di una vera e propria azione di guerra in cui alcuni guerrieri si lanciavano aggressivamente in un sanguinoso combattimento contro i nemici. «Amok» sarebbe proprio il grido dei guerrieri medioevali malesi.

Dall’Africa possiamo spostarci rapidamente in Sudamerica per notare senza aggiungere altro come la Capoeira non abbia nulla a che fare con il Kung Fu perchè i monaci Shaolin non migrarono verso il Brasile. In Venezuela troviamo il Garrote Tocuyanno, un’antichissima arte del bastone originaria appunto di El Tocuyo.

Un po’ più su, in Nordamerica, c’è ben più che il Grappling o la Kickboxing. Per affrancare il tutto da legami cinesi, come per le arti influenzate da Bruce Lee ad Hollywood, bisogna lasciare spazio ai veri americani: i nativi delle riserve. Dal Canada ha origine un’arte chiamata Okichitaw (video), praticata dagli indiani della pianure Cree. Andate poi a guardarvi il film L’ultimo dei Mohicani per immaginare come i nativi americani non avessero nulla da invidiare ai monaci Shaolin.

In Europa credo che la Boxe inglese e la Savate francese siano in alcuni contesti da considerare arti marziali, nel momento in cui si usano per difendersi più che per sport. Se poi pensiamo alla difficoltà per un marzialista tradizionale di gestire un pugile, giù il cappello. I gladiatori romani, gli spadaccini italiani e spagnoli, addestrati da formidabili guerrieri. Il coltello e il bastone siciliano, il Pancrazio greco di omeriana memoria. Nei poemi nordici si accenna invece a quella che sarà la Glima islandese, un’arte che ha solo qualche analogia con la nostra Lotta greco-romana.

Come vedete ce ne è dappertutto, perché da sempre e ovunque l’uomo combatte per sopravvivere. Questo significa che il luogo comune del Kung Fu come arte più antica e quindi madre di tutte le altre debba essere sfatato? Credo di si, se con questo si vuole dire letteralmente che il Kung Fu è un’arte superiore alle altre. Questo non significa però che adesso bisogna sentirsi come alcuni tra tanti, come un puntolino marziale nello sconfinato universo dell’arte del combattimento. Secondo me significa solo una cosa: assodato che «esistono più cose in cielo e in terra di quante la filosofia possa immaginarne», come tutte le cose autentiche e meravigliose il nostro Kung Fu è unico.

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