TSD Tai Ji Self Defence System. Incontro con Giovambattista Scavo

giovambattista scavo
Nella consueta rubrica del lunedì dedicata ai video di Kung Fu oggi proponiamo il video dell’intervista che abbiamo realizzato al Festival dell’Oriente con Giovambattista Scavo, insegnante del Tai Ji Self Defence System (TSD) ideato dal Maestro Gianfranco Pace.
Come dice il nome, il Tai Ji Self Defence System applica alla difesa personale alcuni principi del Tai Ji. Sicuramente l’accostamento è inusuale; per chi pratica e conosce il Kung Fu, sa infatti che tra i vari stili di Kung Fu il Tai Ji è sicuramente il più lontano dall’essere associato all’applicabilità in ambito di difesa personale. Tuttavia come dice lo stesso Giovambattista il Tai Ji è un’arte molto complessa, ma prima di essere arte è marziale e quindi prevede dei principi da applicare nel combattimento.
Come altri sistemi di difesa personale anche il TSD si basa sulla non contrapposizione della forza alla forza. <<Far diventare la forza dell’avversario e la mia un’unica forza>>, ma – dice Giovambattista <<Non è una questione tecnica, è assolutamente una questione mentale >>.
Interessante anche la risposta all’ultima domanda da parte di Giovambattista, che non è quella che ci si potrebbe aspettare, ma sicuramente una risposta molto onesta e a mio avviso corretta.

Noi di Kung Fu Life siamo convinti, come espresso in più occasioni, che l’evoluzione e la ricerca siano linfa vitale per le arti marziali, soprattutto quando tale ricerca ha anche il coraggio di uscire dai binari tradizionali, a volte molto rigidi. Insomma, il TSD è un progetto da seguire.

Il video di Kung Fu di oggi

24 thoughts on “TSD Tai Ji Self Defence System. Incontro con Giovambattista Scavo

  1. Complimenti per le domande dell’intervistatrice…. Domande lecite. Devo dire che il tai chi è un altro di quei mondi che non riesco bene a comprendere. Sicuramente è un arte marziale ed ha la sua applicabilità, ma sulla scia della difesa personale che sta spopolando ormai in tutta Italia, non è che si cerca una pubblicizzazione dello stile inserendo parti non proprio vicine alla disciplina? Non so se ho posto bene la domanda. Sicuramente il Maestro che ha dimostrato la tecnica e’ in gamba, carismatico e preparato in altre discipline ( si vede comunque da come si muove) ma ho sempre l’impressione che si voglia fare un minestrone di tutto per arrivare alla difesa personale. Non sarebbe più giusto restare sempre nell’ambito della tradizione del proprio stile? Grazie alla scuola di tai chi è grazie alla redazione kung fu life

    1. Con il rispetto e la profonda ammirazione che nutro nei confronti di uno dei migliori maestri che io abbia mai conosciuto, ovvero il nostro Alex (e lo sai bene, se ho capito chi sei), non sono d’accordo ! Anche io sono prevenuto nei confronti delle arti interne e del discorso sulla loro efficacia. Ma Il Maestro Schiavo non ha posto affatto il discorso in termini di efficacia nel senso di come la interpretano le discipline volte innanzitutto alla difesa personale (Systema, IMS, Wing Chun, JKD, Krav Maga). Il suo discorso mi sembra molto più teorico, mentale e riflessivo sul fatto che l’arte può di certo essere utile, ma non bisogna cadere in facili luoghi comuni da Kill Bill o Bruce Lee. Il punto sembra dunque essere che proprio il mondo della difesa personale dovrebbe ricordare che chi aggredisce potrebbe addirittura essere un combattente. E questo è MOLTO MOLTO importante, perchè ad esempio è una GRANDISSIMA differenza tra uno stile come l’ IMS e alcuni sistemi dello stesso mondo. Se ricordate le parole del Maestro De Rosa in uno dei 3 video che potete trovare su http://www.difesapersonaleims.it, egli dice che l’ IMS ragiona conb la logica dell’anti-lottatore, anti-pugile, anti-thaiboxer, anti-karateka etc etc. Ovvero pone il nostro aggressore su un livello ELEVATISSIMO, che di sicuro non è facile trovare per strada. Ma l’arte marziale è in questo modo onesta: siete sicuri che per difendersi da un attacco singolo, portato senza alcuna strategia, dopo il quale l’avversario resta passivo, serva un’arte marziale?

      Posso dire di aver inteso bene le parole del Maestro Schiavo perchè abbiamo avuto una discussione lunghissima fuori dalle telecamere, che sicuramente costringono l’intervistato a dire tutto in soli 5 minuti

      1. ……………..Non esiste la difesa; esiste solo il cedimento.
        Non c’è conflitto diretto; io semplicemente lo eludo.
        Lasciate che sia l’avversario a distruggersi subito da sè.
        – Cheng Man Ch’ing (Tredici Saggi sul T’ai Chi Ch’uan)

        Piero

    2. Ciao a tutti.. Sono l’intervistato 🙂
      Volevo solo specificare che io pratico SOLO il taiji.. potremmo parlare tanto tempo su cosa siano le tradizioni del proprio stile e come queste si “incastrino” nella realtà e nel tempo che viviamo.. Grazie

  2. Mi è piaciuta molto la risposta del Maestro Scavo alla domanda riguardo la difesa delle donne.
    Non bisogna commettere l’errore di sentirsi automaticamente al sicuro solo perchè si pratica un’arte marziale, ci vuole allenamento, sicuramente, ma bisogna acquisire anche una certa disposizione mentale.

  3. Interessantissimi alcuni punti, che più che in sè sono stati spiegati in maniera originale e integrati con alcune riflessioni che non sento spesso:

    – “non opporsi alla forza è si usare la forza dell’avversario, ma è anche far diventare la mia forza e la sua un’unica forza, e gestirla come fosse la mia”. Questo riporta il discorso “forza dell’avversario” su un piano assolutamente realistico e non da misticismo orientale. Ovvero: spesso la propria forza viene demonizzata, chi la usa sembra essere “nipponicamente” un rigido karateka, o simile a un thai boxer. Insomma, arti che i mistici praticanti cinesi considerano violente e poco spirituali. Qui invece la propria forza è considerata alla stregua di quella dell’avversario, ovvero come uno dei parametri illustrati dal Maestro Schiavo: essa c’è così come c’è quella dell’avversario, e insieme a molto altro, per es. postura, atteggiamento mentale, rilassamento,
    reattività iniziale.

    – la difesa di una ragazza gracile e leggera contro un uomo più grosso e pesante è possibile, ma NON VUOL DIRE CHE SIA FACILE. Anche questo evita facili orientalismi e spropositati elogi delle discipline marziali, di quelli cinematografici per intenderci. Non basta studiare un sistema che usi la forza dell’avversario, perchè bisognerà comunque fare i conti con la situazione. Ovvero: l’essere meno forte è considerato anche qui per quello che è, cioè comunque uno svantaggio. La riflessione sul fatto che anche l’omone potrebbe non essere un completo deficiente impedito a livello motorio è ottima. Molti miti marziali si basano, ancora cinematograficamente, sulla ragazzina che stupendo tutti tira giù l’omone violento. Quasi come se la forza non fosse vincolante.

    Fa un certo effetto sentire demistificare alcuni discussi aspetti del kung fu proprio da un Maestro di Taiji, e questo è da ammirare: non tutti cadono nei miti dell’invincibilità energetica delle arti marziali orientali.

  4. Si, certo avete centrato il punto. Avete capito che il mio non era una tono provocatorio ma voleva spronare un po’ tutti coloro che dimostrano che da qualsiasi arte possa nascere una difesa. A dal proposito vorrei capire un altra cosa perfavore ( e non voglio …. Preciso…. Assolutamente trasformare il tutto nella solita discussione sterile che spesso si trova nei forum di arti marziali… Ma vorrei capire solamente). Ho capito bene il discorso dello sfruttare la forza dell
    Avversario facendo la diventare un tutt’uno con la propria. Ma allora perché nella dimostrazione si anticipa il colpo andando contro, quindi comunque opponendosi?in quel modo comunque ci sono 2 forze contrapposte, sbaglio? Se si chiedo scusa e solo per capire. Grazie Alex

    1. Dalla prima parte della tua risposta sembra che tu sia il Mà Scavo, perciò non capisco la domanda sul video ! In che senso il “tuo” tono non era provocatorio ?

    2. Fai benissimo a chiedere Alex ed è anche una domanda lecita.. in realtà è difficile sintetizzare un sistema in un paio di minuti dicendo tutto; il punto che, secondo me, caratterizza maggiormente il Taijiquan come arte marziale sta nello studio della forza e della sua espressione ma questo studio si divide in mille “sfaccettature”.
      Quando studiamo la cedevolezza, la sensibilità o anche l’incisività, studiamo la forza e i suoi effetti.
      Nel Taijiquan si costruisce un corpo che sia un buon conduttore di forza ed una mente che sia capace di gestire il conflitto (nel senso più ampio). Far diventare la mia forza un tutt’uno con quella dell’avversario vuol dire eliminare quella rigidità che consente alla forza dell’avversario di avere un punto di applicazione sulla mia struttura. Legare la propria forza a quella dell’avversario aderendo è il frutto della sensibilità ed è necessario per far “perdere il centro” (sbilanciare) senza far percepire il movimento che crea lo squilibrio: chi subisce la tecnica si accorge di subirla solo quando “è troppo tardi”.
      Quando l’avversario avrà perso l’equilibrio dovrò DIVIDERE le forze che prima avevo unito e dovrò dividerle a mio vantaggio, con uno “strappo” che generi un movimento che strattona per esempio o con un “nodo” che generi un movimento di leva articolare. Il fine per cui si fa perdere il centro all’avversario è quello di renderlo vulnerabile e di ottenere la massima efficacia dalle mie tecniche offensive. Aderire, squilibrare, colpire e proiettare diventano fasi di un “ciclo” che si ripete fino a quando il combattimento non si risolve; ogni ciclo può esaurirsi in qualche secondo o anche solo in un gesto. Nel caso del colpo circolare (lo schiaffo) anticipato che si vede nel video, il momento in cui colpisco è il momento in cui divido le forze; la mia forza si lega alla sua nel momento in cui tocco il braccio e invece di oppormi sulla stessa direzione devio verso il basso generando così uno squilibrio in chi subisce la tecnica che mi permette di colpire con più efficacia, tutto questo in un istante..

    3. Secondo me dovresti prendere in considerazione una cosa fondamentale del taiji cioe’ l’intenzione. Nel video e’ spiegato perfettamente quale sia l’intenzione, cioe’ far in modo che non ci sia una continuita’ di azione dell’avversario, trasformando il tutto a favore di chi ” difende “. In sostanza il contatto non e’ pieno ma e’ un contatto di “ricerca”, di studio di sensibilita’. Nel video l’azione e’ interrotta per evidenti motivi didattici, ma dovresti interpretarlo come un unico movimento continuo circolare, solo cosi si puo destabilizzare l’avversario e ” sommare ” la sua forza alla tua e trarne vantaggio.

          1. ci fa moltissimo piacere, ancora di più se fai sentire la tuia voce e opinione sulle tante tematiche che le arti marziali portano ad affrontare!

  5. No mi chiamo Alex, nel senso che non sono nessuno per giudicare, ma voglio imparare, elaborare , insomma ho sete di conoscenza. È posso colmare le mie lacune solo chiedendo con tutto il rispetto e l’umilta’ possibile. Ho sottolineato quella frase perché spesso quando si ha un dubbio o si chiedono lumi verso una qualsiasi arte marziale si viene sempre etichettati come rompi scatole o come il solito che vuole promuovere la propria arte a discapito di altre. Io vorrei solo imparare ciò che posso da tutte le arti del panorama marziale. Questo mi spinge ovviamente a fare domande e quando posso a praticare. Ciao a tutti Alex Floridia

  6. Intervista interessante. Mi piace il punto di vista del Maestro Scavo che mi trova sulla sua stessa lunghezza d’onda.
    (Sinceramente,sono sempre stata una grandissima fan dell’effetto sorpresa. ù.ù)
    Credo che andrò a cercarmi qualche approfondimento in merito.

  7. Grazie mille a tutti per l’interesse.. Devo solo puntualizzare che il sistema non è ideato da me, ma dal mio Maestro, Gianfranco Pace, con cui studio e collaboro da più di quindici anni.. Il Maestro e noi allievi (insegnanti e non) siamo l’ITKA (International Taijiquan Kungfu Association) una scuola che studia e diffonde il Taijiquan stile Chen nei suoi differenti aspetti.
    Nella nostra scuola si lavora duramente per dare al Taijiquan la dignità che merita come arte marziale e come sistema di combattimento, questo programma ha risposto all’esigenza di quei praticanti della nostra scuola che chiedevano mezzi per studiare l’applicabilità del taiji su una situazione di combattimento reale.
    Il sistema è semplice nei gesti ma complesso nel lavoro mentale, dà una primaria importanza alla “sincerità” e al realismo di ciò che si studia. per chi volesse qualche informazione in più http://www.itkataiji.com/index.php/itka/aree-d-interesse/tsd-system

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