Tate press

tate press - my personal trainerQuando pensiamo che le nostre braccia non siano abbastanza forti o resistenti, il pensiero corre subito ai nostri bicipiti, soprattutto per noi maschietti. Lo ammetto, lo faccio anche io, pur non essendo un fanatico delle braccia grosse ad ogni costo.
Quindi, tranquilli ragazzi siete in buona compagnia ci caschiamo tutti. Credo fondamentalmente perché nell´immaginario di ognuno di noi avere due grosse bocce quando contraiamo le braccia siano sinonimo inequivocabile di arti superiori possenti o tonici nel caso delle colleghe marzialiste.

bicipiti donna Ammetto l´innegabile fascino dei bicipiti, soprattutto nelle occasioni come quelle di farsi le foto in posa plastica da postare sul web.
Ma facciamo calare il testosterone e facciamo muovere un po´ i neuroni e riflettiamo sull´etimologia del nome dei muscoli che compongono il nostro braccio: bicipiti e tricipiti.
Ci sono arrivato perfino io, quindi potete farlo tranquillamente anche voi: tre è più di due! Se avete sempre avuto l´insufficienza in matematica come chi scrive, alla peggio saprete guardare, quindi mettete in tensione il braccio e come non notare che i due terzi dello stesso siano formati dai tricipiti?
Al bando il testosterone dunque e vediamo un esercizio complementare con il quale rafforzare i nostri tricipiti: il tate press. (NB l’esercizio non è consigliato a chi ha le articolazioni del gomiti particolarmente delicate)

Indice dei contenuti

Esecuzione

Scaldiamo le braccia con una serie da 30 ripetizioni di spaccacranio. Se non avete già allenato le spalle nella stessa sessione perdete un minuto anche per le spalle, coinvolgendo in particolar modo il deltoide anteriore.

tate pressCerchiamo una panca piana e due manubri leggeri (3/4 kg sono un buon riferimento iniziale).
Distendiamoci sulla panca, portiamo i manubri al petto per poi distendere completamente le nostre braccia, le nostre nocche sono parallele fra di loro per intenderci.
Questo esercizio prevede – stranamente nel mondo dei pesi – che i manubri siano costantemente a contatto fra di loro, è un’eccezione, pro futuro tenetelo a mente.
Divarichiamo verso l’esterno i gomiti e controlliamo la graduale discesa dei manubri con attenzione. Puntiamo lo sguardo sui dischi interni del manubrio sia per controllare che siano sempre adiacenti sia per capire quanto sono distanti da nostro corpo (attenzione: mento e naso sono a portata di un piccolo cedimento sia muscolare che tendineo): idealmente nella fase terminale della discesa devono essere quasi – sottolineo quasi – paralleli al suolo con le nostre nocche rivolte una contro l’altra.
Estendiamo le braccia con esplosività fino a ritrovarci nella posizione di partenza.
Ricordiamoci sempre che i gomiti devono stare alti ed attivi e non essere “schiacciati” dai pesi.
Evitiamo i soliti “aiutini”: escludiamo quanto più possibile i pettorali.
Inoltre non dimentichiamo che il fatto che i pesi siano adesi fra loro non significa che nella fase discendente possiamo appoggiarli al petto a ogni ripetizione, farci raccontare dal vicino com’è andata la sua giornata e poi ripartire quando ci sentiamo riposati abbastanza.
La tensione continua e costante non deve essere mai interrotta per ragioni prettamente funzionali, quindi fermate i dischi a pochi cm dal vostro corpo per poi iniziare la fase concentrica che comporta la distensione del braccio.

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