Tao Te Ching – Capitolo 38

tao te ching

L’abito non fa il monaco. Questo lo sappiamo tutti. Le cose non sempre sono quello che sembrano, anzi, spesso sono l’esatto contrario.
Quando una pesona si sente mancante in qualche aspetto della vita capita che piuttosto di cercare di colmare tale mancanza tenda ad enfatizzare il poco che ritiene di avere. Ad esempio, una persona poco generosa sarà predisposta ad evidenziare ogni sua azione che ritiene sintomo di generosità. Il senso di colpa inconscio spinge la persona a tentare di giustificarsi (prima con se stessa e poi con gli altri) per quelle che ritiene le proprie mancanze. Mentre una persona realmente generosa compie azioni di generosità come parte integrante del suo modo d’essere e di conseguenza non necessita di alcuna enfatizzazione.
Ognuno di noi si pone costantemente davanti allo specchio degli sguardi propri e degli altri che, inevitabilmente, tendono a giudicare. È uno stato che genera emozioni inconsce di colpa e paura alle quali in qualche modo si deve far fronte. Per istinto di protezione si fugge in direzione opposta creando la polarità che maschera le reali sembianze.
Possiamo fare un esempio. Nella nostra società è importante essere dei vincenti. Una persona vincente è sicura di se, così come una persona insicura non è considerata in grado di essere vincente. Ne consegue che chi si sente insicuro, per paura di essere etichettato come perdente tenterà di nascondere la propria insicurezza, magari con atteggiamenti che a suo avviso possano far trasparire sicurezza a autostima. Atteggiamenti che, essendo innaturali e forzati rendono la persona presuntuosa agli occhi degli altri, l’esatto contrario della realtà.
Lao Tzu ci dice che si deve dare importanza alla sostanza, non alle etichette. Perchè attribuendo importanza al profondo e non alla superficie si ottiene tutto ciò di cui si ha bisogno per sentirsi appagati. Si guadagna il frutto e non solo il fiore.

Il capitolo del Tao Te Ching di oggi.

Un uomo veramente buono non fa vedere la propria bontà,
e così piò essere davvero buono.
Un uomo falsamente buono non dimentica mai la propria bontà,
e così la sua bontà è sempre ipocrita.

Un uomo veramente buono non agisce,
eppure non c’è nulla che non compia.
Un uomo falsamente buono si dà sempre da fare
eppure lascia tutto incompiuto.

Chi vuole essere utile agisce senza secondi fini.
Chi vuole essere giusto agisce senza intenzioni recondite.
Chi vuole arricchirsi agisce, e non trovando consenso,
si rimbocca le maniche e usa la forza.

Quando si perde il Tao,
ecco che appare la bontà.
Quando si perde la bontà,
ecco che appare la beneficenza.
Quando si perde la beneficenza,
ecco che appare la giustizia.
Quando si perde la giustizia,
ecco che rimane soltanto l’etichetta.

L’etichetta è la vuota apparenza di sincerità e di fede, ed è l’inizio della confusione.
La conoscenza del futuro è solo un fiore del Tao
e preoccuparsi di essa è follia.

Quindi il saggio sta attento alla sostanza,
non alla superficie; al frutto, non al fiore;
lasciando l’uno, ottiene l’altro.

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