Insegnare ai bambini – Il ruolo dei genitori

genitori figli

In alcuni dei miei post precedenti ho accennato a comportamenti che a volte possono avere i genitori di bambini e ragazzini che frequentano un corso di Kung Fu.
Questo post è dedicato a loro, ai genitori.
Per prima cosa è fondamentale che prima di iscrivere il proprio figlio, o figlia, in una scuola di arti marziali mamma e papà si facciano alcune domande.
Se infatti è un desiderio loro che i figli entrino in questo mondo, magari per proseguire una carriera interrotta o mai iniziata ma fortemente desiderata, occhio!
Se la bimba in questione adora ballare, giocare con le bambole e portare a spasso il suo orsacchiotto, difficilmente si troverà bene in un ambiente in cui si lavora con calci, pugni e tecniche di combattimento, anche se con differenze di stile che possono mettere più o meno in rilievo l’aspetto artistico dei movimenti.
Idem nel caso, ad esempio, di un bimbo fanatico del calcio e poco della lotta con fratelli o amichetti!
E’ necessario fare una prima “scrematura” delle possibili attività da sottoporre ai figli.

tommaso kung fu life

Seconda questione da non sottovalutare: a differenza del calcio, della pallavolo, del nuoto, e di tante altre attività sportive nelle quali, soprattutto a livello amatoriale, saltando anche una settimana di lezioni al massimo si perde solo un po’ di allenamento fisico, nel Kung Fu ci va una certa dedizione.
Non si tratta infatti di imparare a tirare calci e pugni, fare qualche caduta e chiuso il discorso.
Essendo un’arte marziale c’è un percorso da seguire, inizialmente meno impegnativo ma via via che si prosegue nell’apprendimento il bagaglio di informazioni da apprendere e ricordare diventa sempre maggiore e rimanere indietro per qualche assenza di troppo può costare il doppio della fatica per mantenersi al passo.
Non solo, ma può scoraggiare, soprattutto nel caso dei bambini, vedere un compagno che avanza di livello e impara cose nuove mentre noi abbiamo ancora lavoro arretrato da fare.
Insomma, se i genitori decidono di far frequentare ai propri figli un corso di Kung Fu devono assicurarsi loro stessi di rispettare orari e, nel limite del possibile, l’impegno richiesto.
E’ il caso di allenamenti extra, magari in vista di una gara, o della gara stessa, che può anche dover richiedere una piccola trasferta in giornata…
Non sempre si ha voglia di rinunciare a qualcosa per passare una giornata seduti sugli spalti di un palazzetto dello sport per assistere a pochi minuti di esibizione del figlio, però è parte integrante del scegliere quest’arte marziale.
Non solo, se l’impegno preso non viene mantenuto dai genitori, come si può pretendere che poi i figli siano costanti nell’allenamento e facciano fruttare quei soldi spesi per un abbonamento annuale?

bimba ballerina

E qui entra in gioco il terzo punto a mio avviso importante: l’abbigliamento, di cui ho parlato nel post della scorsa settimana.
Un bambino che si iscrive in un squadra di calcio ha bisogno di scarpette, una divisa da allenamento, magari una da gara, un borsone della squadra, dei parastinchi… la sorellina che fa danza invece deve procurarsi il tutù, le scarpette apposite, forse qualche altro costume per i saggi.
Nel Kung Fu solitamente basta molto meno: scarpette e kimono.
Eppure spesso i bambini frequentano le lezioni vestiti come più è comodo ai genitori, una tuta, delle scarpe da ginnastica qualsiasi, magari anche utilizzate al di fuori del tappeto e quindi poco igieniche.
Solitamente basta qualche decina di euro per avere un abbigliamento consono e che durerà anni, una cifra irrisoria rispetto a quelle che solitamente si spendono in altre attività sportive.
Una spesa minima che assicura maggior comfort al bambino e maggiore uniformità a livello di gruppo di allenamento.

Infine, tenuto conto delle inclinazioni dei figli, dell’impegno che si è disposti a prendersi e dei costi che nel percorso marziale bisognerà sostenere, è bene che il genitore assista ad una lezione di prova.
Per avere un’idea di come si svolge un allenamento, di come risponde il figlio agli stimoli che riceve sul tappeto da istruttore e compagni e, perchè no, dell’ambiente in cui si svolge la lezione.
Per essere sicuri di accontentare entrambi, genitori e figli.

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