Il Taoismo e l´arte della dittatura dei sistemi

dergatchov<<Il Taoismo è apertura mentale>>: ma ne siamo sicuri? Siamo sicuri che la tradizione orientale, ed in particolare quella cinese, siano portavoce di un´apertura mentale, una plasticità e versatilità del pensiero, una libertà e democrazia delle opinioni e idee? Beh, io no. Sono convinto invece che spesso si tratti del contrario. Eresia! Un altro post eresiarca. Ogni religione deve però avere le proprie eresie, in quanto yang del relativo yin che è l´eresia stessa. E poi attenzione: un´accusa di eresia non fa proprio rima con apertura mentale. Quest´ultima è libertà di espressione e opinione, e se considerate queste cose come eresie e tradimento di qualche dogma siete ben lontani dalla versatilità che professate. Come quando si dice <<bisogna avere la mente aperta>>. È un´affermazione paradossalmente e decisamente chiusa: se siete davvero sostenitori della libertà di espressione e considerazione delle idee altrui, <<bisogna>> non esiste. Vuole dire <<si deve>>, e il dovere qualcosa a qualcuno senza argomentare granché non è apertura. Lo è solo per chi usa la suddetta affermazione, che guarda caso pretende proprio qualcosa, ovvero che bisogna essere aperti.
E allora bisogna essere chiusi? No, il problema non è cosa bisogna essere, perché altrimenti l’inghippo resta. Il punto è che se si è realmente liberi non bisogna essere niente. Basta essere sé stessi, che già non è affatto facile. Vi ricordate la storia del voto utile? Qualche anno fa si fecero le elezioni e qualcuno affermò che non aveva senso votare i piccoli partiti perché significava levare voti a quelli grandi, e quindi favorire l’opposizione. Se continuiamo a disquisire su cosa sia più utile, restiamo insabbiati. Il problema è a monte: la premessa della democrazia non deve essere cosa sia più utile, ma che si possa essere liberi. Badate: si possa e non si deve o bisogna. Insomma: garantire la libertà di opinione è anche garantire la possibilità per tutti di scegliere di essere schiavi.

rivoluzioneAltrimenti non se ne esce, e qui torniamo al taoismo. L’apertura mentale non è cosa da prendere alla leggera, e se qualcuno ti dice <<questo tuo pensiero è il pensiero dello stolto, perché in realtà il saggio farebbe così e colà>> non sta prendendo con apertura mentale le tue idee. Il Tao Tè Ching non fa che ripetere che il saggio fa questo o quello, mentre i poveracci del popolo sono stolti. Ci sono addirittura alcuni passi dove si legge:

<<Chiudi le aperture, sbarra le porte:/fino alla fine la tua persona non si esaurisce./Apri le aperture,aumenta il fare:/fino alla fine per la tua persona non c’è salvezza>>.
Tao Tè Ching, cap. 52

Bene, adesso è il momento di andarci piano. Il Taoismo non è un pensiero chiuso e dittatoriale, ma nemmeno aperto. Il taoismo è una filosofia che ha bisogno del contributo del filosofante perché presa per sé stessa non dice granché. Il Tao Tè Ching è un libricino e non si sa nemmeno se sia stato scritto da una persona sola, se sia realmente esistita oppure no. È un testo che ha irrinunciabilmente bisogno di interpretazione perché è intrinsecamente ambiguo quando non leggermente esoterico. Possiamo fargli dire un sacco di cose, spesso tutto e il contrario di tutto. E quando ci si trova in situazioni del genere non sono più i contenuti che contano, ma la funzione per cui si sostiene una determinata posizione ideologica. Ovvero: perché serve a qualcosa. Il taoismo salta fuori quando ci serve a qualcosa. Non è confutabile. Fatevi una giornata in giro per la città e chiedete a 500 persone se pensano che sia meglio essere mentalmente chiusi o aperti: quanti credete che vi risponderanno <<No, è assolutamente necessario chiudersi e non prendere in considerazione nient’altro>>.

rivoluzione mao<<Chi sa non parla. Chi parla non sa>>. Il saggio sta zitto e lo stolto chiacchiera. Il Tao Tè Ching è stato quindi scritto da un imbecille perché Lao Tzu ha usato termini scritti derivati da una tradizione orale. Se interpretiamo così il taoismo, arriviamo necessariamente a sostenere che i veri sapienti sono morti nell’anonimato, nel solipsismo della propria mente che non comunica con nessuno perché il saggio tace. Si argomenterà: <<si ma il detto intende chi parla troppo>>. Vedete che c’è bisogno di interpretare? E poi: chi decide se uno parla troppo o troppo poco? Chi decide cosa sia il saggio, chi siano i saggi e chi gli stolti? Quasi sempre i saggi, perché lo stolto realmente stolto non ama definirsi tale. Un problema di platonica memoria: se a governare devono essere i saggi, chi decide chi sono i saggi? Se i saggi controllano il popolo, chi controlla i saggi? Si controllano da soli? Allora è una dittatura oligarchica. I saggi decideranno quali sono le idee sagge e quali quelle stolte:

<<Non esaltar l’eccellenza/fa sì che la gente non competa. Non dar valore ai beni difficili da ottenere, fa sì che la gente non diventi ladra./Non ostentare ciò che può eccitare il desiderio/fa sì che i cuori della gente non siano turbati./Per questo il governo del saggio/vuota i cuori e riempie i ventri,/indebolisce le ambizioni e rafforza le ossa./Sempre fa sì che la gente sia senza sapere e senza desideri/e che coloro che sanno non osino agire./Pratica il non agire,/perciò non vi è nulla che non sia ben governato>>.
Tao Tè Ching, cap. 03

Fate tutti silenzio e riempite i vostri ventri e non la vostra testa. Fate fare al saggio, che però deve fare attenzione a far sì che qualche sapiente non si intrometta nel suo governo. Via le ambizioni, i desideri, gli obiettivi. Tutto si farà taoisticamente da sé, basta assecondare. Non bisogna studiare, imparare, se no si diventa sapienti e al saggio questo non fa comodo. Troppe variabili, troppe idee, troppe voci. L’apertura mentale qui può essere anche questo.

platone e aristoteleCosì non se ne esce, c’è poco da fare. Si obietterà: <<si ma anche tu stai scrivendo parole, proprio come rimproveri a Lao Tzu>>. Si, ma io non sostengo che chi parla non sa. Tutt’altro: chi non sa deve parlare perché deve imparare. Se uno non sa e pretende di sapere, gli si potrà suggerire che è il momento di arricchirsi di strumenti adatti al caso, sta poi alla sua furbizia scegliere. Ancora: scegliere. Non si tratta di essere il saggio o lo stolto, ma di essere libero. Se partiamo da lì, non c’è bisogno di inserire alcun <<si deve>>.
La tradizione orientale ha subito molto a lungo dittature spesso estreme. Un’idea unica si è imposta su tutto e tutti. La cultura orientale è collettivista, ovvero il popolo è considerato una sorta di entità unica con un pensiero unico, che quasi sempre è quello ufficiale. Non c’è spazio per l’individuo perché esso non è altro che una manifestazione di un pensiero più grande. Proprio come il Tao, di cui il particolare è solo una parte. L’occidente è invece stato il teatro delle rivoluzioni, della gente che non ci sta e muore per la libertà. La rivoluzione francese, le suffragette, i partigiani: sarebbe stato comodo dire <<Eh vabbè, parlano perché non sanno… tagliategli la testa>>. Al rogo come Giordano Bruno. Il pensiero occidentale è individualista perché l’individuo è portatore di per sé di un’idea sua, che ha la stessa dignità di quella del Tao.

SuffragettesSe il Tao è qualcosa di cosmologico, di fisico-dinamico, di energetico e funzionale all’espressione di sé nelle arti marziali, viva il Tao. Ma se si tratta di usarlo per dire che ci vuole l’apertura mentale, attenzione che spesso si sta già operando una forzatura alla libertà di espressione altrui. Chi decide chi è aperto e chi è chiuso? Platonica memoria.

Bibliografia minima:
– Lao Tzu, Tao Te Ching, Feltrinelli, Milano 2011.
– Platone, Repubblica, Laterza, Roma 2007.

4 thoughts on “Il Taoismo e l´arte della dittatura dei sistemi

  1. Mah, a parer mio è un’analisi priva di senso. Da questo articolo pare proprio che tu non conosca la Tradizione Taoista. Il Tao Te Ching è uno dei libri del Taoismo, non “IL” libro. Il Taoismo è una Tradizione millenaria, estremamente vasta e complessa, non la si può ridurre al Tao Te Ching.

  2. L’unica cosa che penso ci sia di davvero taoista in quello che hai scritto è che il Tao Te Ching vada interpretato.
    Infatti il cinese è una lingua molto ermetica e ambivalente.
    Laozi stesso( o chi per lui) chiarisce bene quanto le parole siano fugaci.
    E per risponderti, secondo la tradizione, il Tao Te Ching è stato scritto da Laozi prima di lasciare lo stato, sotto richiesta di una guardia che voleva che lui lasciasse qualcosa prima di andarsene.
    Non penso che un taoista direbbe mai che devi avere una mentalità aperta.
    Un ultima cosa.
    La critica sul sapere penso sia ben più complessa di quella che tu hai descritto.
    All’epoca la conoscenza era molto diversa da come la si intende oggi, e laozi ne critica la certezza.
    Se vuoi acculturarti fallo, ma 1: il sapere non è necessario alla felicità,2 devi prima imparare a non sapere(che in cinese non significa essere necessariamente stupidi, ma sapere che la propria conoscenza non è universale).
    L’utopia proposta da laozi sembra troppo lontana da noi, moderni occidentali, e probabilmente non sarà mai attuabile, ma la felicità non sta’ nell’infinita ricerca della felicità nel domani(riempirsi la testa) bensì nella felicità del presente che ormai fugge di continuo(la pancia).
    Spero di non essere sembrato aggressivo, come forse in realtà ero chissà.

    P.s. probabilmente non avrei dovuto scrivere nulla…

  3. Ottimo intervento probabilmente ai due esseri spirituali sopra brucia molto….. Concludo dicendo meglio uno schiavo libero che un re schiavo.

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