I due lati della medaglia

kung fu podio

Ecco che inizia la stagione agonistica: prime gare, primi confronti con altre realtà nel panorama del Kung Fu italiano, prime occasioni in questo anno appena iniziato per mettersi alla prova, non solo nella sicurezza della nostra palestra ma lì, davanti ad una schiera di giudici, una platea di pubblico e soprattutto davanti ad avversari reali, in carne ed ossa, allenati quanto noi e allo stesso modo desiderosi di salire su quel primo gradino.
Non si tratta più solo di ripetere uno schema o di effettuare delle combinazioni di tecniche con lo sparring partner, ora si tratta di eseguire al meglio ogni mossa, col giusto tempismo, con la giusta intensità, mettendoci anche quel “di più” che abbiamo preservato per l’occasione.

kung fu shaolin
Ci sono gli abituè, quelli che fanno dell’agonismo il loro punto forte, tirati a lucido nelle loro divise cucite su misura, quelli che indossano dei guantoni che se solo potessero parlare avrebbero tante storie da raccontare, quelli per cui ogni gara è un allenamento verso una meta più grande.
Ci sono quelli che affrontano l’agonismo a piccole dosi, qualche gara l’anno, senza la pretesa di arrivare a livelli internazionali, ma comunque determinati a primeggiare nelle loro categorie, qualche segno distintivo sulla propria divisa, qualche vecchia cicatrice sul corpo.
Ci sono anche coloro che si affacciano per la prima volta ad una competizione, i nervi tesi, l’adrenalina pronta a giocare il classico scherzo delle gambe molli, ripetono i loro movimenti, le loro tecniche, cercano la concentrazione e si guardano attorno per individuare gli avversari e convincersi di essere migliori.

kung fu sanda
…E poi ci sono loro, e tra loro io, gli allenatori.

Per la seconda volta nel mio percorso da allenatrice mi ritrovo a preparare e a portare in gara i miei allievi.
Nella maggior parte dei casi abbiamo vissuto, e perchè no! ancora viviamo, sulla nostra pelle le stesse emozioni di coloro che a breve verranno giudicati per la loro performance.
Le stesse sensazioni degli atleti che abbiamo preparato, con la sola differenza che una volta che loro saranno sul tappeto di gara noi non avremo più voce in capitolo. Spetterà a loro ottenere una vittoria.
Conosciamo i loro punti di forza, ma anche i punti deboli.
Sappiamo le loro tecniche vincenti, quelle che hanno imparato ad usare in allenamento come degli automatismi, ma anche quelle in cui sono più vulnerabili.
Sappiamo esattamente qual è quel punto della forma nella quale le forze verranno meno, e incrociamo le dita per loro, quasi potessimo controllarli col nostro pensiero.

Ecco: vorremmo avere un piccolo joystick per assicurare loro di raggiungere l’obiettivo.
Le loro vittorie sono anche merito nostro, ma anche le loro sconfitte dipendono in parte da noi.
E alla fine della gara, quale che sia il risultato, avremo entrambi imparato una lezione nuova.

 

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