Lavoro duro. Immagina, puoi.

calcio voloÈ passato un anno oramai da quella mattina, in cui mi svegliai con la solita, tipica energia che ci si sente addosso il lunedí appena svegli per il lavoro. Non sapevo ancora che quel giorno la mia vita sarebbe cambiata del tutto. Con l´andazzo mogio e incurvato tipico del giovane disoccupato medio italiano nell´atto di prepararsi il primo caffé della giornata, quello che avrebbe dovuto fornirmi le energie nervose mattutine per l´estenuante ricerca lavoro, misi la caffettiera sul gas e accesi la TV, mentre attendevo il calore e del gorgoglio dell´amata bevanda.
Che programmi inutili. E quanta pubblicitá! Slogan a non finire: perché sembra proprio che si possa vivere, di slogan. Che mondo sarebbe senza Nutella? Beh, il mondo non so, ma chissá quanta sarebbe conseguentemente la gente obesa. E cosa vuoi di più dalla vita? Eeeeh! Magari fossi così a posto con il lavoro da non poter desiderare altro che un ammazzacaffè. Il meglio di un uomo sarebbe quindi il suo modo di radersi? E stanno a posto, allora, le donne.

lavoro disoccupatoMentre sorseggio il mio caffè, arriva lui: immagina… puoi! Seeeh, vabbè… magari. Tra un po´ dovrò alzarmi, vestirmi e andare in giro per agenzie del lavoro a chiedere se qualcuno offre occupazione. Mi chiederanno un curriculum e io gliene darò una bella manciata. Poi entrerò in qualche ristorante a chiedere se hanno bisogno e loro mi chiederanno <<Cosa sai fare?>> Ok: non ho mai fatto né il cuoco né il cameriere, ma perché diavolo richiedete esperienza in questo lavoro? Che cavolo ci vuole a portare quattro piatti ai tavoli! Niente, non mi guardano nemmeno. Bastasse immaginare per poter fare…
<<E se ti dicessi che è possibile? Che basta immaginare per potere?>> Alzai lo sguardo verso il televisore, ma lo spot con George Clooney aveva appena lasciato spazio ad altro: non riuscivo quindi a capire da dove fosse giunta quella voce.
<<Si si, hai sentito bene, non sono in quella stupida televisione. Girati, sono qui>>.
Seduto alla sedia della mia scrivania, sul cui schienale dimoravano camicia e pantaloni pronti ad affiancarmi nella mia ricerca lavoro, c’era un tizio piuttosto strano. Le sue gambe accavallate vestivano un paio di pantaloni beige da fantino, di quelli larghi, che all’altezza delle ginocchia lasciavano spazio agli stivaloni neri da cavallo. Indossava poi solo una canottiera bianca di lana, che gli lasciava nude le braccia ed il petto, coperto in parte solo da una lunga cravatta nera che gli cingeva direttamente il collo. Mentre fumava una pipa, la sua espressione un po’ sorniona era incorniciata dai suoi baffetti all’insù e dai capelli brizzolati tirati indietro.

lampada genio<<E tu chi cavolo sei e che ci fai in casa mia? Fuori di qui!>> gli intimai.
<<Ah beh, se vuoi me ne vado, sai a me cosa me ne fa… però ho perso una scommessa con un mio collega e sono costretto a scegliere un povero diavolo senza lavoro e a realizzargli tre desideri>>.
<<Ascolta, amico, non è proprio aria. Non so come tu sia entrato e non mi interessa, ma se non ti alzi e non te ne vai subito io…>>
<<Tu cosa?? Andiamo, fatti furbo: sono la cosa migliore che ti è capitata e che ti capiterà mai. Dimmi il tuo primo desiderio che non ho tempo da perdere>>.
Il suo fare cinico mi stupiva. Mi girai e incrociai lo sguardo di Balto, il mio cane. Mi fece un cenno con la testa, come a dire <<si, fidati >>. Straniato dal contesto, cercai gli occhi di Morgana, la mia gatta nera, che mi diede in risposta lo stesso cenno. <<Oh beh, forse sto ancora sognando… e allora sogniamo e vediamo che succede>>.
<< Allora: puoi quindi rendere realtà qualsiasi cosa io possa immaginare? >>
<< Direi di si. L´unica clausola vuole che tu possa immaginare solo stati di fatto. Ti spiego: non puoi dirmi <<vorrei essere nato nero, alto e chiamarmi Muhammad Alì>> perché tu sei nato bianco, basso e ti chiami Tizio Tizietti. Se però mi dici: voglio essere un pugile, da domani ti sveglierà il tuo agente di lavoro per prepararti al tuo prossimo incontro >>.
<<Capisco. Devo insomma restare me stesso?>>
<<Esatto. Detto questo, però, puoi desiderare qualsiasi cosa e io la renderò non possibile, ma reale>>.

cristiano ronaldoNiente male! Era un compromesso accettabile, sicuramente meglio di quelli a cui sarei dovuto scendere nella mia ricerca lavoro della mattinata. Potevo finalmente bypassare ogni limite e far vedere al mondo chi io fossi. Il primo problema da risolvere era la mia realizzazione personale: essere quel che ho sempre desiderato. Non mi bastava essere ricco: io volevo esserlo realizzandomi interiormente e professionalmente, sul lavoro. Datemi dell’idealista, ma la prima cosa a cui pensai fu proprio quella.
<<Bene. Vediamo cosa sai fare: voglio essere Cristiano Ronaldo>>.
<<Eh ma non puoi: tu sei Caio Caietti, te l’ho detto>>.
<<E allora voglio essere il giocatore più forte del mondo, famoso, bello e ricco sfondato>>.
<<Pronti>>.
Mi ritrovai con la maglia azzurra della nazionale italiana addosso, il numero dieci sulle spalle e sopra il mio nome. Proprio in mezzo ad una partita contro la Germania. L’euforia ed il sogno di avercela fatta, di aver risolto tutti i problemi di vita e lavoro si impadronì di me. Questo fino a quando un compagno di squadra non mi passò la palla, aspettandosi da me qualche incredibile giocata vincente e risolutiva. Invece inciampai su pallone e zolla di prato. Lo stadio, pieno zeppo di tifosi, cominciò a fischiarmi e non fece altro che continuare ad ogni palla e inciampo che facevo. Mi girai verso la tribuna e vidi il tizio con la pipa, al cui fianco erano seduti a godersi la partita Balto e Morgana.

cristiano ronaldoGli gridai: <<ehi! Non erano questi gli accordi!>>
Rispose: <<certo che si. Sei Sempronio Sempronietti, mica Cristiano Ronaldo>>.
<<Uff… al diavolo, è insostenibile! Voglio il secondo desiderio!>>
<<Al tuo servizio: tu dici, io realizzo>>.
Ci pensai bene, ripetendomi che avrei dovuto immaginare che i sogni infantili nascondono sempre qualche inghippo. Non era il caso quindi di desiderare di essere una Rockstar e prendermi gli stessi fischi dagli astanti ai miei concerti. Meglio non sprecare un desiderio e andare su lavoro più concreto.
<<Right: voglio essere un affermato cardiochirurgo>>.
<<Toh, un desiderio con "i piedi per terra">>.
Mi ritrovai a camminare nel corridoio di un ospedale con una cartellina in mano, seguito da un tirocinante che mi ricordava il nome del prossimo paziente da operare. Entrammo nella sala operatoria e venni conciato a dovere dagli infermieri, che mi aiutarono a indossare camice, cuffia, mascherina e guanti. Fui portato davanti ad un uomo a cui avevano aperto il petto: pronto per il lavoro, potevo vedere il suo cuore pulsare.
Pensai: <<bah, non mi fai mica impressione. Sono un cardiochirurgo!>> e aggiunsi a voce alta: <<bisturi!>>

lavoro chirurgoIl ragazzo tirocinante mi passò subito l’affilato strumento e io lo afferrai saldamente. Mi avvicinai al cuore del paziente, ma solo per accorgermi di non aver la più pallida idea di cosa fare. Guardai gli infermieri, che mi restituirono lo stesso, perplesso sguardo. Uno di loro aggiunse. <<eh… è lei che ha chiesto il bisturi…>>
Risposi innervosito: <<ma certo che ho chiesto il bisturi! Lo sanno tutti che si chiede il bisturi durante un intervento chirurgico! Il problema è: dopo cosa diavolo devo farne?>>
<< Beh… tagli! è il Suo lavoro>>.
<< E dove? Cosa? Come? Io sapevo come vestirmi e cosa si chiede in TV a Grey’s Anatomy… ma poi?>>
<<Bah… tu taglia, tanto oramai…>> parlò il paziente semi-squartato, che aveva però le sembianze del mio genio senza lampada.
<<Tu!!! Dove diamine mi hai messo?>>
<< Ehi ehi, ragazzo, modera le parole: dopotutto sono io sotto i tuoi ferri, quindi sarei io a doverti chiedere perché diavolo mi hai messo qui, chè ora non sai nemmeno cosa fare. Io ti ho messo dove hai immaginato, e quindi potuto>>.
Con occhi e bocca sbarrati mi guarda intorno e vidi Balto e Morgana vestiti con camici e cuffiette far parte del mio staff di lavoro, piuttosto perplessi. Stavo per fare un lavoro da cani.
<<Ok, adesso tirami fuori di qui. Voglio essere l’amministratore delegato di una grossa azienda miliardaria!>>

cetto la qualunqueEccomi qui! Seduto su una scrivania in mogano con le rifiniture d’oro massiccio, ai piedi di un enorme dipinto raffigurante Napoleone Bonaparte. Un bel sigaro in bocca e un pancione simbolo di abbondanza e bella vita. Pensai: << finalmente! Ora sono il vertice, tutti al lavoro per me. Io guadagnerò godendomi la vita>>.
Si aprì la porta del mio mega ufficio ed entrò un uomo magro e dall’aria implacabilmente fredda, con i lunghi capelli raccolti in una coda. Era accompagnato da una bella donna sulla cinquantina, anch’essa con gli occhi di ghiaccio.
Lui disse: <<Dottò, per quel fatto là siam apposto o no?>>
Caddi dal pero. Di cosa stavano parlando? Guardai due miei dipendenti sulla porta, che puntualmente distolsero lo sguardo come a non voler essere coinvolti. Dissi: <<scusate signori, io qui sono l’amministratore delegato e comando, quindi di qualsiasi lavoro voi parliate sarà sicuramente sistemato>>.

gomorra genny savastanoLui disse: <<E non avete capito, dottò. Questo lavoro qua lo dovete fare adesso, lo dovete fare voi e lo dovete fare come diciamo noi. Sennò non rimaniamo contenti…. ci siamo capiti? >>.Nel concludere la sua frase intimidatoria, mi lasciò intravedere sotto la giacca una rivoltella carica e pronta per essere usata.
La donna aggiunse: <<Dottò voi dite che comandate voi, ma non è così. Quello è mio marito che comanda. E se mio marito dice che così si deve fare, così si fa>>.
Sbarrai ancora occhi e bocca, per cui il sigaro mi cadde per terra. Non capii se fu per la paura per la mia vita o per lo stupore che ebbi nel vedere che il cane al guinzaglio dell’uomo era Balto, anche se vestito con borchie e pelle nera, e il gatto nella borsetta della donna era Morgana, conciata però con un cappellino da balia e due grossi occhiali da sole a forma di stella. Mi guardavano come a chiedermi di muovermi a desiderare altro perché non reggevano più quella situazione tra il pacchiano e il pericolo.

camminata del contadinoAlzai gli occhi al dipinto dietro la mia scrivania, curiosamente consapevole che vi avrei trovato il mio interlocutore: <<ma che cavolo di lavoro è? Mi c’hai messo la mafia in mezzo?>>
L’uomo in canottiera rispose: <<e cosa vuoi, al giorno d’oggi la ricchezza si paga. Sei tu che avresti dovuto tenerne conto, ma proprio come non sai giocare a calcio e non sai operare da chirurgo, non sai nulla del mondo dei soldi e dell’economia>>.
Era vero… tre desideri, tre buchi nell’acqua dovuti alla mia ignoranza. Avrei dovuto sospettare che non si può avere tutto così facilmente, senza concedere almeno qualcosa.
L’uomo aggiunse: <<ascolta, Tizio Caio Sempronio, mi fai tenerezza. Ti concedo un desiderio omaggio: quarto e ultimo. Scegli bene>>.
Risposi: <<ma come posso scegliere bene? Io non so fare le cose che vorrei fare e desiderare… ecco, ci sono: voglio saper operare!>>
<<Eh no, amico, tu sei quel che sei, te l’ho detto>>.
<<Eh ma così a cosa serve aver un desiderio realizzato! Non potrò mai andare oltre me stesso… ne sarò schiavo in qualsiasi altra situazione migliorativa io desideri, di lavoro o meno!>>
<<Bravo, è esatto. E per quale ragione avviene questo?>> mi chiese.
<<La mia vita è stata quello che è stata… è per questo che io non sono più di quello che sono. Il risultato di scelte, contingenze, incontri, accadimenti…>>

cambiamento lavoro<<Bene, e allora perché continui a desiderare di cambiare il presente, invece di renderti conto che un desiderio è una seconda opportunità per costruire il futuro? Come puoi cambiare il presente, se è una conseguenza del tuo passato?>>
<<Già… capisco… ho capito! Voglio tornare indietro a quando avevo 20 anni e voglio studiare! Voglio imparare a fare il medico come lavoro!>>
<<Bene, ragazzo. Vai e costruisciti il tuo nuovo futuro>>.

cane gattoÈ passato un anno da quella mattina, un anno di vita da studente universitario. Un anno da uno che sta avendo una seconda possibilità per realizzare un sogno. Consapevole, però, che i sogni ti chiedono sempre un prezzo, che non si danno per nulla: sei anche tu che devi darti completamente a loro. Tra dieci anni, magari, rincontrerò quello strano tizio. Per intanto, divido l’appartamento con un cucciolino di qualche mese di nome Balto e una gattina appena nata di nome Morgana. Seppur così giovani giurerei che, da come mi guardano, mi conoscono alla perfezione da una vita. E adesso: al lavoro.

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