Cintura. Ecco a cosa serve nelle arti marziali

cinturaLa stagione marziale si sta oramai avviando alla fine. Per alcuni praticanti, probabilmente piú giovani, giugno è stato l´ultimo mese di allenamento prima della pausa estiva che i piú vedranno invece arrivare in agosto. Certo, poi ci sono i fedelissimi che si alleneranno sempre e comunque, ma i corsi nelle palestre verranno comunque sospesi nella chiusura estiva.
Fine stagione significa anche esami. Punti di verifica, di stop, di presa di coscienza delle abilitá acquisite in una mentalitá che trovo decisamente occidentale. Questo non significa peró che sia necessariamente un male. Lo è, purtroppo, quando esame significa un po´ troppo cintura. Uno degli argomenti preferiti dai giovani marzialisti: io, personalmente, nella mia esperienza di praticante ho smesso di contare le volte in cui mi hanno detto: <<Ah, fai Kung Fu! E che cintura sei?>>

lao shi mòA me questa domanda mette in imbarazzo. Guardi il tuo interrogante negli occhi, che attendono curiosi la tua risposta, e capisci che in relazione ad essa verrai giudicato. Poi però capisco che di quel giudizio non me ne frega niente, dato che un profano non sarebbe comunque in grado di apprezzare le tue abilità. Rispondo quindi senza problemi evitandomi una lunga pappardella sul fatto che le cinture servono solo per tenere su i pantaloni e bla bla bla.
Ma sarà poi così vero? Se ci pensiamo, il colore della cintura è un indice del tempo di pratica: più è scuro, più anni hai alle spalle. Ed è normale che uno che si è allenato di più sia più bravo. Il problema è che per noi delle arti marziali non è quasi mai così. Dire che uno si è allenato <<di più>> non significa che si è allenato <<da più tempo>>.

tempo cinturaNella nostra società siamo soliti dividere il nostro tempo in lavoro e svago. Il primo ci prende circa otto ore al giorno, per il secondo non c’è invece durata fissa. E dove mettiamo il nostro Kung Fu? Nello svago, naturalmente. Questo significa però che la disciplina e le maglie dell’impegno risulteranno decisamente più larghe. Se abbiamo voglia ci alleniamo, altrimenti no. E poi, maestro, ma stai tranquillo e fatti una risata, che non è che dobbiamo andare veramente in guerra.

zumbaUn corso medio di arti marziali si tiene un paio di volte alla settimana. Uguale uguale ad un corso di Zumba o al calcetto con gli amici. Se andate invece in una scuola di danza o di musica serie, vedrete che gli allievi studiano tutti i giorni. Ah, parola chiave: allievi. Perché oramai anche l’insegnante di Zumba è un Maestro, e quindi ha i suoi allievi. Ma quando mai: qualcuno dica al mondo del fitness che quelli sono clienti.
Un personal trainer, un insegnante di functional training o di crossfit, un istruttore di sala pesi non hanno nessun allievo. Hanno solo clienti. <<Allievo>> è una parola impegnativa, che rimanda al vecchio mondo delle botteghe rinascimentali in cui un Caravaggio andava ad imparare da un Peterzano a sua volta allievo di Tiziano. Ancora più indietro: di un Aristotele allievo di Platone. Allievo è un termine che appartiene al mondo dell’arte e non del commercio.

Ip Man e Tang SangCerto: noi insegnanti di arti marziali dobbiamo essere pagati perché dobbiamo pur campare. Se decidiamo di fare di questo il nostro lavoro vi dedicheremo molto tempo sottratto ad altre eventuali attività remunerative, e di aria non si campa. Ma un allievo vero non è mai un cliente: segue le nostre orme per imparare l’arte in ogni suo aspetto, sviscerarla e comprenderla. Per il praticante realmente innamorato della propria disciplina non passa un’ora in cui non vi dedica un pensiero.
Il cliente invece cerca un servizio. Non è che poi, dopo l’allenamento, pensa tutto il giorno a quanto sta imparando dal suo "Maestro" di Zumba. Va al corso di Zumba perché vuole dimagrire e divertirsi un mondo. E quante volte ci va? Circa due volte alla settimana! Proprio come il praticante di arti marziali.

arti marzialiSto cercando di dire che viviamo una frattura, una contraddizione notevole: studiamo una disciplina che è in realtà un’arte, ma le dedichiamo il tempo che si dedica ad un’attività ricreativa. E cosa c’entra questo con la cintura, gli esami, i gradi etc.? C’entra parecchio, anzi è proprio quello il punto: una pratica del genere crea molto spesso quelle situazioni in cui allenarsi da più tempo non significa allenarsi meglio.
Uno studente di Kung Fu che si allena da cinque anni come uno Zumba-man è spesso molto meno abile di un altro che si allena da due anni come un pianista del conservatorio. Questo perché per il primo l’arte non è parte essenziale della sua vita come per il secondo. Quest’ultimo le dedica pensieri, vissuti, riflessioni e nei suoi due anni ha probabilmente avuto una frequenza ben più alta delle canoniche due volte alla settimana.

kung fu panda esameE allora perché, di fronte alla evidente constatazione che la sua cintura blu non è scura come quella nera del suo compagno meno abile, non decide di dire: <<Va beh maestro, però lui è più scarso di me e ha la nera: per giustizia dovresti come minimo darla anche a me>>? Se è furbo come è fedele alla pratica, non lo dirà perché sospetterà inconsapevolmente che la cintura, in realtà, non è affatto l’indice dell’abilità di un marzialista perché lo è piuttosto del tempo da cui pratica.

sanda kung fu lifeSe frequentate il quinto anno di liceo e avete la media del 5 non siete studenti brillantissimi. Se un vostro collega frequenta il secondo ma ha la media del 9 è decisamente più abile di voi anche se studia da meno tempo. La cintura segnala, allo stesso modo, in che "classe" siete e non quanto siete bravi. Per questo andrebbe presa per quella che è: un passaggio di grado che si fa attraverso un esame. Proprio come si passa dalla terza media alla prima liceo. Se tutti praticassimo l’arte come arte e non come svago, forse la cintura rispecchierebbe di più le reali abilità, come succede per i diplomi dei musicisti. Ma finché resterete clienti del Kung Fu a mo’ di Zumba, beh, il mio consiglio è di non fissarvi troppo su cintura, bretelle ed elastici vari.

3 thoughts on “Cintura. Ecco a cosa serve nelle arti marziali

  1. Vorrei aggiungere qualche considerazione.al di là che la tua sia una giustissima analisi, c’è anche da considerare che in quelle due volte di incontro, l’abilità del “maestro”/istruttore/allenatore dovrebbe essere così bravo da darti gli strumenti per sviluppare l’arte anche a casa, e non è un discorso così strano, succedeva anche nelle scuole più antiche, ove non si poteva tenere (o pagare) per tenere l’allievo all’interno della scuola…una soluzione più economica in fondo…( Chi ha detto mezza pensione? ). In fondo ok, dedico anima e corpo all’arte, alpari di un mumusicista o di un danzatore/attore, ma anche l’arte (e la vita) devono per forza di cose essere fuse assieme, altrimenti rimaniamo rigidi nel nostro piccolo mondo e distanti dalla realtà del quotidiano. Rispettosamente _/@_

  2. Una bella descrizione della realtà.Ci sono praticanti per lo svago,ma ci sono anche quelli che diventano allievi .E vero che si paga per imparare e con i tempi che ci sono mi sembra giusto,ma ci sono anche dei Maestri che apprezzano l’impegno di un praticante.Ti racconto una storia vera.Mio figlio ha cominciato a studiare il Kung fu quasi 4 anni fa.Non è uno che va in palestra per fare un po di movimento,ma perchè per lui è una passione.Si allena anche a casa,ripassa le forme provando ad arrivare alla perfezione.Non è importante per lui il fatto che ha partecipato a tantissime gare di dove è sempre ritornato con bei risultati, la sua soddisfazione è quando capisce che sta migliorando ogni giorno di piu. ,e questa e anche la motivazione di andare avanti,di superare le limite.Ti devo dire che il suo Maestro ha deciso di farli fare i passaggi di cintura fino ad arrivare alla cintura nera,anche se ci sono altri che sono nella scuola di piu anni che mio figlio.Certo che qualcuno ha fatto dei commenti,ma la risposta del Maestro gli ha zittiti.”Dobbiamo apprezzare il valore,..e se qualcuno pensa che sto sbagliando me la può dimostrare solo superando questo ragazzo…”. Appena presa la cintura nera siamo andati alle nazionale e…mio figlio e stato il miglior atleta della squadra.Dunque non importa gli anni di pratica,ma la passione per quello che fai…

  3. Condivido pienamente la riflessione proposta e che, mediamente, tra i praticanti appassionati non trova difficoltà ad essere metabolizzata.
    Al contrario provare a spiegare questi concetti a chi non pratica arti marziali non è cosa facile, molto spesso per l’atteggiamento mentale che gli interlocutori dimostrano. E poco gli importa se magari si cerca di introdurre anche concetti quali conoscenza dei principi e della teoria, consapevolezza delle tecniche e delle applicazioni, ad esempio.

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