Bruce Lee e la visione del Kung Fu

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Per me l’aspetto straordinario del Kung Fu risiede nella sua semplicità.
Il Kung Fu rappresenta semplicemente l’espressione diretta del proprio stato d’animo impiegando il minimo di movimenti e di energia. Ogni movimento è naturalmente così, senza le artificiosità con le quali la gente tende a complicarlo. La via più semplice è sempre quella giusta, ed il Kung Fu non ha proprio nulla di speciale; più vicini si è alla vera Via del Kung Fu, minore è lo spreco di espressione che ne deriva.
Invece di affrontare il combattimento così com’è, non pochi sistemi di arti marziali accumulano “immaginazione” che distorce e crampizza i praticanti e li distrae dall’effettiva realtà del combattimento. Il qual è semplice e non classico. Invece di arrivare direttamente direttamente al cuore delle cose, forme fiorite e tecniche artificiali (dispresione organizzata!) vengono ritualmente praticate per simulare il vero combattimento. Perciò invece di essere nel combattimento, questi praticanti stanno idealmente facendo qualcosa che lo riguarda.
E peggio ancora, il “questo è al di sopra della mente” e il “quello spirituale” vengono messi insieme in maniera incosciente, fino a che i principianti si trovano sempre più alla deriva nella lontananza dell’astrazione e del mistrom al punto che quello che fanno somiglia a tutto (dalle acrobazie alla danza moderna) tranne che alla realtà effettiva del combattimento.
Tutte queste complicazioni rappresentano in realtà dei futili tentativi di arrestare e fissare i sempre mutevoli movimenti del combattimento e di sezionarli ed analizzarli come un cadavere. Il vero combattimento non è fisso ed è assai vivo. Quei mezzi di pratica (una forma di paralisi) non faranno altro che solidificare e condizionare ciò che una volta era fluido e vivo. Quando vi allontanate dalle sofisticherie e da roba del genere e guardate a ciò realisticamente, questi automi (cioè questi praticanti) sono ciecamente votati alla sistematica inutilità del praticare forme do routine o acrobazie che non portano da nessuna parte.
Occorre guardare al Kung Fu senza abiti stravaganti e cravatte bene assortite, poichè esso rimarrà un segreto se ansiosamente andiamo alla ricerca di sofisticherie e tecniche “mortali”. Se un qualche segreto esiste davvero, esso deve essere stato evitato dalla ricerca e dallo sforzo dei suoi praticanti (dopo tutto, quanti modi ci sono per affrontare un avversario senza deviare troppo dal corso naturale?).
Il vero Kung Fu apprezza la meraviglia dell’ordinario e la coltivazione del Kung Fu non è aumento quotidiano, bensì quotidiana diminuzione. Essere saggio nel Kung Fu non significa aggiungere altro, ma gettare via gli ornamenti ed essere genuinamente semplici: come uno scultore che lavora ad una statua, non aggiungendo ma tagliando via il non essenziale così che la verità possa essere rivelata senza impedimenti.
L’arte è l’espressione del sè. Più un metodo risulta complicato e restrittivo, minore è l’opportunità di esprimere il proprio originario senso di libertà! Le tecniche, nonstante svolgano un ruolo importante nella stadio iniziale, non dovrebbero essere troppo restrittive, complesse o meccaniche. Se ci aggrappiamo ad esse verremo rinchiusi nei loro limiti. Ricordate, voi state esprimendo la tecnica e non facendo la tecnica. Quando qualcuno vi attacca non è la tecnica numero uno (o forse si tratta della numero due, guardia numero due, specialità numero quattro?) che state facendo, ma piuttosto, nel momento in cui divenite consapevoli del suo attacco voi semplicemente avanzate, come suono e l’eco, senza bisogno di scelte o decisioni. E’ più o meno così: quando io vi chiamo, voi mi rispondete; quando vi tiro qualcosa, lo afferrate.
E’ tutto qui.
Bruce Lee.

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