Wing Chun. La magia del Chi Sao

chi sao Robert Downey JrCari lettori di Kung Fu Life, questo post nasce in risposta ad una segnalazione dell´ amico Gianni, di cui non rivelo l´identitá completa per ragioni di privacy. Egli è un ottimo praticante di alcuni stili del Sud imparentati con il Wing Chun, e segue alcuni maestri e istruttori tra i migliori in questo ambito nel panorama nazionale.
Il nostro amico mi ha contattato in privato e mi ha chiesto alcune informazioni su una pratica molto diffusa nel mondo del Wing Chun e del Jeet Kune Do: il Chi Sao. Letteralmente, in italiano, il termine significa <<mani appiccicose>> dato che si pratica a stretto contatto con le braccia dell´avversario. Il Chi Sao ha come obiettivo l´allenamento e l´affinamento della sensibilitá tattile, ovvero l´abilitá di percepire pressioni e spinte avversarie in modo da gestire efficacemente eventuali tentativi di attacco.

chi sao Mark BonifatiQuando devo spiegare cosa sia effettivamente il Chi Sao e a cosa serva ad un principiante, di solito comincio mettendomi davanti a lui e chiedendogli di alzare la guardia. Mi pongo ad una distanza di mezzo metro circa e gli chiedo di gestire un mio attacco. Porto dunque verso il suo viso un colpo a mano aperta e a velocitá abbastanza scarsa e lui riesce quasi sempre a parare o intercettare. Subito dopo mi pongo ad una distanza strettissima, alla quale le nostre braccia vengono a contatto: la tipica distanza dell´aggressione da strada, che tende a chiudersi subito. Gli chiedo di fare la stessa cosa, e quasi mai egli riesce a non farsi toccare la faccia.

chi saoSubito dopo gli spiego per quale ragione: nel primo caso egli ha potuto vedere il mio attacco perché portato da una distanza abbastanza lunga e perché non troppo veloce. Per questo è riuscito a non farsi toccare. Nel secondo caso, invece, non è riuscito a vedere il colpo perché troppo vicino, o meglio: prima di poterlo eventualmente vedere, si è ritrovato la mia mano sul suo viso. Nel primo caso egli, per percepire il pericolo, si è avvalso di uno specifico tra i sei sensi (secondo la divisione canonica: 5 + propriocezione): la vista. Nel secondo caso, essa non è stata abbastanza veloce perché io partivo sempre per primo.

chi sao bruce leeCome si fa, allora, a evitare che una persona così vicina non ci colpisca? Come possiamo percepire il suo attacco se non possiamo contare sulla vista, se non possiamo vederlo? Ecco: è qui che interviene il Chi Sao. A quella distanza la vista ci serve a poco, ma se abbiamo affinato al meglio la sensibilitá tattile e propriocettiva è molto probabile che riusciremo a percepire anche la più piccola pressione o spinta dell´avversario. Se per caso egli stacca una mano dal nostro braccio per portare un colpo al viso, la nostra abilitá ci permetterá di percepire questo cambiamento e di adattarci di conseguenza. Per esempio: colpendo noi con la mano che lui ci ha appena lasciato libera.

chi sao imsAl posto della vista, dei sei sensi entra quindi in gioco il tatto. È molto difficile spiegare il Chi Sao a parole, siano esse scritte o orali. Non basta solo parlare del tatto: bisognerebbe puntualizzare cosa significa stare in pressione ma senza spingere, essere insidiosi ma in protezione e quindi simultanei, il tipo di footwork più adatto per adattarsi alla distanza nel caso essa cambi, gli angoli giusti, le gambe, la gestione del peso etc. Noi, qui e ora, ci faremo bastare la considerazione che il Chi Sao è la consacrazione assoluta dell´abilitá di percepire l´avversario e le sue mosse quando egli è a contatto con il nostro corpo.

In realtà non si tratta di nulla di particolarmente nuovo. Già i praticanti di Judo, lotta greco-romana, Jujitsu sono maestri in questo. Solo che nelle loro arti non ci sono colpi, quindi percepiscono molto bene spinte e pressioni ma non sono molto allenati a gestire questi ultimi. Chi pratica invece Wing Chun o Jeet Kune Do può diventare davvero supersensibile e portare la sua sensibilità ad un affinamento incredibile.
Se quindi la vista, ad una distanza molto stretta, ci aiuta poco a intuire le mosse avversarie, cosa possiamo farcene? Ben poco. Ci aiuterà a valutare il contesto e l’ambiente, ma per le mosse dell’avversario sarà insufficiente. Per il praticante di Wing Chun sarà necessario il tatto, il Chi Sao. Questo è del tutto evidente quando guardate allenarsi dei Wing Chun men bendati, che riescono a gestire gli attacchi dell’aggressore e ad atterrarlo.

Ed è qui che arriva il dubbio del nostro amico e lettore Gianni: sarà mica che siamo di fronte ad una roba falsa e fittizia, del tipo touchless Ryabko, Kiai Master Ryukerin o Human Stun Gun (vedi numero 9 di Kung Fu Life)? Una di quelle cose che riesco a picchiarti senza nemmeno toccarti? Sarà mica come dire «Ragazzi, sono così abile che riesco a difendermi senza guardare, che potrei essere cieco e ancora sarei imbattibile. Meglio di Rutger Hauer in Furia cieca»? Che come Kenshiro, se spegnete la luce, io comunque vi meno a tutti e dieci-venti o quanti siete?
Beh: no, ma proprio no. E per almeno due buone ragioni.

1. I sistemi di difesa "touchless" come il Kiai Aikido e Il Systema Ryabko si basano sull´assenza di contatto: <<touchless>> è <<senza tocco>>, per l´appunto. In definitiva, quindi, essi non si basano su nessuno dei sei sensi umani: non sono coinvolti vista, udito, gusto, olfatto, tatto e propriocezione. Ovviamente si potrebbe obiettare che esistono altri sensi "energetici". Ma in questo momento ci stiamo chiedendo quanto il Chi Sao sia soprannaturale e quindi se rientri o meno nell’alveo dello scientifico – dimostrabile. Il Chi Sao allena uno-due dei cinque sensi, il touchless no. Quindi il Chi Sao è scientifico, il touchless no.

2. Essendo scientifico, l’efficacia del Chi Sao è assolutamente dimostrabile. Questo significa che anche bendato, fidatevi di me, un Wing Chun men preparato vi sbatterà a destra e a sinistra e pure a terra se non avete anche voi un minimo di allenamento sulla sensibilità. E anche se avete la vista di un aquila, mentre lui è cieco. Se non ci credete, andate da un insegnante di Wing Chun e chiedetegli di gestirvi bendato, mentre voi non fate i collaborativi. Vi stupirà. Per contro, invece, non ho ancora mai visto un maestro di touchless difendersi da qualcuno non collaborativo. E vi dirò di più: sono mesi che chiedo a Ryabko e compagni di darci una dimostrazione del touchless, ma per un motivo o per un altro al massimo mi farebbero partecipare ad uno stage. Ma a me basta solo andare là, provare un attacco e ritrovarmi per terra senza essere toccato. Ci farei sopra un mega articolo su Kung Fu Life dove celebro questo fantastico metodo.

Cosa c’entra dunque il Chi Sao del Wing Chun con la presunzione di alcuni maestri di essere intoccabili e letali? Niente. Tant’è che quando lo faccio, da bendato o meno, con i miei allievi loro entrano spesso perché anche loro sono studenti di sensibilità tattile. Ma va benissimo: il tutto è scientifico proprio come la boxe, in cui il vincitore di un incontro scende sempre dal ring che ha preso qualche pugno. Il discorso <<Posso annullarti senza che tu mi faccia nulla perché io sono della divina scuola di Hokuto>> non c’entra proprio niente.

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