Vivere di Kung Fu – capitolo 28 – interpretazione

InterpretazioneCome di consueto il venerdì parliamo di applicazione dei principi del Kung Fu alla vita quotidiana con la rubrica vivere di Kung Fu.
La settimana scorsa abbiamo parlato della comprensione dei propri limiti come punto di partenza per migliorarsi. Per comprendere i propri limiti è necessario riconoscerli, ossia individuare in un evento, un atteggiamento o in un pensiero l’espressione di un vincolo, un ostacolo, che non consente di andare più in là del punto in cui ci si trova, nella direzione che si intende seguire.
Determinare i propri limiti implica l’osservarsi e dare un’interpretazione di se stessi. Ma nel momento stesso in cui si esprime un giudizio derivato da un’interpretazione si entra in un contesto aleatorio, cercando di rendere oggettivo ciò che è puramente soggettivo. Nel momento in cui esprimo un parere in realtà esprimo una mia interpretazione alla realtà. Ciò che io percepisco come realtà, ma che agli occhi di altri può apparire totalmente diversa.
In PNL (Programmazione Neuro Linguistica) si usa dire che la mappa non è il territorio.
Per quanto precisa e dettagliata una mappa resta sempre una rappresentazione del territorio. Così come per quanto evidente o comune a molte persone, il punto di vista di ognuno di noi è la rappresentazione della propria interpretazione di una stessa scena.
È come una stessa forma eseguita da persone diverse; per quanto possano essere simili l’esecuzione delle tecniche, la velocità, il ritmo, l’energia o le posizioni, cambierà sempre, anche solo di poco, l’interpretazione dello stile, perchè ognuno ci mette del suo. Per quanto i principi siano gli stessi ogni praticante di Kung Fu li rappresenta facendo intervenire la propria visione delle tecniche.
Nello stesso modo nella vita portiamo avanti le nostre convinzioni spesso senza renderci conto che sono un modo di vedere la stessa scena. Spesso poi nelle relazioni personali tentiamo disperatamente di convincere gli altri che tale modo di vedere è quello giusto, arrivando a scontrarci, magari generando liti inutili con persone care (il proprio partner, i propri familiari, etc.) solo perchè non sappiamo accettare che uno stesso film può essere visto da occhi diversi. Proprio come in un film dove la stessa scena è ripresa da più telecamere per avere diverse angolazioni, così nella vita una stessa situazione può essere vissuta da angoli differenti.
Una stessa tecnica può risultare più o meno efficace a seconda di chi la esegue.
Quando qualcuno ci fa sentire sotto attacco, giudicati o si scontra con le nostre idee proviamo a pensare che sta guardando la scena da un’angolazione differente e proviamo a capire quale sia questa angolazione; potrebbe succedere di comprendere tale punto di vista e automaticamente lo scontro perde di intensità.
Se usassimo meno energie per avere ragione e più per essere felici?

4 pensieri riguardo “Vivere di Kung Fu – capitolo 28 – interpretazione

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  • 9 giugno 2012 in 17:05
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    molto bello, ma io sono di parte perchè della redazione. eppure bisogna distinguere il prospettivismo dal relativismo ermeneutico assoluto. ovvero, il fatto che sia relativo non può essere relativo, altrimenti si genera totale incomunicabilità ontologica. da lì, punti fermi ma trascendentali, nel senso di formali e funzionali.

    lavoro per epistemologi e gnoseologi, non sicuramente per sprovveduti. la PNL può esserne una voce, bravo christian

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  • 9 giugno 2012 in 15:40
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    Articolo bellissimo!
    Capita a fagiolo perché ultimamente mi è successo di discutere con praticanti che non credono nell’interpretabilità del kung fu, ma in una sua dogmaticità. Senza rendersi conto che anche la loro è pur sempre un’interpretazione… 🙂
    Bravissimi! Continuo a leggere i vostri articoli e a farne tesoro!
    Continuate così!

    Risposta

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