Stretching – un metodo per migliorare l’elasticità muscolare

Lo stretching è fondamentale nella pratica del Kung Fu e delle arti marziali in genere; ed è fondamentale farlo correttamente per evitare problemi muscolari e infiammazioni che possono essere molto fastidiose.
Per prima cosa bisogna specificare che l’obiettivo dello stretching è il miglioramento della propria scioltezza muscolare e della scioltezza attiva. Sottolineo “propria“, perchè l’accrescimento dell’elasticità dei muscoli è un processo soggettivo che richiede tempo e il sogno della staccata frontale alla Van Damme, fatta con i piedi appoggiati a due sedie, va realizzato tenendo in considerazione le proprie qualità muscolari, l’età, il proprio pregresso e soprattutto senza fretta, un passo alla volta; altrimenti si rischia di procurarsi dei danni e fare passi indietro.
Lo stretching è una fase delle lezioni di Kung Fu che non deve essere sottovalutata, né dagli allievi, né tantomeno dagli insegnanti.
Spesso sento dire che la “tecnica del molleggiare” è dannosa e che l’allungamento va fatto con fasi alternate di tensione progressiva, con una prima fase di tensione media che dura circa 30 secondi e successivamente una seconda fase di tensione maggiore.
Senza addentrarmi in critiche, conferme o smentite desidero riportare un esercizio di stretching che mi è stato insegnato da un medico, fisioterapista, iridologo, naturopata, che segue e studia gli allenamenti di diversi atleti di diverse discipline sportive.

Il metodo si basa sulla tecnica del molleggio ed è orientato proprio ad evitare danni ai muscoli ed ai legamenti.

L’esercizio è molto semplice: in piedi, a gambe unite e tese ci si piega con l’idea di toccare le punte dei piedi con le mani, ovviamente mantenendo le gambe tese. Sottolineo con l’idea perchè non si deve cercare di toccarsi le punte dei piedi immediatamente, bensì si deve arrivare fino al punto in cui non si sente ancora il classico “dolore da stretching”.
Da questo punto si cominciano a fare dei piccoli molleggi verso il basso in modo rilassato, senza sforzare e rilasciando le tensioni con la respirazione. Ogni molleggio deve portare un pò di più verso il basso, ma sempre senza superare il punto in cui si comincia a sentire dolore.
Man mano che si esegue l’esercizio si potrà constatare come le mani arrivino sempre più vicine ai piedi.
I molleggi non devono avere una grande “estensione”, ma devono essere brevi movimenti rilassati e soprattutto non si deve avvertire dolore ai muscoli ed ai legamenti.
Questo tipo di metodologia evita le tensioni che spesso non fanno assolutamente guadagnare elasticità al muscolo.
È fondamentale eseguire i molleggi “dal punto e nel modo giusto”, ossia da una posizione nella quale non si prova dolore e con movimenti brevi.
Ciò che può rendere questo esercizio dannoso è il fatto di molleggiare velocemente, con un’escursione ampia e “sul dolore”.
Come tutte le cose … se fatte male, fanno male.
È importante (mi ripeto, ma è fondamentale per la correttezza dell’esercizio) sono i molleggi brevi e che portano sempre più verso il basso senza sforzo.
Questa tecnica porta all’allungamento dei muscoli riducendo al minimo le tensioni.
Non bisogna farsi ingannare dall’idea che per allungare i muscoli sia necessario soffrire sulla tensione perchè altrimenti non si ottengono risultati. Con questo metodo (esperienza personale) i risultati arrivano e non si creano danni, sicuramente ci va del tempo perchè i muscoli acquistino elasticità in modo naturale e progressivo … quindi non da un giorno all’altro.
Come ho detto all’inizio del post è importante fare un lavoro “soggettivo”, senza fretta e considerando che guadagnare pochi centimetri per ogni stagione di allenamento è un buon risultato.

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