Storia del segreto senza segreto

caverna

C’era una volta un giovane e abile guerriero. Egli era ligio al dovere e si allenava costantemente, seguendo le indicazioni del suo vecchio e saggio maestro. Un pensiero però tormentava il suo animo: voleva capire a fondo il senso di tutto quel combattere. Tempestava dunque di domande il suo maestro, che però rispondeva solo: «Il tempo ti darà ciò che cerchi». Insoddisfatto, intesseva con i compagni di arte lunghi discorsi sui loro dubbi. C’era chi sosteneva che il senso era semplicemente quello di dover fortificare il loro esercito per difendersi. Chi bramava la conquista di nuovi territori per rendersi più potenti degli altri. Chi sosteneva che l’arte serviva a sviluppare qualità etiche interiori, che era solo un mezzo per rendere migliore l’uomo. Altri dicevano che il senso profondo sussisteva nel rendere lo spirito umano capace di percepirsi in armonia con lo spirito universale, nella ricerca di quell’energia interiore che l’uomo condivide con tutto l’universo. Alcuni deridevano i compagni che si inoltravano in discorsi del genere, sostenendo che ciò che conta è fare ciò che fa stare bene, che piace e fa divertire.
Un giorno uno di loro raccontò di aver conosciuto un uomo che gli aveva rivelato come si potesse conoscere il senso del loro impegno. Disse che costui gli aveva detto: «Vedi quella vetta, ai vertici di quella imponente montagna? Lì c’è una caverna che custodisce alcuni scritti in cui trovereste tutte le risposte che volete». Tutti i giovani guerrieri allora furono entusiasti e cominciarono a fantasticare sulla possibilità di intraprendere un viaggio verso quella vetta, ma tutto ad un tratto il giovane che aveva appena parlato aggiunse: «Come quell’uomo mi suggerì, voi siete tutti degli sciocchi. In quegli antichi testi voi trovereste soltanto pagine vuote e bianche. L’uomo che ho incontrato è un grande saggio, maestro delle arti del combattimento. Il senso segreto di ciò che facciamo è che non c’è nessun senso segreto. Il contenuto degli scritti è il vuoto, non c’è nessun trucco o secondo fine. Il tutto si fa per sé in sé, il segreto è dentro di noi». A quel punto passò lì davanti un panda e si fermò a guardare i giovani. Li fissava intensamente, come se avesse qualcosa da dire. Inspiegabilmente, ai ragazzi venne in mente quell’ottima zuppa che servivano alla taverna dell’angolo. Quella che nessuno sapeva come mai fosse tanto buona, quale fosse il segreto del cuoco. Ma l’ingrediente segreto forse non esisteva, il tutto si risolveva nell’uomo, in sé stessi. Disincantati, si incamminarono verso la taverna, affamati e contenti di aver capito che ciò che contava era dentro di loro, che fuori non c’era alcun segreto. Ringraziarono il loro compagno per aver loro rivelato le parole di uno sconosciuto.
Il giovane guerriero si accorse che mentre si incamminavano quel panda non toglieva loro gli occhi di dosso e si sentì turbato. Il giorno dopo andò dal suo maestro per rivelargli il segreto del segreto che non esiste. «Dunque un saggio sconosciuto ti ha rivelato la verità», gli rispose il maestro. «Si maestro: il senso segreto risiede in noi, in me stesso», disse il giovane. E aggiunse: «Da oggi in poi io so che tutto ciò che io devo fare è credere in me stesso, lasciare che la mia libertà cresca e lasci maturare il mio Kung Fu, mio personale e quindi relativo solo a me. Sulla cima di quella montagna non c’è nulla».
«Parti», disse il maestro. «Ma è inutile, Ve l’ho detto. Tutto ciò che conta è dentro di me», rispose.
«Parti», aggiunse ancora il vecchio, e nulla più. Il giovane era confuso, non aveva avuto dal suo maestro nemmeno un’opinione. Solo un consiglio.
Egli dunque partì, deriso dai compagni, convinti che fosse un viaggio a vuoto, un buco nell’acqua.
Dopo un giorno di viaggio si inoltrò in una foresta. All’improvviso un gruppo di briganti armati lo aggredì. Il giovane era molto abile nel combattimento e riuscì a ucciderne un paio, sufficienti per aprirsi una via di fuga. Si salvò, ma non senza alcuni vistosi tagli sulle braccia, un bel bernoccolo sulla testa e un forte dolore alle costole causato da una bastonata.
Al secondo giorno di viaggio scoprì le rive di un meraviglioso ruscello, la cui acqua era limpida, dove fiorivano i più bei fiori e maturavano i più succosi frutti. Riposo, bevve e si rifocillò.
Al terzo giorno di viaggio si imbattè in una giovane guerriera che stava per perire sotto le fauci di una gigantesca tigre bianca. Si schierò al suo fianco e riuscirono a mettere in fuga la belva. Continuarono il viaggio insieme e si raccontarono le loro esperienze, i loro metodi di combattimento, le loro teorie e pratiche. Si separarono poco prima che il giovane arrivasse ai piedi della montagna che aveva in cima gli scritti del segreto senza segreto.
Fu così che cominciò la scalata. Neve, grandine, sangue e sudore, ma alla fine arrivò su in cima. Eccola lì, la caverna. Entrò ansiosamente, ma non c’era nulla. Nemmeno gli scritti. Pensò: «Quell’uomo sconosciuto era tra i saggi il più saggio, se addirittura il segreto è così dentro di noi da non esserci bisogno nemmeno dei testi sui quali non scrivere nulla». Venne spaventato però da un’ombra: in un angolo, accovacciato a fissarlo incessantemente, lo stesso panda del villaggio. Il giovane era piuttosto imbarazzato e divertito: cosa ci faceva quella simpatica creatura lì? E come aveva fatto a scalare più velocemente di lui la montagna?
Si guardò intorno, uscì dalla caverna. Ad un tratto si accorse del panorama meraviglioso che poteva vedersi dalla vetta della montagna. Poteva scorgere una macchiolina bianca: la tigre che aggredì la sua amica guerriera, mentre riposava su un albero. Vide il riflesso dell’acqua del ruscello alle rive del quale riposò. Notò la grande macchia scura lasciata dagli alberi della foresta che nascondeva i briganti. Guardò ancora più in là e vide le case del suo villaggio. Tanti piccolissimi soldatini brandivano stuzzicadenti come fossero spade. Tante minuscole formiche sembravano i lontani suoi compagni mentre si allenavano al combattimento. Egli ora poteva vedere dalla vetta tutto il cammino fatto per arrivarvi, un percorso maestoso ed immenso. La stessa vetta che dal villaggio sembrava infinitamente minuscola. Raggiunto l’obiettivo, si accorse che l’unica cosa che da lì poteva contemplare era proprio il percorso. Era questo che lo divideva dai suoi compagni, detentori del segreto di uno sconosciuto.
Gli scritti non scritti non c’erano. Non c’era nemmeno ciò che sarebbe dovuto essere vuoto. Questo però non riusciva a distrarlo dal contemplare il percorso. «Parti», aveva detto il suo maestro. Forse quello che cercava non era né nel cosmo, né nell’energia, né nella guerra di difesa né nella guerra di conquista. E non era nemmeno dentro di sé, relativo a sé e quindi passibile di essere vissuto indipendentemente da qualsiasi cosa o persona: una ben grama libertà sarebbe stata quella di vivere qualcosa tanto libera da essere isolata e incomunicabile, assolutamente propria e dunque poco migliorabile attraverso il confronto con altri, come la giovane guerriera. Sostanzialmente, l’unica cosa che divideva il giovane dai suoi compagni era il percorso. Quello fatto per cercare e non per trovare. Quello che diede origine al viaggio, più che al segreto del segreto o al segreto senza segreto che sia. Viaggio che solo lui aveva però intrapreso, e non i detentori del segreto senza segreto.
Si incamminò sulla strada del ritorno, sereno e calmo. Questa volta turbato solo dall’inspiegabile sguardo del panda che proprio non smetteva di fissarlo.

2 pensieri riguardo “Storia del segreto senza segreto

  • 24 gennaio 2013 in 12:32
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    ciao, innanzi tutto complimenti per il sito e il blog… è sempre interessante leggere notizie in merito al kung fu “e dintorni”.
    Pratico da un paio di anni circa e all’inizio avevo “fretta” di imparare, calci, pugni, forme, parate… mi piacerebbe arrivare alla cintura rossa, e poi blu ecc. ecc.,
    ultimamente però ho cominciato a “godermi il viaggio”… senza fretta, assaporare ogni lezione, vedere come ogni lezione è nuova, diversa, anche se vengono ripetute le stesse cose decine di volte… e devo dire che se prima mi chiedevo “cosa ci faccio qui?”, e mi venivano dubbi, adesso non vedo l’ora di entrare a scuola, di praticare… “di continuare il viaggio”…
    grazie, continuate così.

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