Ritorno a Shaolin su una DeLorean volante

ritorno a Shaolin su una DeLorean volanteIl sogno di Marty si era realizzato: aveva suonato Johnny B. Goode con una Gibson 335 di fronte ad un pubblico di giovani negli anni 50. Nemmeno Chuck Berry lo aveva ancora fatto. Lo avrebbe ovviamente fatto proprio poco dopo, ma Marty aveva potuto anticiparlo perché Emmet "Doc" Brown aveva inventato quella fantastica De Lorean che viaggiava nel tempo. E da lí in poi, il giovane chitarrista si era divertito in andata e ritorno al futuro e al passato. Nel futuro 2008 gli era inoltre capitato di guardare un film su un´altra sua grande passione: il Kung Fu e lo Shaolin.
Marty pensò allora che sarebbe stato bellissimo fare come era capitato al protagonista del film: ritrovarsi nell’antica Cina del Kung Fu, dei combattimenti corpo a corpo, delle guerre con sciabole, spade e alabarde, delle leggende su guerrieri scimmia, tigri e mantidi. A Doc, però, la questione interessava ben poco: uno scienziato del suo calibro era einsteinianamente contro qualsiasi cosa celebrasse in qualche modo la guerra. E le arti marziali, si sa, appartengono a Marte.

Fu così che, per risvegliare un po´ di curiosità nel suo vecchio amico, cominciò a parlargli dei monaci Shaolin, delle cose incredibili che potevano fare, dei film di Bruce Lee e della leggenda che aveva lasciato dopo la sua recente morte. Insisteva sul fatto che non si trattava di andare a vedere come si usava fare violenza, ma piuttosto che ruolo aveva la difesa personale nella cultura di un tempo. Il problema era che Doc non aveva nemmeno la più pallida idea di che cosa Marty intendesse: per lui <<Shaolin>> e <<Bruce Lee>> non erano che parole dall’aria vagamente orientale.
Fu allora che Marty lo convinse a seguirlo in una palestra di Kung Fu cinese tradizionale purissimo, che si vantava di discendere dagli antichi guerrieri. Nulla era andato perso perché la trasmissione dell’arte segue alcune rigide regole che non la rendono accessibile a tutti: il percorso è lungo e difficile. Bisogna dimostrare fedeltà esclusiva, fare una specie di giuramento che non consente di studiare altra arte se non quella del proprio Maestro. Per diventare guerrieri letali come quelli di una volta bisogna passare ore e ore a ripetere i movimenti che mimano il combattimento, chiamati Tao Lu. Non è consentito condividere queste conoscenze con tutti, tanto meno con chi professa metodi differenti da quelli tramandati.

Doc cominciava ad interessarsi: la curiosità è l’ossessione dello scienziato vero, e questa era una questione del tutto inerente a ciò che il vecchio studiava da un po´. Come si tramanda una conoscenza, quali cambiamenti e influenze subisce attraverso i secoli, come viene interpretata a partire dal futuro che la eredita: tutto questo aveva chiaramente a che fare con il tempo. Doc allora cominciò a notare le strabilianti acrobazie degli studenti delle diverse scuole di Kung Fu Shaolin che Marty gli presentava. I loro kimoni sgargianti venivano sollevati in aria dalle loro tipiche scarpette Feiyue, morbide ed elastiche. Le loro posizioni esprimevano marzialità, stabilità e potenza. I Maestri insegnavano come imparare la strategia del combattimento osservando la natura, soprattutto gli animali: la potenza della tigre, l’agilità della gru, la ferocia della mantide, l’astuzia del serpente. Tutte cose che, al giorno d’oggi, erano andate perdute a causa dell’invenzione delle armi da fuoco, che avevano cambiato le distanze dei combattimenti. E comunque, per quanto in guerra fredda, il 1985 era un’epoca sostanzialmente pacifica.
Ce n’era abbastanza per fare le valigie, azionare il flusso canalizzatore, fare il pieno di carburante e partire per il regno proibito. Doc e Marty si ingegnarono subito per evitare gli anacronismi, ovvero situazioni in cui avrebbero dovuto spiegare a qualcuno cos’è un telefono, un’auto o qualsiasi altra cosa che ancora non era stata inventata. Si vestirono dunque con due bei kimoni in raso e le immancabili Feiyue ai piedi. Doc si sentiva abbastanza a disagio, mentre Marty era ancora più gasato di quando era partito per il vecchio West vestito da Cowboy. Decisero di lasciare a casa Einstein dato che quando erano andati nel 2015 Marty aveva sentito che i cinesi mangiavano i cani.

ritorno al futuro delorean10, 20, 30… 70, 80 e finalmente 88 miglia orarie: la Hill Valley del 1985 lasciava spazio alla Cina di secoli orsono. Doc si era chiaramente assicurato di arrivare in zone deserte e lontane da occhi indiscreti, in modo da nascondere rapidamente la De Lorean in qualche grotta. L´avrebbero poi ripresa per ritornare al futuro. Adesso, però, c’era un incredibile, nuovo passato da scoprire. Un passato fatto di guerrieri, arti marziali, monaci Shaolin e antichi combattimenti.
Dopo alcuni chilometri di buon passo svelto, i due arrivarono in un piccolo villaggio che sorgeva sul fianco di una piccola collina ai cui piedi si estendevano campi di riso ed altre coltivazioni, mentre nel centro del paesino c’era una locanda molto frequentata. Doc e Marty si avvicinarono per chiedere informazioni su dove si trovavano, ma si accorsero ben presto di avere tutti gli occhi puntati addosso. I piccoli cinesi guardavano Doc come si guarda una strana creatura venuta da lontano, ed egli si chiedeva se fosse per i suoi lineamenti occidentali o per la sua inusuale statura. Si girò, ma lesse negli occhi di Marty gli stessi dubbi, e il giovane non brillava certo in altezza.

alabarda wushuA quel punto, i due si accorsero che i presenti sembravano turbati più che altro dai loro vestiti. Era però difficile comprendere cosa dicessero perché parlavano in cinese antico. Doc Brown era però un uomo di scienza ed inventiva e riuscì, come sempre, a stupire Marty: tirò fuori un traduttore simultaneo capace di registrare la voce in cinese e restituirne un’altra in lingua americana. Poteva funzionare anche al contrario: in questo modo anche i due yankee si sarebbero fatti capire.
Un giovane guerriero di circa 20 anni era seduto ad un tavolino a sorseggiare qualcosa. Appena vide Doc e Marty, subito si alzò e si avvicinò veementemente per sincerarsi che non si trattasse di invasori. Non appena poté però analizzarli meglio, si rasserenò e chiese ai due se avessero in programma qualche spettacolo. Marty guardò Doc un po’ turbato: a quanto pare il ragazzo aveva preso i due per qualche genere di artisti di strada. Marty puntualizzò che, in realtà, cercavano qualcuno che mostrasse loro le arti marziali e si erano quindi vestiti a dovere. Il giovane scoppiò a ridere, chiedendo se per caso la scritta <<Feiyue>> sulle scarpe non fosse il nome di qualche circo ambulante. Marty si sentì come quando quello scagnozzo di Bufford "Cane pazzo" Tannen lo aveva deriso credendo che la parola <<Nike>> scritta sulle sue scarpe fosse un termine indiano.

Il giovane guerriero spiegò loro che con calzature del genere si sarebbero rotti i piedi al primo calcio seriamente portato in battaglia, per cui servivano stivali rinforzati con protezioni ben più solide. Marty chiese come fosse allora possibile saltare così in alto con calzature troppo più pesanti, e il giovane rispose che in battaglia i movimenti troppo scomposti sono pericolosi, senza contare il fatto che fare acrobazie con l’armatura addosso non era per nulla facile. Doc e Marty guardarono ognuno il kimono dell’altro, un po’ confusi. Come avevano potuto non pensare che in una battaglia con migliaia di guerrieri non fosse assolutamente necessaria un’armatura? Non si tratta di uno contro uno, è facilissimo ricevere un colpo di lama. Per non perire ai primi colpi di striscio o graffio casuale a qualche arteria centrale, per forza doveva volerci un’armatura: per ucciderci l’avversario sarebbe stato così costretto ad affondare bene i colpi.
La spada del giovane guerriero era possente e pesante ma maneggevole: assolutamente diversa da quelle nelle palestre di Kung Fu, molto più leggere. Marty chiese di mostrargli qualche tecnica a mani nude, e il giovane chiese di attaccarlo. Proprio mentre si preparava a sferrare un pugno, si ritrovò immediatamente per terra, dopo essere stato leggermente colpito alla gola, con le ginocchia del giovane cinese sulla faccia. Marty era incredulo e chiese se si trattasse di tigre, gru o mantide. Il giovane lo guardò di nuovo perplesso, dicendo che questo genere di domande non c’entrano nulla con il combattimento reale. Doc chiese allora se fosse vero che il Kung Fu si basava sull’imitazione degli animali, e che per raggiungere un buon livello ci volevano anche 30 anni di pratica.

samuraiIl guerriero, che di anni ne aveva 20 e sembrava non invidiare proprio nulla a nessuno, sorrise e puntualizzò che il Kung Fu si basa certamente sull’imitazione degli animali, ma anche che non c’entra nulla con la guerra. Non necessariamente: è un allenamento un po’ pittoresco, adatto a chi vuole sposare la filosofia cinese della natura al movimento e all’atteggiamento marziale. Ma lo scendere in campo a vendere la propria pelle è ben altra cosa. Suggerì poi che non era possibile aspettare di avere 30 anni di pratica per sospettarsi pronti: la vita media era di 40 anni, per chi ci arrivava non morendo in battaglia. Bisognava essere pronti a combattere molto prima, e per farlo non si poteva perdere tempo a provare e riprovare le cose a vuoto. Troppe energie e tempo sprecati e tolti alla guerra vera.
I guerrieri avevano dai 15 ai 30 anni circa e combattevano non appena pronti. E soprattutto, non estenuati da troppi altri combattimenti. Che senso avrebbe avuto far combattere una persona per 20 anni in allenamento non ritenendola pronta, logorarla nel corpo e nello spirito per poi ricavarne un guerriero oramai vecchio, stanco e affaticato? A questo proposito Marty si rese conto che i guerrieri erano si dediti all’arte marziale quotidianamente, ma faceva parte del loro allenamento anche una buona dose di riposo. La salute dei guerrieri era importantissima per l’esito della battaglia e per questo non era molto saggio lasciar allenare i giovani per ore e ore al giorno. Era molto strano, dato che nel 1985 avevano sentito dire che bisogna allenarsi sempre, tutti i giorni e tutto il giorno e per decenni per poter pretendere di aver un minimo di voce in capitolo nel Kung Fu.

ritorno al futuroI due viaggiatori nel tempo si accorsero che il vero anacronismo non risiedeva, questa volta, nel passato che non riesce a spiegare il futuro. Era invece il contrario: era il futuro 1985 che non aveva saputo cogliere alcune tipicità dei tempi antichi, travisandone i significati. Non sapevano bene perché, anche se Doc sospettava si trattasse di lotte di orgoglio e potere tra chi si crede il migliore e… e chi si crede il migliore. Di sicuro c’era che il giovane guerriero non aveva nessuna intenzione di studiare movimenti energetici, Tao Lu che imitavano gli animali, strane posizioni assolutamente scomode e innaturali che gli avrebbero fatto inutilmente rischiare la vita in combattimento.
Dopotutto, però, né Marty né Doc erano interessati alla storia delle arti marziali. Marty aveva amato Bruce Lee e tutti i film che aveva visto nel futuro ed era di quell’idea di arti marziali che era innamorato. Doc, invece, non aveva costruito la macchina del tempo per studiare le arti marziali. I due si allontanarono, quindi, da quel villaggio per raggiungere la De Lorean nemmeno troppo delusi. Altri viaggi li attendevano, nel passato e nel futuro, altri anacronismi da scoprire e antiche civiltà e personaggi da incontrare.

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