Quanto fa incassare il Kung Fu?

incassare soldiIncassare. Cosa ce ne importa a noi praticanti di arti marziali, in particolare di Kung Fu?
Beh, dipende. Agli insegnanti interessa molto, se inteso in termini di prendere piú soldi possibili da piú allievi possibili. Incassare denaro, far crescere la propria scuola, diventare i "primi", gli "unici" certificati da SuperMarioBros. Roba che se poi il Super di turno viene per uno stage bisogna scucire fior di quattrini per farsi dire che il braccio è troppo braccio e andrebbe messo un centimetro meno braccesco. Servito, riverito, vitto e alloggio e vizi e vezzi.

mike tysonSe invece andate da un buon pugile, un combattente di Muay Thai, un lottatore di MMA a cui magari non interessa granché scucire soldi ma vincere un incontro, vi dirá che <<incassare>> significa <<prendersele di santa ragione>>. Se poi si tratta di un atleta agonista che vuole vincere per incassare la somma messa in palio per la vittoria, allora saprá che dovrá "incassare per incassare". Solo che nelle arti marziali tradizionali è più diffuso l’incassare e basta, nel senso di farsi pagare per fare quattro coreografie. Però precisissimissime, se no uno non sa poi difendersi.
Ironia a parte: la capacità di saper incassare i colpi dell’avversario è un’altra grande cosa che dovremmo imparare dai combattenti sportivi.

Noi delle arti tradizionali spesso non ci pensiamo nemmeno lontanamente. Si avrà qualche obiezione, tra le quali ne immagino alcune:

1. <<La nostra è arte da difesa reale da strada, quindi incassare può voler dire andare subito KO o essere uccisi al primo colpo>>. Mmm… ni. Interessante notare subito che, secondo questa obiezione, l’arte marziale tradizionale è fatta per la difesa senza regole, salvaguardia della vita propria e dei propri cari. Il punto è che non si centra il punto, se mi passate il gioco di parole. Incassare colpi non è una strategia scelta ad hoc nel senso di <<Ehi, c’è questo brutto tizio che vuole suonarmele, adesso me ne prendo due o tre e così appena si scopre o si stanca lo fulmino>>.

Mohammed Alì decise di fare così per stancare George Foreman e vinse dopo un lungo lavoro di pugni presi, deviati e ammortizzati. Come? Con il corpo, ovviamente: ha incassato così tanto che adesso il povero pugile ha il morbo di Parkinson. Ma nella difesa personale non si tratta di questo! Sarebbe stupido avere come strategia quelle di prendersele da uno che può portarvi subito dei colpi potenzialmente mortali. Si tratta invece dell’allenarsi all’essere abituati a prendersele, in modo che se dovesse mai succedere il corpo non cade dal pero chiedendosi <<Ma… ma… cosa diavolo è questa sensazione? In allenamento non ce l’avevano mica detto che si sarebbe potuta sentire…>>. E mentre il corpo indugia, l’avversario ci pesta.
Insomma: mi alleno per non prendermele, ma se poi me le danno devo sapere cosa significa. E sarebbe molto presuntuoso pensare che non succederà mai perché <<La mia è un’arte letale>>.

2. Qualche giorno fa un bravissimo praticante di pugilato mi ha detto: <<Sai, una volta ho visto una dimostrazione dei monaci guerrieri Shaolin. Sono capaci di frantumare mattoni, piegare una lancia piantata nella gola, prendersi calci ai genitali e rompere il cemento con la testa. A uno così puoi tirargli tutti i pugni che vuoi, che non gli fai mica niente>>. Ancora una volta: ni! L’obiezione sarebbe questa: noi delle arti tradizionali sappiamo incassare anche meglio, e prova ne sono gli allenamenti di condizionamento. Cosa sono, questi ultimi, se non proprio metodi per abituarsi a prendere colpi e fortificare il corpo?

Non sono d’accordo. Per giustificare le incredibili prestazioni dei monaci si parlerà del Qi, ma tutti possono ben notare tutto il "rituale" di preparazione che deve fare un monaco prima di fracassarsi in testa un mattone: grandi respiri, verbalizzazioni, contrazioni, etc. Se ha bisogno di tutto questo, vuol dire che lì, sull’immediato e senza preavviso avrebbe qualche problema in più. Peccato che il combattimento avviene proprio lì, nell’immediato e senza preavviso. Un bel montante al fegato potrà anche essere gestito, se uno magari si concentra. Ma mentre combatti farai meglio a proteggerti! Insomma: a mio avviso il condizionamento non è tanto un allenamento a incassare, quanto più un metodo per temprare carattere, una prova di resistenza e un modo per indurire le ossa.

3. <<Noi pratichiamo un’arte letale, cosa vuoi che ci alleniamo a incassare? Un colpo = un morto, non c’è nulla da incassare perché i nostri colpi non sono incassabili perché sono mortali>>. Presunzione pura: pensare che sia possibile non essere mai colpiti perché si pratica un’arte letale. Non c’è altro da aggiungere.

In definitiva: è una questione di orgoglio. Il pugile che si prende un sacco di pugni ma vince poi l’incontro è felicissimo perché sa bene che per vincere può essere necessario incassare, prendersele e soffrire. E perché no: fare a tratti la figura di quello che sta perdendo. Non mollerà e tenterà il tutto per tutto. Il tipico Maestro di arti marziali esotiche invece si guarda bene dal farsi vedere incassare un colpo dagli allievi! No, lui ai loro occhi deve essere intoccabile e se qualcuno degli allievi lo tocca allora bisogna sospettare che forse non è poi tutto ´sto granché.

Mikhail Ryabko Kung Fu LifePuro orgoglio marziale, di quelli che non tollerano l’errore. Di quelli che pretendono di vincere senza sacrificare nulla. Di quelli che pretendono di risolvere tutto con un bel colpo secco, unico e facile. A volte senza nemmeno toccare l’avversario, come il colonnello Ryabko. Bisognerebbe invece allenarsi a incassare, sopportare cercando di restare lucidi e non mollare mai. Allenarsi a incassare colpi… sia al corpo, sia all’orgoglio.

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