Qi gong e Nei gong: lo studio dell’energia interna

tai ji disegno

Un ambito del Kung Fu bello pieno di leggende è quello riguardante gli stili interni. Io personalmente mi sono avvicinato qualche anno fa alle arti marziali interne e le ho praticate costantemente per un periodo lungo poco più di due anni, parallelamente agli studi di Kung Fu tradizionale e difesa personale. Seguivo però un maestro della linea che risale a George Xu, in cui non si studiava uno stile interno di per sé come se parlassimo di Xing Yi quan o Baguazhang. Si trattava di un corso improntato sul Qi gong e soprattutto sul Nei gong o «lavoro interno» [Qi gong e Nei gong in Pinyin; Chi Kung e Nei Kung in Wade Giles]. Come sapete tutti, gong è «lavoro» proprio come «kung» in «Kung fu» e Nei è l’ «interno» della dicitura Nei jia, che significa appunto stili interni. Con Jia si intende il modo — nell’accezione cinese lo stile — di esprimere la forza, quindi letteralmente Nei Jia è lo studio dell’energia interna e Wai jia quello tipico degli stili cosiddetti «esterni».

Possiamo considerare il Nei gong come una modalità di allenamento che non arriva ad essere un vero e proprio stile, in quanto non esiste un programma di forme che ne rappresenti il contenuto e un lineage scaturito da una vera e propria famiglia fondatrice. È un metodo, un modo di allenarsi a prescindere dal movimento o tecnica particolare che si fa. Uno “stile” nel senso del modo di muoversi più che in quello del movimento in sé. Si può fare Nei gong quindi sia se si studia Tanglang quan sia se si studia Wing Chun; con un po’ di fantasia potrebbero farlo anche i praticanti di Jeet Kune Do o Krav Maga.

tai ji mare

Anche se a volte si fa un po’ di confusione, soprattutto a causa della diversa logica linguistica inerente alla lingua cinese, non stiamo parlando di qualcosa di così diverso dal Qi gong. Infatti se Nei è «ciò che è interno», Qi è il famoso soffio vitale o energia appunto interna. Insomma, il Qi è per sua stessa natura qualcosa che risiede nell’essenza più interna, intima e originaria delle cose e di conseguenza non sbagliamo se diciamo che il Qi è un modo di essere del Nei e probabilmente viceversa. Sarebbe come dire che io pratico la “respirazione interna”: è abbastanza ovvio che la respirazione sia già qualcosa di interno, a meno di non trovarsi di fronte a uno spiacevole caso di respirazione artificiale/indotta per cause patologiche.

È allora esatto sostenere che Qi gong e Nei gong sono la stessa cosa?

La risposta può essere articolata almeno in due modi. Il primo è marziale, per cui abbiamo che nella pratica le due discipline vengono a coincidere. All’inizio della mia esperienza avevo creduto ad alcune voci che sostenevano che il Qi gong si fa da fermi e il Nei gong è invece un’arte in movimento. Il primo sarebbe quindi una meditazione cuore-corpo-mente che somiglierebbe ad una sorta di Yi quan o «boxe dell’intezione», per cui tutta la dinamica si svolge a livello mentale ed il movimento si riduce al minimo. Il secondo sarebbe invece un lavoro basato sul power stretching e sui Baduanjin, ovvero i famosi otto esercizi di base per lo studio dell’interno. Il problema è che tutti sanno bene che i Baduajin si insegnano sotto la denominazione di esercizi di Qi gong e sono in movimento: sembra allora che la differenza tra Qi gong e Nei gong non sia da ricercare nel fatto di muoversi o meno.

Qualcun altro sembra sostenere che il Qi gong deriva dal Nei gong perché ne è una sua parte. Il secondo sarebbe infatti una modalità di allenamento inerente alle arti marziali di per sé, mentre il primo sarebbe un lavoro interno che si attua avendo come fine la propria salute.

Qualcun altro vede le cose esattamente all’opposto: il Qi gong è qualsiasi tipo di lavoro si concentri sull’interno a prescindere dal contesto. Per esempio anche nel Buddhismo e nel Taoismo così come nell’ Induismo e nello Shintoismo abbiamo un lavoro interno che ha connotati decisamente religiosi più che ginnici/salutistici/marziali. Il Nei gong sarebbe invece un lavoro più inerente all’allenarsi e quindi al muoversi per stare bene in particolare in un ambito legato all’arte marziale.

qi gong monaci shaolin

Ad ogni modo, al di là delle confusioni linguistiche credo proprio che nella pratica le due cose coincidano parecchio, almeno per quanto riguarda noi cultori del Kung Fu. Il Qi gong si fa anche in movimento e anche nelle arti marziali, il Nei gong si fa anche attraverso esercizi di power stretching isometrico (quindi da fermi) e lo si fa anche per stare in forma.

Penso che i posti migliori dove cercare le differenze siano la storia della lingua cinese e la relativa semantica linguistica. Qi gong sembra infatti un termine usato pochissimo prima del 1949. Sarebbe stato rinvenuto per la prima volta in alcuni testi risalenti alla dinastia Tang (618-907 d.C.) ma poi è stato attraverso l’uso del termine Nei gong che si è sempre inteso lo studio dell’energia interna. Proprio in contrapposizione a Wai jia (o Wai gong), che indicava gli stili esterni.

Se dalla storia passiamo alla semantica e proviamo ad indagare il significato troviamo che Nei è «interno» e Qi è «soffio, energia, respirazione». Alla lettera quindi possiamo dire che non tutto ciò che è interno è respirazione ma che tutto ciò che è respirazione è interno. Logicamente non fa una grinza, ma se invece di «respirazione» ragioniamo sul termine «energia» le cose si complicano. Quando si parla di taoismo non è sbagliato dire che tutto è energia. Infatti il Tao è tutto ed è in tutto e il Qi non è che una sua manifestazione interna all’essere umano. Anche qui, allora, Nei gong e Qi gong si avvicinano più di quanto sembri.

La soluzione più coerente sembra fornircela la storia: tutto un problema di uso/disuso di un termine attraverso i secoli. La soluzione semantica viene complicata dalla tipica logica polisemantica della lingua cinese, che rende difficile cristallizzare una parola in un solo significato univoco. Le soluzioni inerenti alla pratica sono invece quelle francamente più inverosimili: un’altra conseguenza delle leggende che l’aria di misticismo della nostra arte alimenta, spesso aiutata dalla scarsa preparazione degli insegnanti e dal cuore troppo leggero con cui si danno alcune informazioni.

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