Lo studio del kung fu tradzionale

Il Kung Fu è nato e si è sviluppato in un periodo storico in cui il combattimento doveva essere il più efficace e completo possibile.
Lo studio costante delle arti marziali, facendo riferimento anche all’osservazione della natura, ha fatto sì che negli stili tradizionali di Kung Fu si trovino un insieme molto vasto di tecniche portate con qualunque parte del corpo: mani, piedi, gomiti, ginocchia, testa, anche, spalle.
L’ampiezza della popolazione che ha studiato e generato gli stili tradizionali e la vastità della zona geografica nella quale il kung fu si è sviluppato ha contribuito a generare una classificazione degli stili tradizionali, che al giorno d’oggi è caratterizzata da due suddivisioni in stili:

  • stili del nord e stili del sud
  • stili interni e stili esterni

Si usa dire che gli stili del nord siano caratterizzati da posizioni ampie e tecniche acrobatiche, mentre gli stili del sud prediligano posizioni corte e tecniche di mano.
La seconda suddivisione tra stili esterni e stili interni è avvenuta quando invasi dai Mongoli i praticanti di Kung Fu vennero perseguitati e per “nascondere” la loro arte le diedero sembianze “spirituali”.
In ogni caso è evidente che non si possono eseguire tecniche senza convogliare fisico e mente, corpo ed energia, interno ed esterno.
Il Kung Fu comprende un’infinità di tecniche che vanno dai classici colpi di pugni e calci, alle leve articolari, rotture, proiezioni, lotta corpo a corpo, lotta a terra, cadute.
Inoltre, è previsto lo studio delle armi.
Ne esistono molte: la sciabola (tan tao) associata alla forza, la spada (chien) l’arma più nobile e difficile, la lancia (chiang), l’alabarda (kuan tao), i bastoni di diverse forme e dimensioni, i bastoni snodati a due, tre sezioni o quattro sezioni, la catena (kang pien), il coltello, le doppie spade uncinate (shuang kou), etc.

Lo studio del Kung Fu comprende anche l’approfondimento di concetti relativi alla medicina tradizionale cinese, alla meditazione, alla respirazione e alla gestione dell’energia.

Ecco perchè si dice che per apprendere il Kung Fu non basta una vita.

2 pensieri riguardo “Lo studio del kung fu tradzionale

  • 1 agosto 2014 in 01:16
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    Salve.
    Seguo questo blog da un pò di tempo e vorrei chiedere se fosse possibile scrivere un bel post dove si mettesse in luce alcune questioni:
    Ho praticato kung fu, vari stili, per alcuni anni e mi sono reso conto che dal punto di vista del combattimento a mani nude ogni stile aveva delle grosse lacune, me ne accorsi soprattutto quando poi cominciai a praticare muay thai e pugilato. Senza contare che spesso si evitava la pratica dello sparring o la si praticava senza il giusto progresso didattico, ci si accorge di una cosa, ovvero che in realtà la parte a mani nude di ogni stile è marginale e poco curata proprio storicamente.
    Cerco di spiegarmi: le arti marziali cinesi hanno una derivazione più militare e “reale” di quelle occidentali o thailandesi, che hanno una dimensione più “duellistica” e rituale. In thailandia il combattimento si è sviluppato attorno al rito vero e proprio che ne è scaturito poi, specializzandosi e diventando tra i metodi migliori per combattere a mani nude tra due persone. La boxe occidentale deriva dal pugilato antico nato in ambito di giochi sportivi come il pancrazio (idem quindi lotta libera ecc). In cina invece le arti marziali come dicevo derivano da tradizioni militari quindi armate, perchè è la culla di una delle più antiche civiltà del mondo (civiltà evoluta, con stratificazioni sociali complesse, quindi con organizzazioni militari ergo esercito addestrato professionista). Dal 1600 circa poi il kung fu da militare passo a diventare famigliare. Ogni famiglia aveva praticamente uno stile che si tramandava. MA il punto che vorrei si sottolineasse: in antichità quando si girava in cina non si girava disarmati! perchè avrei dovuto rischiare di farmi aggredire da un bandito sicuramente armato e difendermi a forza di pugni e calci? Ovviamente tutti sanno che anche impugnata da un esperto un arma elimina qualsiasi o quasi differenza di forza o tecnica. PEr cui il 90% dell’allenamento tecnico del kung fu era dedicato ad una pratica armata…Tant’è che ogni stile ha le sue armi predilette in cui è specializzato.
    Prendiamo gli stili del nord, caratterizzati da:
    – posizioni molto basse. Nel combattimento una posizione cosi bassa come quella del ma bu o kunbu non si potrebbe mai tenere, perchè si diventerebbe facili bersagli per low kick e si diventerebbe troppo lenti nei movimenti avanti e indietro.
    – la guardia è troppo aperta. Chiunque abbia fatto sparring serio a contatto pieno sa che una guardia troppo aperta è molto rischiosa soprattutto a corta distanza e se non si possiede appunto un buon footwork (punto sopra).
    – Posizioni troppo “di taglio” su di una stessa linea o posizioni molto particolari tipo xiebu, pubu. Impensabili in un combattimento realistico a mani nude.
    Invece se guardiamo questi, apparenti errori, nell’ottica di un combattimento armato, ecco che prendono senso. Una posizione bassa permette per esempio con la sciabola di parare colpi alle gambe in modo agevole, oppure di fare affondi da più lunghe distanze, la posizione di taglio permette di mostrare un bersaglio più piccolo all’avversario e difficile quindi da colpire con affondi (regolando la distanza appropriata).
    Prendiamo gli stili del sud:
    – Posizioni più alte, penso al Wing Chun dove però si è completamente frontali o con le ginocchia che rientrano.
    – Colpi pensati spesso per toccare con la mano, osservare il chi sao. Si schiaffeggiano a corta distanza ma senza avere la possibilità di caricare i colpi in modo efficiente per poter dare colpi veramente debilitanti.
    Ecco con le armi si spiegherebbero le posizioni assurde del wing chun e soprattutto la questione dei colpi che non fanno male. Perchè una delle armi principali del WC sono le caratteristiche spade a farfalla, molto corte tipo coltelli da macellaio. Ecco invece con un coltellaccio del genere quei “tocchi” sarebbero letali e appunto non abbisognerebbero del caricamento che invece sarebbe necessario ad un colpo percussivo serio.
    Queste sono solo alcune delle ragioni. Ma a mio parere per dare maggior prestigio al kung fu, si dovrebbe lasciare un pò perdere la pratica a mani nude, o meglio dargli lo spazio che anche anticamente gli veniva dato e non inventarsi cose che tanto si rischia o di sbagliare o di copiare da chi sa già fare inquinando un’arte che comunque ha la sua dignità che appunto secondo me sta nell’uso delle armi. Quindi anche qui se si vuole far evolvere l’arte, bisogna adottare i metodi (non le tecniche come dicevo prima) degli sport armati. PEr ciò, simulacri di armi, protezioni adatte e applicazioni serie con le armi e sparring. A buon rendere ciao.

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    • 1 agosto 2014 in 10:55
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      @Andrea. La tua esposizione è chiara … effettivamente all’interno del blog esistono diversi post che trattano di tradizionale e difesa personale o combattimento. Molte volte sono stati espressi concetti simili a quelli che ha dettagliato tu.
      Magari anche questo tuo commento aiuterà a riflettere … 🙂

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