Le applicazioni di una forma

ip man
Le definizioni di forma di Kung Fu sono molteplici, da “combattimento mimato”, “simulazione di combattimento”, “esercizio di Kung Fu”, “tipologia di allenamento”, fino a “coreografia”.
Tutte rispecchiano effettivamente le caratteristiche delle forme.
Al di la della definizione teorica, una forma “ripete” un certo numero di tecniche di combattimento che vengono eseguite in posizioni tradizionali. Questo perchè nell’antica Cina quando due combattenti si affrontavano assumevano, entrambi, posizioni aperte e il loro Kung Fu era fatto di tecniche ampie e stilizzate.
Al giorno d’oggi il combattimento è cambiato. Sia nell’ambito del combattimento sportivo, come ad esempio il sanda, che in quello della difesa personale non si utilizzano le posizioni del Kung Fu tradizionale, ma si adottano delle posture più naturali.
Inoltre le forme hanno anche una forte componente stilistica ed interpretativa, che le allontana dall’aspetto più pragmatico di un combattimento.
Le applicazioni di una forma possono essere definite come la trasposizione delle tecniche dall’ambito tradizionale e stilistico a quello reale, cioè si cerca di dare un significato di combattimento alle coreografiche movenze che compongono la forma.
Tuttavia, quando studiamo le applicazioni delle tecniche che eseguiamo durante una forma dobbiamo tenere presente che:

  • la posizione del corpo nella “tecnica tradizionale” non può essere uguale alla tecnica applicata in una situazione reale. Questo era possibile in tempi antichi, quando anche un nostro potenziale avversario assumeva le stesse posture aperte, ma in un confronto attuale sarebbe assolutamente inopportuno.
  • le tecniche sono state stilizzate nelle forme, ossia i movimenti sono stati resi più eleganti o modificati per renderli maggiormente imitativi delle movenze che lo stile evoca (mantide, tigre, scimmia, ubriaco, etc.)
  • per motivi coreografici, nella maggior parte dei casi, i movimenti sono più ampi di quello che devono essere nella realtà se si vuole una tecnica efficace.
  • le posizioni del corpo in una forma hanno anche una valenza di allenamento muscolare e quindi sono per forza di cose impegnative e spesso innaturali (non so voi mai io difficilmente nelle mie azioni quotidiane mi ritrovo in pubu o xiebu)

Studiare l’applicazione delle tecniche presenti nelle forme per cercarne il significato in ambito di combattimento, ma ripetendo fedelmente il movimento, ha senso se si vuole applicare in un combattimento (chiamiamolo) “tradizionale”.
Se invece si vuole trovare l’applicazione della stessa tecnica in ambito di difesa personale non si può ripetere il movimento tale e quale.
Ciò che si deve fare non è cercare il motivo di un determinato movimento che caratterizza una tecnica, bensì il principio sul quale è stato creato, adattato e stilizzato tale movimento.
Così se quando applichiamo una tecnica di una forma assumiamo una mabu o una gong bu dobbiamo pensare che in una situazione reale saremmo scoperti e vulnerabili, perchè in ambito di combattimento reale bisogna sempre ricordarsi che il nostro avversario non starà immobile ad attendere che la nostra tecnica lo metta fuori uso e tantomeno porterà un singolo colpo alla volta e soprattutto non a rallentatore per permetterci ad esempio di afferrargli un braccio o di schivare un colpo.

2 pensieri riguardo “Le applicazioni di una forma

  • 2 dicembre 2015 in 16:58
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    Un bel articolo e interessante. Sono molto d’accordo con il commento di Alessandro,o meglio,che lo studio del kung fu tradizionale non è 90 % forme,ma c’è ben altro,le forme sono un “mezzo” utile a comprendere si tecniche di difesa e attacco,ma anche studio per migliorare diversi aspetti motori e mentali. Si dice spesso che una volta “forse” combattevano con le posizioni di kung fu,ma questo a parere mio non è proprio così,non vi erano forme,ma si combatteva e anche in modo “grezzo”,dal tronde avevano due braccia e due gambe come noi ora !!! Le forme a mio parere hanno molte soluzioni per molti svariati momenti,in fatto di combattimento,ovviamente si estrapolano principi utili,rendendo adattabile il tutto,poichè il confronto è mutevole. Credo bisogna stare nel “mezzo”,seguire la tradizione,ma estrapolarne i significati e concetti,significati etc. rendendo la disciplina “malleabile”. Questo darebbe valore al kung fu tradizionale nel combattimento,rimanendo fedele al post. Credo ci voglia un enorme equilibrio,studiare molte forme in un anno in modo sterile non serve,approfondire il messaggio che esse danno è molto più importante e scrupoloso.

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  • 21 giugno 2012 in 10:43
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    In effetti lo studio delle forme ha, per certi versi, snaturato quella che è l’essenza del kung fu. Con gli anni è diventato sempre più importante sapere tante forme a discapito della applicazione e della “essenza”(reale o tradizionale) di essa.
    I programmi delle scuole sono in continua evoluzione, proprio per l’introduzione di forme sempre + complesse. E’ questo in automatico ci fa porre l’attenzione sulla forma da principiante, la forma intermedia, la forma complessa, la forma da gara, ecc…Non dimentichiamoci che le forme gli antichi guerrieri (se le facevano) servivano solo a fortificare il corpo….Loro dovevano comvattere e applicare. E’ quello che ogni scuola dovrebbe ricordare: insegnare massimo 2 forme all’anno e sviscerarne l’essenza e l’applicazione da ogni singolo movimento.
    Ciao

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