Kung Fu vs Jeet Kune Do. Le catene cinetiche

  • By Mark Bonifati
  • 07/01/2015
  • kung fu

jeet kune do catene cineticheSiamo tutti abituati a sentir definire il Kung Fu come “grande abilità raggiunta mediante un lungo e duro lavoro” in un qualche ambito particolare. Non necessariamente, quindi, nelle arti marziali. Se però consideriamo il mondo del combattimento più o meno regolamentato, cominciamo ad incontrare luoghi comuni che spesso attraversano per lo più le opinioni dei profani e dei principianti. Che qualcosa sia un luogo comune non significa ancora che sia falso, ma soltanto che sia un modo di intendere abbastanza diffuso e condiviso. Kung Fu come arte del combattere, difesa personale, filosofia del movimento e di vita: tutte definizioni vere e ben presenti a tutti.

Tyson vs HolyfieldSi nota bene come il gomito destro di Tyson “tenga fuori” il braccio sinistro di Holyfield entrando come un cuneo.

C´è però una visione del Kung Fu che personalmente trovo particolarmente azzeccata, anche se probabilmente può essere compresa a pieno solo dai praticanti di una certa maturità. Il Kung Fu come modo di emettere la forza. Come quando il maestro corregge il principiante perché non usa il corpo ma soltanto le braccia: l’allievo non sta esprimendo la forza in modo da massimizzarne l’emissione. Naturalmente, con “forza” non intendiamo tanto la “occidentale” prestazione muscolare del sollevatore di pesi o del bodybuilder. Parliamo invece del concetto orientale di forza, intimamente legato al Qi, l’energia “interna”, prima che al Wai Li, quella “esterna”.

kung fu catene cineticheJeet Kune Do: diretto con la mano avanzata. Si nota l’allineamento tallone-anca-spalla-polso, per cui la resistenza del muro si scarica direttamente sul tallone.

Non voglio adesso approfondire oltre la questione energetica. Cercavo solo l’input giusto per ricollegarmi ad un principio importantissimo del Jeet Kune Do: il concetto di catena cinetica. Termine molto diffuso in discipline come la cinesiologia e la fisiatria, nel mondo delle arti marziali rappresenta un po´ la rivendicazione di scientificità del movimento che la fisiologia dello sport occidentale pretende dall´energetica orientale. In questo senso, il movimento smette di essere considerato come generato da un´espansione dell´energia del Qi che, risultante di tutti i processi biochimici più microscopici dell’organismo, dall’interno del corpo fuoriesce fino a scaraventarsi sul malcapitato avversario. Tutto si sposta dal livello biochimico a quello biomeccanico: la forza risulta da un determinato allineamento dei segmenti corporei attraverso strutture di ossa, muscoli e tendini.

catene cineticheKung Fu: pugno in posizione Gong Bu. La resistenza del muro “spinge” la spalla sinistra indietro perché non c´è allineamento con l´anca destra.

La catena cinetica viene infatti definita come <<Sistema composto da segmenti rigidi uniti tramite giunzioni mobili definite snodi. […] Il nostro organismo è composto da tante catene cinetiche, i segmenti sono rappresentati dalle ossa mentre le articolazioni rappresentano i giunti. I muscoli sono il “motore” della catena cinetica>> (Gallozzi 2007). La componente generativa di tipo biochimico con i suoi vari ATP e processi cellulari è solo un altro livello di considerazione della forza. Essa però esiste per qualsiasi gesto e quindi non fa davvero la differenza nell’efficacia di un colpo. Quest’ultima è data principalmente da una corretta struttura.
Le catene cinetiche si dividono poi in:
1)catene cinetiche aperte, in cui l’estremità distale del corpo (quella più lontana dal centro corporeo) è libera. Per esempio, durante una forma stiamo allenando catene cinetiche aperte perché i nostri pugni colpiscono l’aria.
2)catene cinetiche chiuse, in cui l’estremità distale è impegnata da una resistenza fissa, ad esempio un attrezzo. Allenare la Ma Bu è un esercizio a catena cinetica chiusa perché il terreno è fisso sotto i nostri piedi.
3)catene cinetiche frenate, in cui l’estremità distale deve vincere una resistenza non fissa. Prendere a pugni un sacco a muro è un allenamento a catena chiusa, farlo con un sacco appeso oscillante è a catena frenata.

Kung Fu catene cineticheGancio verticale: l’ impatto con le nocche di mignolo e anulare è sostenuto da radio e ulna dell’avambraccio (freccia in rosso) perchè perfettamente allineati. Diversamente medio e indice (in blu) se spinti possono piegare il polso perchè non allineati con l’avambraccio. In verde il gomito che in questo tipo di gancio tende a scendere.

Va da sé che colpire l’aria (catena aperta) non è colpire un muro (catena chiusa) e nemmeno colpire una persona (catena frenata, a meno che essa non sia così grossa da essere per noi inamovibile proprio come un muro). Per massimizzare la nostra efficacia nel colpo, quindi, non si tratta di espandere qualche processo energetico interno in modo che non venga bloccato da qualche rigidità e possa così venire emesso sul nostro avversario. Si tratta invece di comprendere come colpire con la giusta struttura a seconda del tipo di catena cinetica in questione. Fare una forma e pretendere che poi i nostri pugni facciano volare la gente non ha molto senso. Per far volare la gente, è meglio allenarsi a far volare il sacco. La forma, al massimo, può migliorare i nostri angoli proprio come la shadow boxe del pugile.

catene cineticheGancio orizzontale “classico”: si nota come il gomito tende a salire, il che rende questo gancio particolarmente adatto a “tenere fuori” un colpo avversario mediante un cuneo interno. Si veda la foto di Tyson e Holyfield poco sopra.

Concludiamo con un esempio. Il classico gancio pugilistico viene portato tenendo il dorso della mano rivolto verso l’alto e le dita chiuse verso il basso. Quando però Bruce Lee pensò di inserire nel suo Jeet Kune Do la schermaglia pugilistica, optò per una modalità di gancio un po’ diversa: il dorso della mano diretto verso l’avversario, l’esterno, e le dita verso se stessi, l’interno. La superficie di contatto tra il pugno e il bersaglio non doveva inoltre essere rappresentata dalle due dita indice-medio, ma dalle altre due anulare-mignolo. Questo perché le ultime due dita sono perfettamente allineate con radio e ulna dell’avambraccio e quindi la catena cinetica chiusa o frenata da una qualche resistenza (per esempio il corpo del nostro avversario) faceva in modo di massimizzare la nostra forza e tutelare il nostro polso, giunzione fondamentale in un pugno.

Lo stesso discorso vale per il diretto con la mano avanzata carissimo al Jun Fan Jeet Kune Do, che viene descritto da Lee stesso come <<Il pugno più importante del Jeet Kune Do>> (Lee 1970). Il corpo in posizione praticamente laterale rispetto al bersaglio permette un perfetto allineamento tra il piede arretrato a contatto con il terreno e la resistenza offerta dal nostro bersaglio (come l’one inch punch). Molto diverso da un pugno sferrato in posizione frontale, in cui la spalla arretra a causa del contraccolpo perché non ha l’anca allineata con essa.

Dal punto di vista strategico, una guardia troppo laterale espone alla perdita del centro, all’allontanamento della seconda mano (quella che non colpisce) che quindi risulta più lenta perché più lontana. Ma la strategia è un altro discorso, che al semplice concetto biomeccanico di catena cinetica in generale interessa poco. Dobbiamo colpire in allineamento e laterali oppure frontali, tipo Gong Bu? Beh, come al solito dipende… senza essere in situazione non lo sapremo mai. Ritengo invece il gancio dato in maniera “verticale”, come il pugno a catena del Wing Chun per intenderci, molto più sicuro del classico gancio "orizzontale". Ma anche lì: e se doveste tenere all’esterno un altro gancio, sferrato verso di voi contemporaneamente al vostro? Con un cuneo, diciamo, e per lo più da una persona più alta e che può quindi scavalcare il vostro braccio? Un pugno classico orizzontale vi consentirebbe di alzare il gomito e tenere meglio fuori il braccio avversario. Ancora una volta: dipende.

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