Kung Fu come difesa personale – 10 cose da sapere

Chi pratica Kung Fu è visto come una persona in grado di difendersi da aggressioni che possono avvenire nella vita quotidiana, quindi in un contesto che non prevede regole o limiti. Arte marziale uguale difesa personale.
Non è proprio così. Soprattutto per quel che riguarda il Kung Fu.
Vediamo quali sono 10 cose da tener presente affinchè la pratica del Kung Fu possa trasformarsi nella capacità di difesa personale.

1. Le posizioni tradizionali sono un allenamento
Fare Kung Fu implica studiare le forme che caratterizzano lo stile e di conseguenza eseguire delle tecniche in posizioni tradizionali.
Tali posizioni sono faticose ed allenanti e servono per potenziare la muscolatura, la scioltezza e la capacità di tenere la fatica.
Quando si passa all’applicazione reale la postura cambia e le gambe devono proteggere la parte del corpo che va dalla zona genitale ai piedi mantenendo il corpo in equilibrio durante il combattimento. Il peso è sostenuto dalla gamba posteriore. Non si combatte in ma bu o in gong bu, però allenare le posizioni tradizionali permette di fortificare i muscoli e rende la posizione di guardia stabile.

2. Le parate non servono
Non significa che non si devono bloccare i colpi che arrivano, ma che è necessario associare ai movimenti che intercettano i colpi avversari a tecniche che potremmo definire di attacco. In questo senso le parate fini a se stesse non servono. La tecnica deve essere composta da una simultaneità che contempla l’unione di attacco e difesa. Non esiste l’arte marziale di difesa: come faccio a difendermi se non colpisco?

3. Il tempo non è infinito
In una situazione reale un combattimento dura dai 5 ai 10 secondi. In questo tempo si deve neutralizzare l’avversario ed eventualmente allontanarsi dalla situazione di pericolo. È molto pericoloso credere di avere il tempo di analizzare razionalmente un colpo avversario, intercettarlo magari con una parata ampia, decidere la contro-tecnica e infine eseguirla con scrupolosa attenzione in modo da metterla a segno in modo definitivo. Il tutto con l’adrenalina in circolo e con la stessa lucidità che si detiene nelle azioni quotidiane. In caso di pericolo bisogna essere in grado di agire quasi istintivamente, in modo rapido e quasi automatico, in pratica senza pensare. Questa abilità si acquisisce solo con tantissima pratica nella simulazione il più possibile realistica di situazioni di pericolo.

4. L’avversario si muove
Spesso le tecniche eseguite nelle forme vengono studiate anche nella loro applicazione. Tuttavia altrettanto di frequente tale allenamento si caratterizza con movimenti che risultano quasi impossibili da applicare ad una velocità reale. In una situazione di rabbia, adrenalinica e di poca lucidità, il nostro avversario eseguirà azioni rapide e dirompenti. In un caso come questo una tecnica ampia ed elegante può essere controproducente. Ciò che si può applicare è il principio sul quale si basa la tecnica.

5. Gli angoli fanno la differenza
Nelle forme un movimento deve essere preciso ed assumono molta importanza i particolari, come la posizione delle mani, delle spalle, dei gomiti e così via. Tale attenzione è fondamentale nell’applicazione reale. Uno stesso movimento eseguito con due angoli anche solo leggermente differenti sortisce effetti completamente opposti. Ci sono tecniche che risultano totalmente efficaci se eseguite con un certo angolo del gomito, della spalla, delle anche e della gambe, ma che diventano inutili se viene modificato anche una sola inclinazione di un arto. Quando si studiano le tecniche di una forma o di uno stile è bene tenere d’occhio i particolari del movimento ed è necessario sperimentare sulla propria pelle le differenze di angolazione, se si desidera comprendere l’applicabilità dei movimenti.

6. Il centro deve stare al centro
Quando ci si trova davanti ad un avversario bisogna stargli davanti. Questa banale considerazione è spesso dimenticata quando nell’applicare una tecnica si eseguono spostamenti e movimenti che portano in una posizione decentrata rispetto all’avversario e si perde la direzione dei colpi più vantaggiosa. Data l’importanza degli angoli, bisogna tenere presente che spostando la propria posizione cambiano tutte le angolazioni del corpo rispetto alla posizione del rivale. È necessario mantenere il proprio centro diretto verso centro avversario.

7. Bloccare un pugno è quasi impossibile
Si potrebbe anche togliere il “quasi”. Un pugno eseguito a velocità reale di attacco è praticamente impossibile da bloccare afferrandolo. Le tecniche delle forme che prevedono una presa ad un polso o un braccio dell’avversario non vanno applicate pensando ad un pugno da afferrare. I pugni vanno intercettati colpendo, una volta che le braccia sono a contatto con il corpo del rivale si può lavorare con le prese. Sperimentando simulando una situazione reale si può comprendere molto facilmente questa dinamica.

8. Gli avversari non sono tutti uguali
Una forma è un combattimento simulato immaginando un confronto con uno o più avversari. Solitamente si considera che tali opponenti siano abili guerrieri e di conseguenza le tecniche devono essere efficaci e precise. In questo modo si stimola l’allenamento e lo sviluppo delle proprie abilità. Ovviamente, nella realtà, i possibili avversari non hanno tutti lo stesso livello di abilità e possono avere caratteristiche fisiche molto differenti. Nello studio delle applicazioni è buona norma considerare le varianti che possono derivare da una stessa tecnica portata da persone con strutture fisiche differenti: altezza, peso, forza, agilità, potenza e così via.

9. Non tutte le tecniche sono applicabili
Le tecniche hanno un contesto di applicazione. Un movimento che risulta efficace contrapposto ad un determinato attacco portato con determinate caratteristiche risulta inutile se utilizzato sullo stesso attacco portato con la variazione di anche una sola di tali caratteristiche. Un esempio consueto è la direzione della tecnica: un pugno portato verso la spalla sinistra va affrontato con un movimento diverso rispetto allo stesso pugno portato verso la spalla destra. Lo studio delle applicazioni deve considerare il contesto di applicabilità riconoscendo gli scenari nei quali l’efficacia c’è o manca.

10. Non esistono formule magiche, solo principi
Spesso si sente la frase “sfruttare la forza dell’avversario”. Non significa che magicamente la propria forza cresce con l’aumentare della potenza dell’avversario. Ancora una volta si parla di principi. Esistono dei metodi di esecuzione delle tecniche che diminuiscono notevolmente l’incidenza che la forza fisica ha sull’esito del combattimento. Più è grande l’abilità di esecuzione maggiore diventa la possibilità di uscire vincitori dal confronto con un avversario strutturalmente importante. Come insegna l’yin yang si contrappone il morbido al duro eseguendo le tecniche con morbidezza, simultaneità, equilibrio e soprattutto adattandosi ai movimenti del rivale.

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