Krishnamurti. Uno sguardo dietro a Bruce Lee

Bruce Lee e Krishnamurti
Estratto dell’articolo scritto da Mark Bonifati per la rubrica Colpi di pensiero nel numero 5 di Kung Fu Life.
È possibile leggere l’articolo completo nel numero di questo mese di Kung Fu Life.

Rapiti dal suo innegabile carisma e dal suo letterale “spaccare lo schermo” che mostrava in ambito cinematografico, molte persone ignorano alcuni aspetti fondamentali della vita di Mr. Bruce Lee. Per la sua formazione di attore, dato che furono le basi per la sua cultura e quindi capacità artistica di comunicazione. Per la sua esperienza di artista marziale profondamente innovatore, dato che il pensiero è sempre un parto assistito da qualche maieutico catalizzatore. Per il suo percorso di essere umano posto autenticamente e onestamente davanti a sé stesso.
Chi fu dunque il “Socrate” di Bruce? Un uomo seduto dietro una scrivania oltre le quinte di Enter the dragon, con il suo kimono bianco e pantaloni neri, intento a scrivere tra un ciak e l’altro: furono innumerevoli i suoi studi non solo sulle arti marziali, ma su i più disparati argomenti che lo incuriosivano e attraevano. Una disciplina centrale nella sua esperienza marziale fu sicuramente la filosofia.
Non credo che il nucleo del Jeet Kune Do, le sue radici ultime e originarie, vadano ricercate nel Wing Chun o nel pugilato, nella scherma o nel Kali. Tantomeno nella sterile somma di tutte le discipline che egli avvicinò. Bruce sapeva bene che l’intero non corrisponde per nulla alla sola somma delle parti …
È nella filosofia e in qualsiasi scienza capace di attivare ed evolvere il pensiero che a mio avviso vanno ricercate le origini più pure del Jeet Kune Do. Lee era addirittura laureato in filosofia.

Jiddu Krishnamurti (1895-1986) fu un filosofo indiano apolide e decisamente individualista. Era però un individualismo che poco ha a che fare con la tipica mentalità occidentale che in questo termine vede più che altro l’ascesa dell’individuo verso il successo nella società. Alcuni esempi tratti dal testo di Krishnamurti:

«Il pensiero stesso, il riflesso condizionato con le sue norme e i suoi criteri di giudizio, non corrisponde al vero. La Verità non è un’idea, una conclusione. Dio lo si trova cercandolo? Si può forse cercare l’inconoscibile? Per trovare, bisogna sapere quello che si cerca. Se cercate per trovare, quello che troverete sarà una proiezione del vostro Io; sarà ciò che desiderate e la creazione del desiderio non è la Verità. Cercare la Verità è negarla. La Verità non ha una dimora stabile, fissa; non c’è sentiero, non c’è guida per la Verità, e la parola non è Verità. Si dovrà forse cercare la Verità in un dato ambiente, in un clima particolare, fra certe persone? È forse qui e non là? È questa una guida per la verità e non quella? C’è poi una guida? Quando si cerca la Verità, ciò che si trova deriva soltanto dall’ignoranza, perché la ricerca stessa nasce dall’ignoranza. Non potete dare la caccia alla Verità; dovete cessare, perché la Verità sia»

Proviamo a leggere Bruce:

Alcuni istruttori di arti marziali preferiscono le forme e più sono articolate e ricercate meglio è. Altri, invece, sono ossessionati dal superpotere della mente (come Superman). Altri ancora preferiscono avere mani e piedi deformati e passano il loro tempo a spezzare mattoni, pietre, assi e via dicendo. Per quanto mi riguarda, l’aspetto più straordinario del kung fu sta invece nella sua semplicità. Il kung fu è semplicemente la diretta espressione del sentimento di ciascuno con il minimo dispendio di energia e di movimento. Ogni mossa è semplice e priva delle artificiosità con cui le persone tendono a complicarla. La via semplice è sempre la via giusta e il kung fu non è niente di speciale: più si è vicini alla vera via del kung fu e meno spreco c’è nell’esprimersi. […] Ma il peggio è che la fissazione per il supermentale da una parte e lo spirituale dall’altra viene inculcata ai praticanti per ignoranza….. e quello che fanno assomiglia a tutto — dalle danze acrobatiche alla danza moderna — fuorchè alla vera realtà del combattimento…questi robot (cioè i praticanti di questi metodi) sono ciecamente devoti alla sistematica inutilità di praticare mosse meccaniche o acrobazie che non portano a niente. Il kung fu va inteso senza mosse ricercate o colpi spettacolari e rimane un segreto finchè cerchiamo ansiosamente le tecniche sofisticate e mortali»

Non abbiamo bisogno di scrivere altro per notare come i due autori considerino da una parte i sistemi, le artificiosità, le complicazioni come ciò che svia da quel che c’è dall’altra, ovvero dalla Verità come percorso esistenziale…

Continua a leggere sul numero 5 di Kung Fu Life.

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