Jeet Kune Do. C´é un problema spinoso

Bruce Lee Jeet Kune DoJeet Kune Do: the way of intercepting fist. <<Or foot>>, aggiungerebbe Bruce Lee. A mio avviso uno dei migliori metodi di combattimento da strada e difesa personale. Basarsi sull´intercettare l´attacco del mio avversario piuttosto che sul bloccarlo con una parata è decisamente piú conveniente perché risolve tre problemi:
1. la forza. Se il mio avversario è molto piú forte di me, nella parata il mio braccio cadrá sotto il suo. Visto che l´intercetta è invece simultanea al suo colpo, quando andró a segno esso probabilmente perderá la sua forza;

2. Il tempo. Una parata ha bisogno di un tempo: un beat. Lui colpisce: primo beat. Io paro: secondo beat. Questo vuol dire che per il mio avversario sarà più semplice, rispetto a me, appropriarsi del terzo beat perché potrà prepararlo durante il mio secondo. Insomma: sarò sempre un tempo in ritardo. Intercettando il suo colpo, invece, io entro sul suo mezzo tempo del suo primo beat: un half beat. Praticamente lo colpisco un po´ prima di quando lui mi avrebbe colpito: si, il Jeet Kune Do è per gente veloce.

3. Le finte. Se mi occupo di parare il braccio dell’avversario, è molto probabile che il mio vada verso la sua direzione. Questo significa che, almeno un minimo, io sbraccerò. E mandando il mio braccio verso l’esterno, se lui finta ed entra all’interno mi colpirà proprio mentre io finisco la mia parata, cioè mentre il mio braccio è rimasto dove era prima il suo. Se invece lo intercetto, egli può anche fintare ma per me non cambierà molto: tenendo gli angoli giusti, se entro sul suo mezzo tempo sia che finti, sia che non finti lo colpirò prima.

Cari lettori, voi lo sapete bene: stravedo per Jeet Kune Do, Wing Chun e tutto il mondo bruceleeiano. Eppure esso presenta un notevole problema tecnico, che quelli del Krav Maga sospettano un pochino più di noi. In moltissime dimostrazioni ed applicazioni dei principi dell’intercetta, diamo ingenuamente per scontato che il combattimento sia manifesto: noi vediamo un tizio che parte verso di noi più o meno intenzionato a farci male. E lo intercettiamo.

yin yangIl problema è che questo succede appunto nel combattimento. Ma nella difesa personale è diffusissimo il concetto di aggressione, che è molto diverso. In Treccani si legge: che il termine significa <<Azione violenta di una o più persone nei confronti di altre persone, che può racchiudere gli elementi costitutivi di diverse figure di reato, a seconda del modo e dei mezzi con cui viene esercitata, dell’evento verificatosi o del fine cui è diretta (omicidio, lesioni personali, percosse, violenza privata, rapina, minacce, ecc.): un’a. a mano armata; subire un’a.; restare vittima di un’aggressione. È termine del linguaggio corrente, non giuridico, usato anche in senso più ampio, per indicare in genere atti compiuti con spirito di aggressività, di sopraffazione (cfr. aggredire). In diritto internazionale, violenza armata di uno stato contro un altro, fatta con forze preponderanti e senza preavviso; patto di non a., accordo con cui due stati s’impegnano a non attaccarsi reciprocamente>> (grassetto mio).

Ovvero: aggressione fa rima con imboscata, trappola, agguato. Non sempre, ma evoca chiaramente queste situazioni. In questi casi, quindi, il combattimento non è affatto manifesto. Immaginate di essere in giro con la vostra ragazza e qualcuno per qualche ragione decide si saltare fuori all’improvviso da un vicolo e picchiarvi. Visto che viviamo in tempi di pace, è molto improbabile che siate pronti ad intercettare il vostro aggressore, anche perché avete bisogno di un attimo per capire chi è e l’entità delle sue intenzioni dolose. Se è un amico che ci fa uno scherzo non conviene molto intercettarlo.

In pratica, è molto probabile che i primi colpi che egli tirerà saranno da noi:
1. incassati, ovvero andranno a segno;
2. attenuati, ovvero si infrangeranno su una guardia pronta a stare in protezione;
3. parati, se siamo poco pratici di Jeet Kune Do.

C’è una possibile obiezione. Bruce Lee ci ha parlato di due tipi di intercetta. Una è quella che potremmo definire tecnica. Ne abbiamo parlato fino ad ora: le caratteristiche tecniche di un nostro colpo che intercetta l’attacco avversario. L’altra è però quella emotiva: il nostro intuire che stiamo per essere colpiti, la spinta aggressiva del malintenzionato, la sua volontà lesiva. Il problema è che Bruce ha sottovalutato comunque il fatto che al giorno d’oggi si va in giro con una disposizione d’animo pacifica. Certo, se uno è un ossessivo e vede aggressori ovunque magari ti intercetta pure, però poveri testimoni di Geova, mormoni e promoters della Bofrost… ah no, questi ultimi sono ben abituati.

Personalmente, mentre mi rendo conto della situazione credo che la scelta migliore sia tirare su una pronta guardia a protezione della testa, così che i suoi colpi possano non essere compromettenti. Si, il Jeet Kune Do presenta un problema. Ma resta sempre unico, proprio come ogni praticante.

3 pensieri riguardo “Jeet Kune Do. C´é un problema spinoso

  • 24 ottobre 2015 in 10:39
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    Ciao. Condivido per metà il tuo post. É vero nessuno va in giro “pronto x scattare come una molla” ma Lee diceva anche che devi essere sempre pronto e l’allenamento e lo sparring serve a quello. Io nn sono un fenomeno ma da marzialista, assumere una posizione di guardia diciamo “al volo” mi viene naturale.
    Se sei prepararto mentalmente, il primo attacco lo schivi quasi sempre.

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    • 24 ottobre 2015 in 12:41
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      ciao Fabio,grazie per la tua risposta data in cordialità. io sostengo invece che il primo attacco sia quello più difficile da schivare/intercettare proprio perchè presi alla sprovvista

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    • 10 aprile 2018 in 03:55
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      Ma sei mai salito su un ring??? Cioè tu il primo attacco x strada lo intercetti quasi sempre!!!quando chi fa incontri sa benissimo che già schivare un banalissimo jeb è difficile sul ring figuriamoci x strada quando non sei preparato….

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