Il Kung Fu e le donne

Estratto dal secondo numero di KUNG FU LIFE (leggi l´articolo)

Se si parla di Kung Fu vengono subito in mente nomi come quello di Bruce Lee o di Yip Man oppure quelli di Jackie Chan o Jet Li, legati alla cinematografia .
Difficilmente si pensa a personaggi femminili perchè nel mondo del Kung Fu le donne sono ancora numericamente inferiori agli uomini.
Negli ultimi anni però le cose stanno cambiando e nonostante nei corsi di arti marziali la percentuale di ragazze e donne sia ancora molto bassa, il loro numero sta aumentando, a dimostrazione del fatto che il Kung Fu non è una pratica prettamente maschile.
Anzi!
Dal punto di vista tecnico le donne non differiscono dagli uomini nell’apprendimento dell’arte marziale, mentre a livello di elasticità muscolare sono addirittura avvantaggiate.
La naturale flessibilità e mobilità articolare, maggiori rispetto a quelle dell’uomo, consentono alla donna di eseguire meglio e più facilmente molti dei movimenti presenti nel kung fu, sia nelle posizioni di base, sia nella parte più “acrobatica”.
Basta pensare a quanta fatica solitamente incontrino i ragazzi già solo nell’eseguire alcuni esercizi di stretching e allungamento, quanto lavoro e impegno sia loro necessario per raggiungere i primi risultati, mentre spesso ad una ragazza che si affacci, anche per la prima volta, a questo tipo di sport è necessaria solo qualche lezione per migliorare la propria elasticità.
Le forme di kung fu necessitano oltre che di forza muscolare anche di morbidezza e leggerezza caratteristiche tipiche del sesso femminile.

Ma la femminilità nel Kung Fu non è affatto un fenomeno moderno.
La primissima pietra del Kung Fu femminile risale alla stessa epoca del Tempio di Shaolin, circa 1500 anni fa, quando venne fondato il primo monastero femminile per il Buddismo Zen, il tempio di Yongtai.
Yongtai era una principessa della città imperiale di Loyang.
Durante un’escursione sulle montagne del Songshan venne in contatto con la dottrina Zen e con lo stile Kung Fu dei Monaci di Shaolin.
Decise di abbandonare la vita di corte e si dedicò completamente al Buddismo e alle arti marziali e insegnò alle monache che si stabilirono nel suo tempio a non usare il Kung Fu solo come sistema di attacco ma anche di difesa contro qualsiasi minaccia.

Leggi l’intero articolo sul secondo numero di KUNG FU LIFE (leggi l´articolo)

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3 Comments

  1. Il solito articolo che trasuda di cavalleresca galanteria in salsa politicamente corretta “progressista”
    ogni volta che si tratti argomenti di donne che (come dogmi femministi impongono ) vuole spianare e annullare ogni differenza tra i generi vista come latente ingiustizia o prevaricazione
    Il kunf fu non e un balletto coreografico dove….certo…. si esaltano le doti elastiche delle donne ma un’arte marziale che come fine ultimo puo “produrre” la morte dell’avversario, e evitare come fa questo articolo di citare la forza fisica come discriminante quasi sempre decisiva e una mistificazione o meglio omissione che comincia (in questo caso e in generale a dare veramente fastidio)
    il kunf fu e tutte le arti marziali sono una delle tante manifestazioni di quella che un tempo era stata definita un’arte e cioe quella del combattimento, e il combattere e’ e sara’ sempre un prerogativa maschile perché emanazione dell’essere maschio, cosi come lo e in natura e cosi come “tracima” dalle “righe” della storia dalla notte dei tempi

    • Il Kung Fu (forse “kunf fu” è un errore di battitura?) è un’arte marziale ed in quanto tale è orientata al combattimento.
      La forza è solo una delle componenti della lotta e non è sempre la caratteristica che decide le sorti di un combattimento.
      Il post ed il relativo articolo del magazine non vogliono fare “galanteria”, ma semplicemente sottolineare come la forza fisica, pur essendo un vantaggio spesso non garantisce la supremazia. Le donne, che proprio per effetto dei soliti luoghi comuni non sono considerate degne della lotta, incarnano perfettamente tale peculiarità e spesso sorprendono per efficacia.

  2. La critica mossa da Giovanni non è, a mio avviso, frutto di una analisi serena e obiettiva dell’articolo, ma esprime un disagio personale. Si percepisce perfino del livore e del fastidio, umori molto lontani dalla calma e dalla lucidità di chi pratica le arti marziali. Non c’è bisogno di prendersela così tanto se viene detto che anche le donne possono praticare il kung fu. Vorrei tranquillizzare Giovanni: non si toglie niente all’uomo se la donna pratica; non c’è una gara in atto tra maschi e femmine; non si sta decidendo il migliore. Tutto il discorso sulla forza fisica poi è totalmente fuori luogo e fa comprendere che Giovanni ha un approccio sbagliato con le arti marziali, nelle quali la forza fisica, non ha nessun valore se non è in perfetta armonia con la mente e con lo spirito. Nelle arti marziali, come nel kung fu, tutta la forza del corpo nasce dallo spirito… e lo spirito lo hanno anche le donne! Il Kung-Fu non è un semplice combattimento per machi (visione abbastanza riduttiva e squalificante) è una filosofia di vita che mira all’armonia di corpo, mente e spirito, all’armonia con la natura, all’autocontrollo, alla disciplina, alla tolleranza verso tutti gli esseri viventi. Inoltre faccio notare che il kung fu, non è prerogativa esclusiva degli uomini, basti pensare a Minglian, considerata la prima Maestra del Kung-Fu di Shaolin o alle monache
    Yongtai, il cui tempio (di Yongtai) è oggi il centro spirituale del Buddismo Zen e la roccaforte del Kung-Fu femminile in Cina. Il kung fu femminile esiste da migliaia di anni, non è di è certo una gentile e galante e politicamente corretta concessione degli uomini alle donne, facciamocenene una ragione. Pace…

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