Combattimento. La vostra opinione

Mi piace quando le lezioni di Kung Fu o IMS mi forniscono spunti di riflessione. Come una settimana fa con la questione sull’efficacia dei sistemi di difesa personale, anche ieri sera dopo la lezione (a seguito di una domanda di una allieva) ho ragionato su un concetto sul quale mi piacerebbe ricevere l’opinione di chi pratica Kung Fu, arti marziali in genere o sport da combattimento.
La riflessione è la seguente.
Come affermava Bruce Lee (e sono assolutamente convinto che sia vero) il combattimento è vivo, dinamico. Per tutta la sua durata è soggetto a cambiamenti continui.
Combattere con un avversario, sia in ambito sportivo (come ad esempio nel sanda), sia in situazioni di difesa personale è come percorrere una strada che presenta continuamente dei bivi.
In ogni momento c’è una scelta da fare istantaneamente. E ogni scelta è decisiva.
Non appena il nostro avversario effettua un movimento, uno spostamento, porta o subisce un colpo l’intero combattimento è soggetto ad una mutazione, che dipende dall’equilibrio, dalla forza, dall’aggressività, dall’energia, dalla concentrazione, etc. di entrambi.
Non esiste uno schema prefissato da seguire. La stessa tecnica, con la stessa intensità, aggressività, velocità, etc. portata ad avversari diversi può avere esiti totalmente differenti. Ma anche la stessa identica tecnica, uguale in tutto e per tutto alle caratteristiche di forza, velocità, etc. se effettuata sullo stesso avversario in situazioni però differenti può avere esiti diversi.
Ad esempio una tecnica di sbilanciamento dipende dalla posizione del peso dell’avversario nell’istante in cui la applico, non un attimo prima nè un istante dopo.
È come se ogni mattino la strada che ci seguiamo per andare da casa al lavoro si modificasse alla minima variazione di vento, clima, orario, traffico o stagione. Come potremmo sapere a che ora e in che condizioni arriviremo al lavoro? (se ci arriviamo).

Di conseguenza come si può insegnare l’arte del combattimento? È utile insegnare quale tecnica di deve fare su un attacco? Si può spiegare ad un allievo che se ci troviamo a fronteggiare un pugno deve fare una o l’altra tecnica?
Presonalmente credo sia più utile allenarsi ad adattare se stessi alle situazioni liberandosi dai confini delle tecniche ed imparare a muovere il proprio corpo nel modo più efficace possibile, essendo ben consapevoli che nulla è scritto e che si deve essere pronti a modificare il proprio approccio al combattimento in ogni istante.

Cosa ne pensate?

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4 Comments

  1. Buona sera, complimenti per la rivista e le domande che vengono poste: è bello poter scambiare opinioni con praticanti. La mia esperienza personale mi dice che più che una tecnica fine a se stessa, quello che si dovrebbe insegnare ad un allievo e l’automatismo di una tecnica.
    Vi faccio un esempio: il fatto che si faccia fare una determinata tecnica sempre a tutte le lezioni (come jeb, diretto e low kick) serve, oltre ad impararla bene, ad automitizzare il gesto. Cosicchè, quando ci si trova alle corde o nella situazione che lo richiede, senza riflettere, parta la tecnica più giusta per quel momento.
    SVUOTA LA MENTE. Alex

  2. Ciao a tutti. sull’automatismo sono d’accordo, avendo parlato di Bruce Lee è noto a tutti che lui ripeteva centinaia di volte pochi movimenti, di modo che questi divenissero parte della “memoria del corpo”: in poche parole, rendere istintivi movimenti che per natura non lo sono.
    Su di un piano più alto, mi ispiro invece a quello che il mio maestro mi insegna, ossia che nel kung fu tradizionale non ci sono tecniche, ma principi. le prime scaturiscono dai secondi, sono i principi che bisogna fare propri, così facendo si ha un controllo totale del proprio corpo e dunque si può reagire nel miglior modo ad un attacco, io parlo prettamente di difesa personale, lo sport da combattimento è tutta un altra storia.

  3. Nella mia palestra funziona così:

    Il primo anno si allenano solo le forme, si studiano le applicazioni e i principi alla base degli stili, e degli animali shaolin ad esempio.
    Il secondo anno si inizia con la shadow boxing, il sacco, e un esercizio chiamato Lop Sao, dove ci alleniamo a “sciogliere” le tecniche, a fare in modo che esse vengano fuori naturalmente, senza stare a pensare a “Quale tecnica uso adesso?”
    dal terzo anno si va sul ring, con guantini e conchiglia.. e si comincia piano a combattere, puntando enfasi sul combinare le tecniche piuttosto che sulla forza dei colpi..

    L’unico modo per imparare, secondo me, è prendere tanti schiaffi, così che ad ogni combattimento impari a pensare “Mh, se mi paro in questo modo lo schiaffo non lo prendo”… dev’essere però una cosa istintiva.. è giusto all’inizio mettere nel proprio “Bagaglio Marziale” le tecniche derivanti dalla tradizione, però poi il combattimento deve fluire naturalmente

  4. Da noi i primi 2 mesi allenamento/esecuzione intensivo delle varie tecniche (calci-pugni) in aria e ai sacchi. Con o senza partner. Dopo verso il 3 mese si inizia con lo sparing leggero e il maestro o istruttore di turno, assiste, corregge, da dei spunti o idee di come si potrebbe fare.
    Attacco o difesa devono poi avvenire per riflesso

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