Brandon Lee. Figlio d´arte

brandon lee - il corvoL’erba del vicino è sempre quella più verde. Sarebbe stato abbastanza semplice per Brandon Bruce Lee, nato ad Oakland nel 1965, solcare le ormai celebri orme del padre. Del resto lo hanno fatto tutti i principali allievi di Bruce Lee: Ted Wong, Dan Inosanto, Jerry Poteet, Jesse Glover. Artisti marziali di gran qualità, certo, ma è innegabile che la loro fama sia quella che è grazie al successo cinematografico di Mr. Lee. Nemmeno quest´ultimo in persona sarebbe stato degno di tale attenzione, senza la risonanza del grande schermo. Sarebbe rimasto un bravissimo maestro cinese che dal Wing Chun crea il suo stile: il Jeet Kune Do. Il cinema e la morte prematura lo consegnarono invece alla leggenda, proprio come fu per James Dean, Jim Morrison e Jimi Hendrix.

brandon leeLo stesso destino fu riservato al figlio Brandon, che morì all’età di 28 anni. Brandon però, si diceva, aveva un interesse piuttosto relativo per le arti marziali: non seguì le orme paterne del cinema di Jet Li e Jean Claude Van Damme. L’erba più verde che cercava era quella del vero, grande attore. Insomma: mentre il padre non faceva altro che allenarsi, allenarsi, allenarsi e poi ricercare, studiare le arti marziali e di nuovo allenarsi, Brandon studiava recitazione e teatro. Certo, anche le arti marziali: studiò con Dan Inosanto proprio il Jeet Kune Do del padre e ce ne ha fatto sfoggio in diversi film come Resa dei conti a Little Tokyo e Drago d’acciaio. Non è infatti del tutto esatto che Brandon snobbò i film d’azione: la porta principale di Hollywood gli fu aperta a suon di calci e pugni. Detestava però essere considerato <<il figlio di Bruce Lee>> e definì egli stesso quei film <<stupidi>>. Mezzo mondo non faceva altro che litigare per capire chi delle diverse genealogie fosse quella più fedele al Jeet Kune Do di Bruce Lee e al figlio non gliene fregava niente. Nelle arti marziali è cosa nota e stranota, di cui francamente non se ne può più: <<io sono l’unico erede di questo>>, <<tu devi stare zitto perché devo parlare io che sono allievo diretto di quell’altro>>, <<il mio maestro ha gli occhi a mandorla e il tuo invece ha l’accento napoletano>>.

brandon lee - il corvoA Brandon non gliene fregava niente, e dopo aver fatto il verso al padre in modo da diventare un minimo degno di attenzione da parte del grande cinema ecco che arriva Il corvo. Vero e proprio cult degli anni 90, il film che rese Brandon Lee una leggenda della stessa tempra di quella del fondatore del Jeet Kune Do. E purtroppo a questo contribuì un elemento determinante: come fu per il padre, Brandon morì. Non solo: morì sul set. Il gossip sensazionalista e la caccia al mito dei tabloid dello showbiz non potevano che marciarci sopra alla grande. Ci sarà mica una maledizione per la famiglia Lee? Interpretazione horror: i demoni perseguitano la famiglia Lee perché il primogenito Bruce fu chiamato con un nome da donna (Li Jun Fan) proprio per sfuggire al loro maligno potere. Interpretazione thriller: la mafia russa fece fuori padre e figlio per qualche ragione ancora ignota. Interpretazione dietrologica: i Lee mostravano troppi segreti delle arti orientali attraverso i film e qualcuno li uccise per zittirli.

brandon lee il corvoSembra invece che l’interpretazione più plausibile sia quella che se la fortuna è cieca e la sfortuna ci vede benissimo, la sfiga decise di guardare quel giorno proprio verso Brandon. In una scena de Il corvo gli fu puntata una pistola all’addome da distanza ravvicinata. L’arma era difettosa: caricata a salve, era però stata già usata e un frammento di cartuccia era rimasto incastrato nella canna. La pressione del colpo lo sparò fuori e colpì Brandon. Un vero peccato: Il corvo era considerato dal suo protagonista come il suo vero e proprio primo film con la <<F>> maiuscola. Niente più scimmiottamenti del padre e rimandi orientaleggianti alle arti marziali. Solo un po’ di sane botte occidentali in una pellicola che presenta sicuramente molti più aspetti drammatici che d’azione. L’interpretazione di Brandon fu perfetta: nessuno degli attori protagonisti dei sequel furono alla sua altezza. Di sicuro la fama leggendaria che ti dà la morte prematura c’aveva messo del suo, ma i sequel de Il corvo sono una pallida imitazione del film di Alex Proyas.

brandon lee e bruce leeIl film fu concluso attraverso l’uso del computer e di alcuni stuntman che sostituirono il protagonista per le scene conclusive. Ma Brandon c’era riuscito. Aveva finalmente potuto godere di un giardino la cui erba era tutta sua e non del padre. Il corvo non è un film con il figlio di Bruce Lee: è Il film con Brandon Lee. Personalmente credo che il padre, il cui lo spessore recitativo non era a mio avviso granchè, sarebbe stato inadatto al ruolo. Diversamente invece sarebbe stato invece per pellicole come Resa dei conti a Little Tokyo e Drago d’acciaio. No, per Il corvo ci voleva proprio il figlio. Brandon addirittura rifiutò il ruolo di interprete di Bruce nel film Dragon. La storia di Bruce Lee, per cui la parte venne assegnata a Jason Scott Lee. Se oggi molti profani riescono ancora a credere che sia proprio Jason il figlio di Bruce, significa che Brandon è riuscito a brillare di luce propria. Pensate un po’: un sacco di allievi di Jun Fan Gung fu, Wing Chun e Jeet Kune Do campano di rendita e luce riflessa, e il figlio di Bruce Lee no. Sembra che fosse stato scelto per interpretare successivamente il ruolo di Neo in Matrix, film epocale per il cinema mondiale. Come saprete, la parte rese celeberrimo Keanu Reeves.

Cercare la propria strada, essere sé stessi e non solo “il figlio di”. O magari “allievo di”. Mettere in gioco direttamente sé e non la propria genealogia. È difficile da fare, ancora di più da accettare per chi di quella genealogia ne fa parte. Tanto di cappello per Brandon Lee.

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