Baoquanli. Il saluto del Kung fu

kung fu panda saluto

Ritualità e tradizione, il saluto è uno degli aspetti più affascinanti del Kung Fu. È interessante quindi darci un’occhiata e per questo ci faremo aiutare da un testo scritto nel 2007 dal Maestro Roger Itier (Roger Itier, Corso di Wushu Kung fu, Edizioni De Vecchi, Milano 2007). Ho trovato questo libro esauriente e ben fatto, tale da lasciarci scorgere un vero e proprio mondo di significati dietro ad elementi che all’apparenza sembrerebbero semplici e banali.
Uno di questi è appunto il saluto o Baoquanli. La sua storia, ci dice il maestro francese, è legata come molte altre cose ad un segno di riconoscimento e appartenenza ad una causa rivoluzionaria. Fan Qing, fu Ming ovvero «Rovesciate i Qing, restaurate i Ming». L’epoca in questione è quindi quella che vide la ribellione dei lealisti Ming contro i manciuriani Qing. La struttura aveva già dall’antichità un significato marziale. Quando salutate qualcuno dandogli la mano, se vi siete imbattuti in un attaccabrighe amante dei film potrebbe pensare bene di approfittare del contatto per mettervi in leva. Starsene invece a distanza e salutarlo con Baoquanli scongiurava questa possibilità e contemporaneamente mostrava agli sconosciuti le proprie buone intenzioni. Il rispetto è quindi già da subito un valore fondamentale del saluto. Probabilmente inerisce a questa mistura di rispetto e diffidenza che il guerriero mostra per gli sconosciuti anche il doversi sempre salutare guardandosi negli occhi. Ricordate una delle scene iniziali di Enter The Dragon, in cui il maestro Lee rimprovera il suo allievo perché nel salutarlo abbassa gli occhi? Non si deve mai perdere di vista un ipotetico avversario.

roger itier kung fu wushu

Ad una prima occhiata, il mediamente esperto praticante di Kung Fu non potrà non notare la complementarità insita nel saluto: pugno destro e palmo sinistro rappresentano rispettivamente Yang e Yin, ma oltre a ciò il sole (Ri) e la luna (Yue). La destra contiene al suo interno l’idea di nutrimento e quindi di legame con la terra, da cui per altro il Kung Fu dovrebbe attingere la propria energia. La sinistra è quindi naturalmente legata al cielo. Terra e cielo sono poi geometricamente affini al quadrato e al cerchio e agli strumenti che li generano: squadra e compasso.
Il saluto si esegue all’inizio e alla fine di ogni allenamento ma è comunque un segno di rispetto ubiquitario. Le gambe unite in posizione Bingbu sostengono il corpo leggermente piegato in avanti, mentre la mano destra a pugno viene avvolta dalla mano sinistra a palmo. Il pollice del palmo sinistro è piegato su sé stesso come simbolo di umiltà, valore oramai dimenticato nel nostro occidente saccente e presuntuoso. Beh, anche l’oriente: effetti globali. Le quattro dita della mano sinistra sono ben distese e chiuse a simboleggiare l’unità, rappresentata in natura dai quattro mari. Le braccia a cerchio sono un evidente segno di equilibrio e continuità del divenire taoista.

Sembra che oltre a questi aspetti ben spiegati dal maestro Itier esistano però anche altri interessanti significati. Il pugno destro rappresenterebbe la forza, in un mondo in larga parte destrimane. Il palmo sinistro, lato del cuore, sarebbe invece la saggezza. Cosa però fondamentale è rappresentata dalla mano sinistra che avvolge la destra e la sovrasta: il controllo della forza da parte della saggezza. Fondamentale condizione di equilibrio marziale, per cui non si deve abusare dell’arte per fini illeciti o malevoli. Quando poi si allenano le forme, molti stili separano le due mani come a significare «adesso la saggezza lascia andare per un attimo la forza e vi dimostro il mio Kung Fu».

saluto roger itier

Esistono diversi modi di eseguire il saluto, che tuttavia resta sostanzialmente lo stesso. Come il Kung Fu è sempre uno ma ne esistono diversi stili che lo interpretano a proprio modo.
Wen Jingli è il saluto civile (1 nella foto), in cui le dita della mano destra avvolgono il pugno sinistro completamente. Wu Jingli (2 nella foto) è il saluto marziale, che invece vuole le dita della sinistra ben stese a sovrastare la destra, perpendicolarmente al pugno. Se invece si pone il pugno destro avanti ad un palmo sinistro con le dita ben distese verso l’alto si fa il saluto dello stile Baimeiquan (4 nella foto), lo «stile delle sopracciglia bianche». Ovviamente queste sopracciglia erano del maestro che lo ha inventato, che è proprio il severissimo Shifu della Uma Thurman di Kill Bill. Pai Mei era appunto il suo nome e si racconta che abbia massacrato un bel po’ di monaci Shaolin proprio perché, salutandone uno, quest’ultimo pensò bene di non ricambiare il permaloso maestro dalle bianche e a dir poco folte sopracciglia. I monaci Shaolin (6 nella foto) fanno spesso anche un altro genere di saluto, che ha un’aria però più “da meditazione”: palmo destro verticale sopra un palmo sinistro orizzontale, entrambi con le dita ben stese e con circa un pugno di distanza tra loro. Occhi chiusi, da buon monaco meditante e braccia abbastanza vicine al corpo.
Lo stile della gru bianca ha invece il saluto Bai He Jingli (5 nella foto), in cui il polso è leggermente piegato all’indietro e il palmo sinistro prende quindi contatto con la parte più esterna delle dita e non avvolge le nocche, essendo le falangi ben distese verso l’alto.
Il maestro Itier ci mostra anche il saluto del Kung Fu del Sud (3 nella foto), in cui le mani sono divise e le braccia protese in avanti. Oltre la geografia mi piace tuttavia pensare che questo sia un saluto che veicola la provvisoria concessione che la saggezza fa alla forza per lasciar esprimere il Kung Fu, supervisionandone sempre e comunque lo spirito attraverso il controllo “a distanza”.

Denso di significati, il saluto è troppo spesso considerato una sterile ritualità da fare perché va fatta. È un errore che compio spesso anche io. Spero quindi che questo post aiuti anche me nel tenere a mente quante cose da conoscere esistono ancora nella nostra arte marziale, infinitamente ampia e degna quindi di una ricerca mai conclusiva.

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