Sulle differenze tra difesa personale e combattimento totale non regolamentato

never_back_downApplicazioni dei movimenti delle forme e combattimento sportivo sul ring o sul Lei Tai. Combattimento tradizionale e combattimento reale. Combattimento totale e combattimento regolamentato.
Con buona pace dell’unità del Tao, le dicotomie della nostra arte superano di gran lunga le aspettative che l’equilibrio Yin-Yang ci fa presupporre. Eppure non è sbagliato demonizzare le dicotomie solo perché affascinati dal taoismo. Al contrario: è proprio nel paragonare le differenze che si impara di più. Per quel che riguarda il lato più applicativo e marziale del Kung Fu, quello inerente al contatto per intenderci, esistono moltissimi tipi di combattimento-colluttazione.
Vorrei oggi prendere in esame due aspetti dell’arte marziale applicata che spesso vengono sovrapposti, se non addirittura identificati sotto una comune dicitura di difesa personale. Difesa di se stessi a tutela della propria incolumità contro un aggressore intenzionato non a vincere un po’ di round, ma deciso a farci del male sul serio. Magari anche ad ucciderci. Proprio per questo possiamo permetterci di prescindere da qualsiasi tipo di regola e concederci tutto. Via libera a colpi potenzialmente mortali: dita affondate negli occhi, colpi ai genitali, rotture di articolazioni e arti, pugni alle tempie e alla gola, gomitate alla nuca. Discipline come il Jeet Kune Do, il Krav Maga, il Systema russo, il Wing Tsun, il Keysi Fighting Method, l’IMS sono volte allo studio della difesa personale “da strada”. Il Krav Maga e il Systema sono addirittura contrariati nel sentirsi definire arti marziali: a loro avviso non sarebbero tali perché scarni da qualunque aspetto inerente ad esse. Mancano le forme, i movimenti a vuoto, il culto del corpo come un tempio, i valori morali e filosofici di base. Soprattutto mancano le gare: l’aspetto sportivo della genuina competizione leale. Krav Maga e Systema servono ai militari in guerra e lì ciò che conta è solo sopravvivere. Non c’è spazio per incontri, ring o Lei Tai. Solo mors mea vita tua e se non sei stato abbastanza bravo sei morto. Nessuno si sentirebbe però di dire che il Jeet Kune Do e il Wing Tsun non siano arti marziali. Esistono dei combattimenti di free chisao o tornei di arti marziali interstile dove esse la fanno da padrone. Ma non piace loro proprio per niente il sentirsi secondi a Krav Maga e Systema. Jeet Kune Do e Wing Tsun si pongono spesso come arti molto più efficaci e dirette degli altri stili di Kung Fu, ma si ritengono arti marziali. Esse propongono un’efficacia assolutamente all’avanguardia nella difesa personale da strada.

RyabkoIl problema secondo me non è tanto di presenza-assenza di valori morali, tecnica complessa, tempi di apprendimento, etc. È qui che si rende necessario differenziare bene quei due aspetti di cui prima: la difesa personale e il combattimento totale non-regolamentato.
A mio avviso discipline come il Krav Maga e il Systema russo preparano ad un conflitto che presenta dinamiche e contesti propri della difesa personale ma non del combattimento totale. Arti marziali come il Wing Tsun, il Jeet Kune Do e anche il Kung Fu Tradizionale (quando fatto però in un certo modo) sono ideali per la difesa personale ma hanno come loro obiettivo primario il combattimento totale. Proviamo a definire i due concetti.

– Difesa personale. Risposta ad un’aggressione in contesti di solito civili e quotidiani, da parte di un malintenzionato che attenta alla nostra incolumità con scopi lesivi.

– Combattimento totale non-regolamentato. Scontro tra combattenti in completa assenza di regolamento, per cui è presa in considerazione anche la più seria lesione, persino la morte.

Se un tizio vi prende per strada e vuole fregarvi i soldi o cerca di violentare la vostra ragazza voi farete difesa personale, e spesso il delinquente sarà armato e voi disarmati. Se invece il maestro della scuola X sfida il maestro della scuola Y all’ultimo sangue come nei film, quello è combattimento totale e spesso i due guerrieri sono a mani nude o con lo stesso genere di arma.

botzepeVoglio provare a tessere più precisamente qualche filo per cogliere meglio le differenze.

Difesa personaleCombattimento totale
1) Durata dello scontroBrevissima: 2-3 secondi, il tempo necessario per neutralizzare l’aggressore e fuggire o chiedere aiuto.In relazione all’evidente superiorità di uno dei combattenti. Chiedere aiuto o fuggire significa uscirne sconfitti.
2) Gestione dello spazioA posteriori: adattamento immediato ed uso del contesto per ottimizzare l’efficacia. La tecnica si adatta allo spazio, per cui se esso lo consente si fugge (es. in una strada) o viceversa si insiste nella difesa (es. ascensore o vicolo chiuso).A priori: la sfida avviene in un luogo concordato o comunque ben evidente da prima dell’inizio della colluttazione: kwoon, strada, in equilibrio sui tronchi che sia.
3) Tattica e studio dell’avversarioQuasi inesistente: la tattica si basa più che altro su adattamenti istantanei creati dalla disciplina funzionalmente all’evitare lesioni compromettenti.Fondamentale: il combattente ha la possibilità di adattarsi deliberatamente all’avversario per come egli ritiene a prescindere dallo stile.
4) Dinamica dello scontroAcuta tutto/nulla: da una situazione di equilibrio si passa ad un picco elevatissimo di dinamica per poi tornare alla baseline nel più breve tempo possibile.Periodica/oscillante: periodi di furiosa colluttazione intervallati da fasi di studio dell’avversario, ripresa di fiato, gestione dell’aggressività, concentrazione, elaborazioni di strategie.
5) ScopiLo scopo dell’aggressore è solo ledere, quello di chi si difende è solo non essere leso.I due combattenti condividono lo scopo: dimostrare chi dei due è superiore per sistema di combattimento o semplicemente come combattente.
6) Tipo di aggressoreMediamente violento, bullo o delinquente da strada.Un altro combattente, spesso studioso di un’altra disciplina marziale.

Il Krav maga ha infatti una sorta di divisione in una sezione per militari e un’altra per civili, cosa che non avviene per esempio nel Jeet Kune Do. È difficile che un praticante di Krav Maga immagini di combattere uno scontro come quello Bruce Lee vs Chuck Norris al Colosseo, che pure finì con la morte di uno dei due (il fatto che sia uno scontro meno realistico non è inerente alle dinamiche interne al combattimento totale, ma solo ad esigenze cinematografiche). Se dite a un praticante di Krav Maga o Systema <<Si ma se trovi un pugile come fai a prendergli i polsi?>> molto probabilmente vi risponderà <<Si ma in giro non è che sono tutti pugili>>, mentre per un cultore di un Kung Fu veramente efficace quello che possono fargli gli altri artisti marziali dovrebbe essere fonte di idee e allenamento.

bruce lee vs chuck norrisCredo che questa rapida analisi presenti degli aspetti abbastanza oggettivi sulle differenze tra difesa personale e combattimento totale non regolamentato. Chiudo però con una constatazione del tutto personale. Credo fermamente che mentre le discipline concentrate solo sulla difesa personale non possono pretendere molto nel combattimento totale, le discipline volte a quest’ultimo sono efficacissime in difesa personale. Un praticante di Krav Maga è magari un ottimo tutelante della propria incolumità in strada, ma credo che in una sfida all’ultimo sangue con un pugile troverebbe molte difficoltà (ovviamente questo mediamente e senza fare il solito fascio di tutta quell’erba che non considera la variabile individuale). Un guerriero esperto di Jeet Kune Do o Wing Tsun pretende invece di cavarsela anche di fronte ad un combattente di Muay Thai o Kickboxing. Proprio per questa ragione egli si pone il problema, nel suo metodo di allenamento, di cosa succede se l’avversario è ad esempio un pugile. Quindi mediamente, e sottolineo ancora mediamente, un esperto di combattimento totale è a mio avviso capace di difendersi in strada, ma non è affatto detto che un esperto di difesa personale sia capace di sostenere un combattimento totale. È per questo motivo, credo, che per imparare un’arte marziale ci vuole molto più tempo.

7 pensieri riguardo “Sulle differenze tra difesa personale e combattimento totale non regolamentato

  • 10 aprile 2018 in 03:41
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    Avendo praticato Thay con ring a pieno contatto e in successione kung fu tradizionale…ho ben chiara una cosa!! al marzialista tipo wing chun e altri come ai praticanti di difesa personale non viene insegnata una cosa,cioè che prendere mazzate fa male !!! Quando uno ti aggredisce in strada raramente porta un colpo,anzi quasi mai e all 80% delle volte finisci a terra e allora dopo …?? Combattere è ben diverso che fare forme e studiare tecniche o fare sparring leggero!! figuriamoci x strada !!!Penso che ormai si debba ammettere chiaramente che x sapersi davvero difendere un po,’ devi studiare il bjj x alcuni anni…li dico con cognizione di causa….a tutti quelli ancora convinti dello stile puro e antico..andate 30min un una palestra di bjj e chiedete cortesemente di fare sparring libero …leggero!! vi renderete conto quanto le arti marziali siano vetuste nel combattimento vero…il kung fu come altri stili sono bellissimi x amor di dio ma da ex praticante ammetto sia ormai obsoleto in tutti i suoi stili..Provate soprattutto voi maestri..Per quanto riguarda tutti quei corsi di difesa personale penso che quelli validi in Italia si possano contare sul palmo di 2mani… personalmente io ho sempre scelto istruttori che abbiano realmente combattuto proprio xché sanno farti capire meglio la verità… cioè che dovrai prendere un sacco di botte nella tua vita e finire ko tante tante volte x capire solo un po’ come la realtà…poi onore a tutti quelli che praticano le arti marziali o quelli che gareggiano nelle forme di qualunque stile.

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  • 29 settembre 2017 in 21:45
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    Ho praticato sia il Wing Chun sia il Krav Maga (e prima ancora Karate, Kickboxing e Boxe) e in base alla mia esperienza ho trovato che il Wing Chun, trattandosi di un’arte marziale, si fonda su principi assai differenti dalla reale situazione di pericolo: l’allievo viene “indottrinato”, impara delle forme (assolutamente inutili nella realtà), reazioni e didattiche che si svolgono col compagno fino alla nausea che non possono esistere in una situazione di pericolo reale, dove entrano in gioco dinamiche quali l’adrenalina, la paura, lo stress e variabili che non dipendono dall’abilità dell’atleta. Il Krav Maga, o per meglio dire, l’addestramento che vi è implicato, si fonda invece sulla simulazione di una reale situazione di aggressione, con bastoni, coltelli, mani nude, valutando vie di fuga e ostacoli ambientali. Dunque, molto più efficace il Krav Maga sia nella difesa personale sia nel combattimento.
    Ovviamente questa è la mia esperienza, e molto incidono in maestri: personalmente ne ho travati di fanatici nel Wing Chun e abbastanza seri e preparati nel Krav, ma non discuto che ci possano essere maestri seri e altri totalmente incapaci sia nell’una che nell’altra disciplina…
    Il discorso relativo al “combattimento totale” poi, vorrei proprio vedere un esperto di Kung-Fu affrontare un fighter di MMA nella gabbia, e vediamo poi quante ossa si romperebbe!!
    Basiamoci sempre sul metodo di lavoro e non sulle stronzate che vediamo nei film! Saluti a tutti e w sempre la difesa personale, gli sport da combattimento e le arti marziali SERIE!

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    • 21 dicembre 2017 in 11:03
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      Io sono un pò perplesso verso il Krav Maga…
      Innanzitutto viene presentato come un combattimento “per la vita e per la morte” e i rEgazzini (e non solo loro) hanno un orgasmo, ed è secondo me la prima fesseria: un karateka che fa tecniche di rottura, mette tavolette per terra e le spacca, un Thai Boxer sale su un ring e mette KO l’avversario (o lo subisce)
      un Krav Maga usa le sue tecniche mortali e invalidanti e… uccide!
      Ovviamente questo non succede, sia per motivi penali sia perchè altrimenti il corso dopo 10 giorni non ha più allievi!
      E quindi ? Anche nel Krav Maga si combatte con regole a contatto pieno non diversamente da Thai e kickboxing e altri!
      E non salgono su un ring a mettere ko l’avversario!
      Un calcio nelle palle o un dito in un occhio fanno male, ma se non mettono fuori combattimento la reazione violentissima dell’avversario ti ammazza
      Inoltre parliamoci chiaro: nessuno sa dare pugni come un pugile che fa incontri agonistici o un calcio/gomitata/ginocchiata come un Thai che fa incontri sul ring, o lotta a terra come uno di BJJ…
      Ho conosciuto un agonista di Thai che ha avito la fortuna di andare ad allenersi con i praticanti del Lumpini di Bankok e mi ha detto che non ha nao visto cosa era un colpo prima di aver visto questi…
      Questi “colpetti” velocissimi ai punti vitali del Krav Maga…
      Ma in uno scontro reale è quasi impossibile colpire il punto giusto e sensibile, tra l’altro il tuo avversario potrebbe essere più veloce di te, chissà pechè si da per scontato che lo colpisci e finisce tutto in 3 secondi…
      E da una pistola/coltello NON C’E’ DIFESA se uno li sa un pò usare, vedo video di Krav maga su queste cose che mi fanno accapponare la pelle
      Per questo io per la difesa personale mi affiderei ad una base AGONISTICA di Thai boce e, DOPO, integrerei con Boxe, Bjj e Krav maga per lo studio degli aspetti psicologici

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  • 31 gennaio 2016 in 13:18
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    Articolo completamente privo di fondamenti tecnici, pratici e tattici. Scandaloso!
    Il Jkd è ormai superato le prove si vedono in combattimenti reali svolti.
    Un abbraccio w sempre il krav maga!

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  • 9 dicembre 2014 in 14:11
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    Tra l’altro, chi scrive ha una conoscenza nulla del Krav Maga. Quest’ultimo, un sistema di combattimento realmente totale (non ammette regole, impiega qualsiasi parte del corpo per colpire, non ha limitazioni di bersagli), è in evoluzione costante.
    L’esatto contrario del Wing Chun, che è fermo a cinquecento anni fa, ed ha solo la fama di tecnica efficace… quando in realtà si dimostra lontano anni luce dal combattimento reale. Anzi, di reale e realistico nel Wing Chun non ho visto praticamente niente. Attacchi solo simulati, prevedibili, con l’aggressore fermo e che non ritira il braccio dopo aver colpito… l’esatto opposto della realtà. Il problema è che il Wing Chun è 95% dottrina e convinzione, il 5% pratica.
    Tra l’altro, la maggior parte dei praticanti (e dei Sifu) non ha idea di cosa significhi prendere un pugno (anche solo, ovviamente, con i guantoni) in faccia, o essere colpiti da un calcio allo stomaco.
    Vivono di convinzioni preconcette, di idee astratte circa il combattimento reale, e costruiscono la falsa, oltre che assai pericolosa, convinzione, di essere capaci di difendersi in una situazione di reale necessitò, senza aver mai combattuto una sola volta.
    L’unico sparring ammesso è collaborativo e leggero, che non rispecchia in alcun modo alcuna situazione reale.
    E smettiamola di dire che il Wing Chun è così perché colpisce solo punti critici, unicamente per far male. Tutte le arti marziali si basano su analoghi presupposti! Senza contare che un conto è colpire la gola di un avversario in allenamento, simulando un aggressione… tutt’altro conto è colpire la gola di un avversario non collaborativo nel corso di un vero combattimento!
    Le protezioni che si impiegano nelle altre arti marziali per far sparring, nel Wing Chun non servono a nulla, perché il contatto viene totalmente evitato.
    Sono questi i presupposti per combattere?
    E’ come pensare di saper giocare una partita di calcio solo perché ci si limita a sapersi passare la palla con i compagni di squadra, per passare il tempo.
    Ma dai…

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  • 9 dicembre 2014 in 12:29
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    Mi vien da ridere a leggere dei leggendari “duelli all’ultimo sangue” tra maestri di kung fu. Ma dove… sono roba da cinema anni ’70, non prendiamoci in giro. Duelli in bilico sui tronchi, sfide all’ultimo sangue… ma per piacere…
    Piuttosto, il Kung Fu non contempla allenamenti con semi o full contact (avendo praticato il Wing Chun), a differenza di altre arti marziali o sistemi di combattimento molto meglio strutturati da questo punto di vista. Nel Kung Fu ho trovato molto, troppo, indottrinamento, e scarsa propensione al combattimento reale.
    Per non parlare dell’autodifesa, che costituisce un ambito estremamente delicato, ben più complesso di quanto esposto nell’articolo, dove subentra la paura, il terrore, l’imprevedibilità…
    Qui si fa passare la favola dello scontro all’ultimo sangue tra maestri di arti marziali diverse come qualcosa di più impegnativo e probante dell’autodifesa. Ma per piacere… poi ci si meraviglia se chi pratica autodifesa e sport da combattimento ride di certe prese di posizione da parte dell’establishment del Kung Fu (del Wing Chun/Tsun in particolare).
    Vorrei semplicemente ricordare che sono proprio i grandissimi, sovrumani, implacabili maestri di Wing Chun, i primi ad evitare accuratamente ogni possibile confronto, anche solo amichevole, con praticanti e maestri di altre discipline, che vadano oltre lo sparring collaborativo.
    L’autodifesa è roba seria, questione di vita o di morte.
    Il duello all’ultimo sangue, una cazzata da film.

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