Sfruttare la forza dell’avversario. Una leggenda metropolitana?

davide e golia

Nei miei 24 anni di frequentazione del mondo delle arti marziali, come praticante prima ed insegnante poi, una delle frasi che maggiormente mi è capitato di sentire, ascoltando i discorsi sia di “profani” che di “esperti del settore” è <<… sfrutta la forza dell’avversario …>>.
Una frase detta un pò come un mantra un pò come una formula. L’abilità degli artisti marziali più esperti in grado di rivolgere la forza dell’avversario contro se stesso, al punto che più quest’ultimo è abile più la l’efficacia delle loro tecniche aumenta.
Per chi non le pratica e non le conosce questa teoria resta sospesa nell’alone di mistero che circonda le arti marziali, nell’ipotesi che nei vari corsi e nei diversi dojo siano apprese delle particolari “mosse” che rendano invincibili.
Per chi invece le pratica e le conosce questa frase non può avere senso … se non viene inserita in un contesto esplicativo che il senso glielo dia. In altre parole “cosa significa sfruttare la forza dell’avversario?”. Dubito che significhi convincere il nostro oppositore a colpirsi da solo…
La mia idea è che “sfruttare la forza dell’avversario” significa

utilizzare un sistema di combattimento che attraverso la sensibilità, la pressione e l’equilibrio e sfruttando determinati angoli riesce a deviare l’energia dell’avversario, espressa attraverso le sue tecniche, il suo equilibrio e i suoi spostamenti, in una direzione esterna al proprio centro.

Trasformare gli attacchi avversari in squilibri dell’avversario.
Allora posso pensare di riuscire ad applicare il sistema anche quando l’avversario è fisicamente più forte di me. Perchè credo sia fuori dubbio che se uno dei due opponenti è dotato di maggiore forza fisica è tendenzialmente in vantaggio nell’ottica di uno scontro fisico.

Il come riuscire ad applicare la definizione data prima è materia di studio di diverse discipline, dall’aikido, al wing chun fino all’IMS. A mio avviso qualcuno ci riesce e qualcun’altro meno. Ad esempio il “cuneo” del wing chun devia la forza avversaria “fuori centro”, ma attraverso l’applicazione di una forza … e allora chi ha il cuneo più forte vince, ma ancora una volta non si elimina o almeno riduce il vantaggio dato dalla struttura fisica.
Discorso diverso nel chi sao dove invece si applicano proprio i principi di sensibilità, equilibrio e pressione.

In definitiva sfruttare la forza dell’avversario a proprio vantaggio non solo si può, ma si deve. L’importante è capire come farlo … e qui casca l’asino …

9 pensieri riguardo “Sfruttare la forza dell’avversario. Una leggenda metropolitana?

  • 11 giugno 2013 in 23:21
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    complimenti per il bellissimo sito e per l’ottimo e interessantissimo materiale che produci, anche io mi chiedo cosa volesse dire il signor thomas sopra e trovo il suo commento poco produttivo allo sviluppo del soggetto trattato

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  • 9 novembre 2012 in 09:18
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    Dopo gli eventi di Carrara, che presentava una ottima panoramica nazionale marziale, questo post del Caporedattore di Kung fu Life, il nostro amico Cristian Gosti , è a mio avviso meritevole di essere rievidenziato. Ne vale la pena, dato che non ho incontrato lì NESSUN MAESTRO che mi dicesse “noi usiamo la forza nostra e spacchiamo tutto”, dato che tutti ripetevano incessantemente “il nostro sistema è morbido, noi non mettiamo forza perchè usiamo quella dell’avversario” . L’asino casca proprio qui, come scrive Cristian, ma una domanda sorge al limite tra curiosità e dilemma: chi diavolo è questo tizio che va in giro a usare solo la propria forza e rigidità, visto che TUTTI sembrano avercela con qualcuno a cui criticamente oppongono il loro sistema morbido ? Perchè qui tutti sono cedevoli e tranquilli ed evidenziano la differenza con qualcun altro, duro, rigido e forte…ma questo tizio non sono ancora riuscito a trovarlo.

    mb

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  • 20 settembre 2012 in 15:19
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    io pratico il wing chun e posso dire che non è vero quello che dicevi a proposito di avere un cuneo più forte…proprio in questa bellissima arte invece nn è necessario essere muscolarmente più forti…grazie alla tecnica e appunto grazie allo sfruttare la forza (da me intesa come impeto) dell’avversario!!!

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    • 20 settembre 2012 in 15:28
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      Il discorso sul cuneo era riferito (è vero non è esplicitato) all’intercettare il pugno che ti arriva con il tuo pugno tenendo il cuneo per prendere il centro dell’avversario. In questo caso è avvantaggiato chi ha il cuneo più forte. Solo in questa particolare tecnica del wing chun. Per il resto sono d’accordo con te che nel Wing chun non è necessario essere muscolarmente più forti dell’avversario, infatto l’ho citato tra le discipline che studiano come sfruttare la forza avversaria.

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    • 9 novembre 2012 in 12:23
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      “…proprio in questa bellissima arte invece nn è necessario essere muscolarmente più forti…grazie alla tecnica e appunto grazie allo sfruttare la forza (da me intesa come impeto) dell’avversario!!!”

      Mi vengono i brividi a leggere certe cose nel 2012….

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  • 20 settembre 2012 in 12:10
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    TUTTI usano la forza dell’avversario. avete mai sentito di una arte marziale che usa la propria forza bruta? il problema è che quasi tutti lo dicono soltanto, a mio avviso. aloni di mistero e asini ben cascati: ne siamo pieni

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