Mettere in discussione la tradizione la mantiene viva.

shaolin tang lang

Nel Kung Fu ci sono milioni di stili che rappresentano ognuno un diverso modo di vedere le cose.
Quanti di voi sarebbero pronti a mettere in discussione lo stile che praticano?
Sì lo so è una domanda apparentemente provocatoria ma il suo fine, almeno per come la voglio porre, è molto più votato a far riflettere piuttosto che a provocare.
Ogni tecnica che imparate e che allenate la ritenete davvero utile ed efficace ai fini di un vero combattimento? Oppure la immaginate come un pesante allenamento che vi preparerà ad un vero scontro?
Personalmente sono convinto che, come al solito, la verità stia nel mezzo: gli stili tradizionali rappresentano un condensato di concetti e di basi utili al combattimento, figli di un’affinamento sul campo di battaglia, ma anche un metodo per allenare fisicamente i guerrieri … prendi due paghi uno, impari la teoria e alleni il fisico.
Quando le arti marziali sono state codificate sicuramente c’era bisogno di qualcosa di efficace e non di coreografico. Ma è anche vero che per come si presentano in un taolu le tecniche di molti stili sembrano difficilmente applicabili a situazioni reali.
I concetti del tradizionale sono validi, ma vanno adattati alla realtà di uno scontro e in un certo senso semplificati. Chi definisce il tradizionale un mondo troppo fantasioso per funzionare sbaglia di gran lunga, così come sbaglia chi pensa che ficcarsi nel bel mezzo di una rissa in ma bu lo possa portare da qualche parte (che non sia l’ospedale ovviamente!!!).

ma bu kung fu life

I movimenti del tradizionale sono così ostici per il neofita che per molto tempo, spesso anche anni, le vere dinamiche non vengono nemmeno comprese. Per esempio passare dalla ma bu alla gong bu ruotando le anche in modo da trasmettere la forza al pugno che si sferra è qualcosa di realmente complicato, ma una volta che funziona ci rende padroni di una dinamica in grado di sviluppare una potenza notevole.
Purtroppo chi passa anni o addirittura decenni a praticare fedelmente uno stile perde l’abitudine a metterlo sotto la lente di ingrandimento e a chiedersi se quello che fa, per quanto straordinario possa essere, sia la strada più efficiente per combattere. Badate bene che parlo di efficienza, concetto molto differente dall’efficacia. Per efficacia intendiamo banalmente il raggiungere il risultato, con efficienza invece intendiamo il dispendio di risorse per ottenerlo.

La natura lo insegna, a parità di risultato sono le cose più efficenti quelle che sopravvivono…

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2 Comments

  1. Non sono d’accordo con l’ultima parte: la ricerca marziale in uno stile tradizionale consiste proprio nel domandarsi perché determinate tecniche sono state tramandate e perché vengono eseguite in un modo piuttosto che in un altro. E le mette alla prova per capire come devono essere applicate, adattandole ai propri gusti e preferenze.
    Le pratica delle forme è molto importante, ma è altrettanto importante comprenderne le applicazioni, altrimenti la forma è solo un esercizio, mentre è molto, molto di più. Talvolta le forme possono presentare delle tecniche alterate, in parte per nasconderne il contenuto agli esterni, in parte perché per questioni di allenamento è preferibile praticarle in una maniera diversa dall’applicazione. La forma deve essere analizzata nei dettagli per poter essere compresa in pieno, da questo non si scappa.

    Per quanto riguarda il discorso ma bu… Dovrei rispondere che chi pratica il kung fu tradizionale dovrebbe sapere quali sono le funzioni di una posizione, e qual è la differenza tra una posizione “naturale” di partenza e una posizione eseguita invece nella forma. La posizione di partenza è una posizione di attesa, che deve consentire agili spostamenti e rapidità di risposta. Da questa posizione è poi possibile applicare una tecnica cambiando eventualmente posizione, oppure calciando ecc. Nessun praticante che si rispetti attenderebbe l’avversario in ma bu, ma la userebbe eventualmente per una proiezione, per acquisire stabilità durante un attacco laterale, oppure per tirare l’avversario, oppure per schivare e rientrare successivamente in gong bu…. Esplorando tutte le possibilità che la forma ci offre ( e qui torniamo al punto di prima) è possibile comprendere i punti di forza e le debolezze delle specifiche posizioni.

    Prendere uno stile praticato da secoli e potarlo a proprio piacimento, senza tentare di comprenderlo prima, è la strada migliore per l’incompetenza.

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