Le forme. Applicare o adattare?

forme posizioneÈ una questione decisamente complessa. La prima volta che sono entrato in una palestra di Kung Fu, dopo il riscaldamento mi hanno messo a fare la posizione del cavaliere insieme ad un ragazzo più avanzato. In quella fase iniziale del mio percorso non mi sono chiesto perché e percome, la disciplina era quella e quello avrei fatto. Adesso però mi chiedo perché. Perché le forme, perché i tao lu.
La prima risposta che mi viene è <<dipende>>. Conoscere una forma può servire a molte cose. Tirando al massimo l´allenamento di un tao lu si sviluppano agilità, velocità, movimento equilibrato del corpo intero, potenza ed equilibrio. Si studia inoltre una parte considerevole della cultura cinese soggiacente al Kung Fu: si scopre che il movimento imitativo della tigre deve esprimere un certo tipo di forza e non un altro. Che gli stili differiscono proprio per determinati principi e spesso per questo si rifanno ad animali diversi. Che ogni animale corrisponde ad una determinata visione dell´universo e degli elementi che lo compongono tipo il fuoco, l´acqua e il legno.

basketAlcuni amano fare le forme perché a loro piace, punto e basta. Non è che per forza bisogna trovare un perché: è un tipo di movimento fisico-sportivo che piace più di un altro. Quando un ragazzo sceglie di giocare a basket e non a calcio, non stiamo lì a chiedergli perché. Se lo facciamo, verosimilmente lui risponderà <<perché mi piace di più, è più divertente>>. La risposta dovrebbe essere implicita nel fatto che lui abbia scelto proprio quello sport, non ci dà informazioni in più rispetto a quello che già potevamo immaginare constatando che il giovane è un cestista e non un calciatore. E infatti ci basta: pace, gli piace di più. Ovvio e sufficiente.

forme disegnoMa a noi formisti del Kung Fu la risposta non è sufficiente. Alla domanda <<perché fai le forme?>> di solito rispondiamo <<perché sono il programma dello stile X>>. Il che è giusto. Ma sarebbe come rispondere ad uno che ci chiede <<perché giochi a basket?>> una roba del genere: <<perché è uno sport>>. Adesso, noi possiamo tirare in ballo tutte le varianti che vogliamo, ma solitamente un giovane si avvicina alle arti marziali perché crede che praticandole egli possa imparare in qualche modo a difendersi, a combattere, ad essere più impegnativo per qualcuno che voglia fargli del male. C’è poco da fare: nel 99% dei casi i ragazzi inesperti hanno delle arti marziali proprio questa idea. Dunque: perché le forme? Se uno risponde <<perché volevo fare sport, e mi piace di più degli sport convenzionali>> non fa una grinza e ne sono esempio i praticanti di Wushu moderno, sport marziale completamente basato sulle forme. E se uno fa Kung Fu tradizionale? Regge senza problemi la stessa risposta: magari il “giovane” ha cominciato a 40 anni e imparare salti mortali è un po’ più arduo, quindi opta per discipline acrobaticamente più sobrie. Insomma, fare le forme per fare sport è un’ottima risposta, e al diavolo chi dice <<se vuoi fare sport tanto vale fare ginnastica>> perché uno potrebbe sempre controbattere che così come può piacere e divertire di più il basket e non il calcio, il Kung Fu gli piace di più.

forme di kung fuÈ un ragionamento su cui sono totalmente d’accordo, ma vanno considerate due varianti. La prima è che questo nostro giovane praticante sta commettendo una vera e propria eresia, agli occhi di molti esperti praticanti di stili di Kung Fu tradizionale basati sulle forme. Sta trascurando il fatto che il Kung Fu non è uno sport, ma è un’arte marziale. La differenza dovrebbe stare nel fatto che insegna ad essere marziali, cioè a combattere. E qui ci risiamo: la principale ragione per cui un ragazzo entra in una palestra di arti marziali. Il nostro eresiarca si accontenta però solo di una fetta della torta, che è precisamente quella delle forme: che dirgli, gli piace allenarsi con i tao lu di quello stile solo perché vuole tenersi in movimento e non gliene frega nulla di difendersi. Magari ama anche la filosofia alla base di tutto il Kung Fu e del suo stile in particolare. Ripeto: sono assolutamente d’accordo, è un ottimo allenamento.
Il problema arriva quando vuole anche tutta la torta: se vuole difendersi le forme non bastano. Ci vogliono le applicazioni. Qui però io, personalmente, storco il naso. Si parlava prima del fatto che le forme sviluppano potenza. Ma la potenza di un colpo a vuoto, come lo sono nelle forme, non è la stessa di quella di un colpo dato ad un sacco: le variabili “resistenza”, “peso” e “massa” del sacco sono newtonianamente determinanti per conoscere la potenza “efficace” di quel colpo. Insomma: per imparare a colpire con potenza un sacco, bisogna allenarsi a colpire con potenza un sacco.

mike tysonEccoci qui: per imparare a difendersi con il Kung Fu, bisogna difendersi con il Kung Fu. Vuoi combattere? Allenati a combattere. Invece il giovane aspirante killer cosa fa? Le forme. <<Va beh, però è come con il sacco: prima a vuoto e poi le applicazioni. È così che impara>>. Il problema è che non è così semplice: non è che i movimenti a vuoto delle forme si “trasferiscono&quotM nelle applicazioni, magicamente coerenti con i tao lu. Va bene, si dirà che devono essere adattati. Questa risposta potrebbe funzionare se dedichiamo alla forma giusto il tempo di capire come stare in piedi per fare una tecnica, proprio come un pugile, prima di tirare al sacco, impara ad allineare polso e pugno tirando a vuoto. Ma poi basta! E invece noi via con il programma infinito di forme. Per “finire lo stile”. Il vecchio Mr. Lee, che la sapeva lunga, chiamava tutto questo <<nuoto senz’acqua>>. Imparare i movimenti sulla terraferma non serve a molto, perché la variabile “stare nell’acqua” non è un optional per il nuoto! Così come nel pugilato la variabile “colpire qualcosa” è determinante, altrimenti gli incontri si disputerebbero controllando chi fa meglio la shadow boxe. Che quindi altro non sarebbe che una forma!

ip man scontro hung garAllora chiediamoci: nel Kung Fu la variabile “difendersi dall’avversario” è un optional? Se si, la possiamo inserire dopo aver imparato tutte le forme dello stile. Tanto poi le applichiamo, e visto che la presenza dell’avversario è secondaria, tutto di adatterà e si trasferirà nell’applicazione. Se però non lo è, allora le forme non servono per combattere. Perché anche se controlliamo l’allineamento e l’equilibrio del nostro corpo a vuoto, la variabile “avversario” cambierà poi tutto e non sarà possibile considerarla un’aggiunta secondaria. Il concetto di applicazione decade così totalmente. Il pugile non “applica” il pugno al sacco, ma studia un attimo a vuoto come non rompersi un polso e poi tira per ore al sacco. Il nuotatore non “applica” lo stile libero all’acqua, ma capisce un attimo a vuoto come deve muoversi e poi avanti con vasche e vasche. E noi? Applichiamo le forme. Ore e ore di forme e poi tutto si trasferirà magicamente nell’applicazione.

16 pensieri riguardo “Le forme. Applicare o adattare?

  • 22 dicembre 2013 in 03:41
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    Tralasciando tutti i lati “esoterici” del caso, vi dico la mia in base alla mia esperienza personale di praticante…
    Premetto che sono sempre stato dell’idea che un allenamento privo di contatto fisico (sia prestabilito che libero, a mio avviso hanno entrambi la loro utilità) non sia da considerarsi un allenamento marziale.
    A differenza di qualsiasi sport, anche da combattimento, un’arte marziale richiede il costante allenamento di una quantità enorme di facoltà psicofisiche… e a mio avviso la forma è l’unico strumento che permetta ad un comune mortale di trovare un buon compromesso per allenarne la maggior parte in unica sessione. Mi spiego… quando eseguo il mio repertorio di forme correttamente, in neanche mezz’ora ho allenato: fiato, respirazione, coordinazione, tecnica e postura, equilibrio, muscoli delle gambe, elasticità etc… un’ora di forme fatte come si deve per un’artista marziale è un allenamento quasi completo.
    Per quanto riguarda il lato applicativo… non sono un maestro, ed almeno ora non è che mi riesca di applicare tutte le tecniche codificate nelle forme studiate. Ma una buona parte di quelle che uso in combattimento (combattimento libero, marziale ma concreto, anche scambiando con altri stili e con praticanti di sport da combattimento) sono prese così come sono direttamente da una forma, o sono state adattate secondo le mie caratteristiche da un CONCETTO della forma. Perchè le forme sono sì un insieme di tecniche, ma sopratutto un insieme di concetti, i concetti base dello stile… e questo punto è fondamentale. Appena arrivato in palestra ero un perfetto ignorante, ed è dalle forme che ho imparato tantissime strategie di combattimento, concetti di biomeccanica, passi fondamentali, e altro ancora.
    E preciso che pratico uno dei tanti criticati stili imitativi.
    Per come la vedo io il vero artista marziale è colui che dalle forme apprende TUTTI i concetti fondamentali dello stile, perché dovrà poi trasmetterli ad altri, ma ne estrapola quelli che sente più suoi per farne il proprio personale kung fu; ed è qui che amo l’arte marziale e la vedo distinguersi dai più banali sport da combattimento… non c’è nessun pacchetto prestabilito di tecniche e strategie, che ti vada bene o no… c’è un concetto per oguno di noi, ed il mio kung fu non sarà mai uguale al mio compagno di corso, tanto meno a quello del praticante di un altro stile.

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    • 22 dicembre 2013 in 09:21
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      io penso invece che siano proprio le forme a rendere le tecniche prestabilite, e quindi molte meno libere di uno sparring in uno sport da combattimento. Le forme a mio avviso limitano la libertà e rendono omogenei i praticanti, più che differenziarli.

      Sono invece completamente d’accordo con il fatto che siano un ottimo allenamento, spesso completo. Ma questo dal post traspare chiaramente, in questione è soltanto il significato “applicativo”: ovvero che nelle forme creo delle memorie muscolari che non saranno quelle del combattimento. Quindi va benissimo se durante uno sparring libero salta fuori un artiglio di tigre o una mantide, ma le strategie si costruiscono nello sparring e non a vuoto, proprio perchè contro il vuoto non c’è nessuna strategia da ricercare, visto che non c’è nessuno contro cui adattarsi. Mettere un artiglio di tigre non è combattere con le forme, non ancora almeno

      graazie tiger per il tuo preciso commento!

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      • 22 dicembre 2013 in 21:34
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        E’ verissimo ciò che dici, infatti credo di non essermi spiegato bene… la forma getta solo le fondamenta per una nuova strategia!
        O almeno io lavoro così… dividiamola in quattro fasi…
        1. la forma mi fornisce un’idea, mi dice “guarda hai una teoria da cui partire, prova a metterla in pratica”
        2. il lavoro a vuoto mi assicura che almeno a livello teorico posso eseguire la tecnica
        3. il lavoro di coppia PRESTABILITO mi permette di capire se nelle condizioni più ottimali possibili, quelle di un avversario quasi collaborativo, sono in grado di eseguire la tecnica.
        4. A questo punto non mi resta che provare in una sessione di sparring/combattimento, ad applicare la tecnica velocemente e senza preavviso con un avversario in movimento, non collaborativo e che nel frattempo sta cercando di farmi male.

        Certo, è sicuramente un lavoro abbastanza ingegneristico, che per chi ha solo voglia di menar le mani non deve avere grande attrattiva… ed ovviamente non frutterà mai quanto un’intera lezione dedicata ad una tecnica concreta da applicare nell’immediato. Ma io non mi accontento mai e spesso per me le forme sono anche una sfida: “riuscirò ad applicarla?”. 🙂
        Oltretutto come abbiamo detto finora la forma ha molteplici utilità, e per come la vedo io è comprensibile che aiuti un pò in tutto, ma non sia mai all’altezza di un allenamento mirato, nel caso specifico!

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      • 22 dicembre 2013 in 21:41
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        Ah, dimenticavo… ovviamente ci sono forme e forme… ho visto in giro robe che non mi sognerei mai e poi mai di studiare e applicare, tanto meno difendere su un blog! xD

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        • 26 dicembre 2013 in 12:15
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          Concordo in toto con quanto scritto sopra da Tiger Fist.
          Non concordo invece che le strategie si costruiscano nello sparring, non nel senso di “inventarle”, almeno. Piuttosto direi che nello sparring “si provano”, ma esse sono già presenti nello stile.

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  • 16 dicembre 2013 in 18:24
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    Ciao scusate, non pratico da tanto, ma volevo chiederVi se io imparo la mapu’ la kung pu, ecc….e alleno alleno e alleno le forme…quindi l’automatismo (così come l’1-2 del pugilato) che apprendo è una posizione bassa… Come posso sperare poi di combattere in un modo diverso? Cioè in piedi, con movimenti più naturali? Credo che il senso del “sacco” sia dovuto al fatto che colpendo l’aria l’impatto “fisicamente” non può che essere diverso……e l’aria non risponde se non con quel minimo di resistenza. Sono d’accordo sul fatto che l’allenamento fisico serva a costruire una muscolatura adeguata….ma ritengo che la’llenamento specifico sia essenziale in tutte le arti da combattimento e l’arte marziale ha un 50% di combattimento, o no?
    Poi per quel poco che ho visto i tao lu a coppia non utilizzano delle vere e proprie sessioni di combattimento ma con una certa velocità, potenza e agilità ripercorrono quello che potrebbe essere un combattimento. Ricordiamoci che un calcio saltato uncinato all’indietro è bello da vedere….ma proviamo a colpire le ossa della testa in malo modo….è facile rompersi qualche ossicino del piede, o perchè no il tallone, ecc……torno a ripetere un conto è simulare un conto è colpire…..l’uno senza l’altro non possono esistere
    Alex

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  • 16 dicembre 2013 in 15:02
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    In moltissime Arti Marziali Cinesi i taolu sono lo strumento privilegiato di trasmissione dei principi tecnici e strategici dell’Arte; senza non saremmo in grado non solo di trasmetterla, ma neppure di illustrare i meccanismi e la logica con cui se ne combinano le tecniche.
    Sono un esercizio del tutto peculiare, che come scritto nell’articolo affinano abilità peculiari dello stile, ma permettono anche al praticante di padroneggiare lo spazio e il tempo in cui si muove.
    Non solo. Esistono taolu da eseguire in coppia che più concretamente allenano situazioni di battaglia e sviluppano confidenza col corpo dell’avversario e, componente fondamentale di ogni combattente, coraggio sia a mani nude che con armi.
    Per formare un valido combattente padrone dei principi dello stile in genere basta un numero esiguo di taolu (quante volte sentiamo dire: “meglio padroneggiare poche tecniche che conoscerne diecimila ma non essere in grado di utilizzarle”?), ma l’Arte fortunatamente non serve a picchiare.
    Il sacco a un certo punto comincia a contare poco quando il repertorio tecnico fa più conto su tecniche di rottura, proiezione o leva piuttosto che percussive.
    La variabile di aggiungere poi la presenza dell’avversario non elimina il fatto che intanto ci siamo noi (con o senza avversario) e che se pretendiamo di muoverci in un certo modo dobbiamo in prima linea fare i conti con noi stessi.
    Tutto qua su taolu: fondamentale e allo stesso tempo insufficiente ma irrinunciabile parte dell’Arte.

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  • 16 dicembre 2013 in 13:15
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    Le forme che purtroppo vengono prese per tradizionali spesso non lo sono , se tu avessi praticato delle vere forme complete di ( metodo di respirazione , contrazioni , suoni etc ) avresti un idea completamente differente dal “sacco” , e le applicazioni ti posso assicurare che sono veramente pochi a conoscerle e non le trovi su internet. Poi il Kung Fu ( parola che di per se non significa altro che “duro lavoro” ) viene sviluppato grazie agli esercizi , come le tecniche di Qi Gong di cui fanno parte sia allenamenti a coppie che da soli . Poi se si vuole parlare veramente di Kung Fu bisogna parlare di Medicina Tradizionale Cinese , bisogna studiare le tecniche di intenzione derivanti dalle arti marziali tibetane e molto molto altro. Ricordiamoci che l ‘arte millenaria di cui si parla oggi è quasi scomparsa , e le forme le crearono durante periodi di guerra!!! non di cazzeggio sul ring 1 contro 1 ! Il sacco è buono per fare alcuni esercizi ovviamente ma non ci si puo limitare , il Kung Fu è il tutto e ti posso assicurare che il 99,9% che crede di praticarlo non lo fa veramente.

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    • 17 dicembre 2013 in 11:52
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      Caro Alessandro Cassandro e MKGT, il post è esattamente una critica alle posizioni incarnate dai vostri commenti: ovvero che le forme siano determinanti per combattere. Come giustamente dice Alessandro, non c’è solo il combattere: e allora ben vengano le forme. Ma per difendersi esse non solo non bastano, ma da sole sono addirittura inutili. Sono sicuro che non me ne vorrete se la mia opinione è decisamente opposta alla vostra.

      Il sacco è solo un esempio, non significa nulla che il Kung fu abbia anche proiezioni, rotture e leve. Un esempio come l’acqua del nuotatore.

      Poi: ero sicuro che sarebbe saltato fuori qualcuno con la sputtanatissima: “nessuno conosce il vero Kung fu”….tranne ovviamente lui.

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      • 17 dicembre 2013 in 15:30
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        Gentile Mark Bonifati, credo che il mio commento sia stato travisato. Non ho affatto scritto (se si mi indichi dove) che i taolu siano determinanti per combattere, almeno non determinanti nel senso di “sufficienti” o che “bastano solo loro”. Forse “fondamentali” è la parola più adatta, nel senso che costituiscono la base su cui costruire tutto il resto. Ho scritto che sono determinanti per la trasmissione e la comprensione, senza le quali uno non starebbe studiando un bel niente ma potrebbe andarsene per strada a fare a cazzotti e imparerebbe a suo rischio e pericolo molto di più.
        Il pugile e i nuotatori si preparano a competizioni sportive svolte in un ambito protetto: se cercassimo la stessa cosa nelle Arti Marziali tanto vale rivolgersi agli sport da combattimento, no?

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        • 18 dicembre 2013 in 12:52
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          No, perchè il mio continua ad essere un esempio parallelo: non c’entra niente il fatto che quelli siano sport. Inoltre: sono convinto che non c’entri nulla nemmeno il discorso di fare a cazzotti per strada, tant’è che molto spesso (quasi sempre) quando un formista combatte per difendersi in strada, finisce subito a fare a cazzotti proprio come farebbe un profano abbastanza incazzato. Un pò più sciolto, ma sicuramente rimarrebbe ben lontano da quello che fa nelle forme. Un pugile, invece, riuscirebbe a restare molto più fedele alla sua postura-strategia etc usata in allenamento. Con tutte le varianti del caso, certo. Ma un pugile è un combattente e un formista è un esperto di coreografie. Se poi le applica, è un esperto di coreografie applicate. Se poi combatte libero, è un esperto di combattimento libero, che non sono le forme! e che potrebbe essere studiato benissimo senza conoscerle affatto.

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          • 19 dicembre 2013 in 11:39
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            Già dal momento in cui dici che c’é chi studia solo le forme per coreografia e chi per applicarle determina che c’é modo e modo di studiarle. Aggiungo che ci sono stili tradizionali ed efficaci, come il BaJi Quan che non prevedono comunque taolu, altri altrettanto efficaci che ne prevedono lo studio: è una modalità di studio e trasmissione determinata o meno dalle necessità dello stile e il praticante che intende studiare mi modo tradizionale dovrebbe attenersi a questo.

      • 31 gennaio 2014 in 17:46
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        Caro Bonifati parli proprio come chi non sa , specialmente come chi crede di sapere . Vorrei proprio vederti mentre ti cimenti nel TUO Kung Fu , cosi potrei farmi un idea e magari a quel punto mi permetterei di esprimere un opinione piu completa. E comunque io studio il Kung Fu di una famiglia cinese che pratica da secoli le arti marziali , da quando la guerra era giornaliera , quindi mi posso permettere di dire certe cose , magari al contrario di altri che dicono un sacco di eresie . Ma certo , sono sicuro di sembrare molto “so tutto io” ma il bello e che io in confronto con chi 2000 anni fa praticava L’ARTE del Kung Fu , sono meno di 0 . Quindi auguri con i tuoi articoli da esperto conoscitore , spero solo che nessun Shi fu si rivolti nella tomba. LE FORME CONTENGONO LE TECNICHE DI COMBATTIMENTO CHE UNA VOLTA ASSIMILATI I MOVIMENTI A LIVELLO CONSCIO E SUBCONSCIO POSSONO ESSERE APPLICATE CONTRO UNO O PIU AVVERSARI , CHI HA CREATO QUESTE FORME COMBATTEVA PER VIVERE ! ERANO MILITARI DI PIU DI 2000 ANNI FA. Non aggiungo altro e risparmiati la risposta che di sicuro non leggero.

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        • 1 febbraio 2014 in 09:36
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          Il fatto che non leggerai, è un ottimo motivo per rispondere. A me non interessa convincerti, e io non dico di sapere. In nessuna parte del post si può evincere in alcun modo che io pretenda di essere un esperto conoscitore. Ma ripeto, non mi interessa competere con nessuno, non è questo l’intento del nostro lavoro.

          non condivido affatto ilo tuo pensiero, ma non per questo ti parlo da un pulpito. buona pratica…e buona lettura!

          Risposta
        • 1 febbraio 2014 in 15:48
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          ” E comunque io studio il Kung Fu di una famiglia cinese che pratica da secoli le arti marziali , da quando la guerra era giornaliera , quindi mi posso permettere di dire certe cose” … frase interessante … soprattutto inserita in un accusa di saccenza. Comunque mi chiedo se tu abbia mai applicato le tue forme in posizioni tradizionali contro un avversario che pratica un sistema di combattimento senza regole…

          Risposta

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