Film di arti marziali e veritá nascoste nella forma

kung fu jungle donnie yenPensa ad un film di arti marziali.
Fatto? Cosa ti è venuto in mente?
Le possibilitá sono innumerevoli: si puó andare da "Karate Kid – Per vincere domani" del 1984, a quello con Jaden Smith del 1994, il numero 4, si puó citare uno qualunque dei numerosi film di Jean Claude Van Damme o rifarsi alle tradizioni cinesi con pellicole come "La foresta dei pugnali volanti" o "Fearless" con Jet Li, del quale si possono prendere in considerazione diversi lavori, dall’orientale "Hero" al piú americaneggiante "Romeo deve morire". O magari hai pensato a "Kung Fu Panda" o a qualche opera demenziale stile "Shaolin soccer"?.
Insomma, la scelta non manca. Ma non è di cinema che vuole trattare questo post…

L’immaginario collettivo associa i film di arti marziali a combattimenti piú o meno spettacolari, solitamente interpretati dal protagonista di turno, artista marziale esperto, spesso formatosi sotto il rigido controllo del fatidico maestro integerrimo.
E come si prepara il nostro eroe ad affrontare tutti i cattivi a suon di calci volanti e pugni devastanti? Con le forme!
Le forme sono spesso utilizzate per rappresentare il cuore dell’allenamento marziale, non il fine ultimo, bensì il mezzo attraverso il quale raggiungere la consapevolezza della lotta.

Le abbiamo viste più volte in Karate Kid, con Daniel impegnato a riprodurre i movimenti mostrati dal maestro Miyagi, in "Ong Bak", con Tony Jaa che accompagna ad ogni gesto tecnico la metafora che lo rappresenta, in "Kickboxer" con Van Damme che esegue la sua forma sotto gli occhi severi del maestro, ma anche in film maggiormente incentrati sul combattimento puro, come ad esempio "Never back down" quando Jake Tyler, alias Sean Faris, per apprendere le tecniche di lotta a terra riproduce i gesti tecnici "a vuoto" usando il sacco come avversario immaginario… esattamente ció che vuole fare una forma: ripetere il gesto tecnico immaginando di avere degli avversari davanti.

I film di arti marziali quindi ci indicano la via: le forme costituiscono un metodo di apprendimento dei gesti tecnici che sono poi utilizzati durante il combattimento vero.
A pensarci bene tutte le arti marziali e gli sport da combattimento concepiscono le "forme" in questo senso. Il pugile che fa Shadow boxe non si prodiga in una forma? Il praticante di Wing Chun puó fare la famosa Siu Lim Tao o passare ore davanti all’omino di legno a ripetere bong sao e jam sao, praticamente a vuoto, il judoka che ruota su se stesso mille volte per interiorizzare una proiezione esegue un pezzo di forma.
Nel Kung Fu Tradizionale questo tipo di training è più esplicito ma identificare le forme con l’arte è come identificare il personaggio di un film con l’attore che lo interpreta: sicuramente quest’ultimo trasferirà al personaggio una parte di se, che resta comunque un’interpretazione.

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