Difesa da coltello. Fenomeni contro fenomeni

ezio bladeÈ possibile effettuare un disarmo? Pistola, coltello, bastone, crick, spranga, mattone? La domanda è posta non male, ma malissimo. Innanzitutto perché le armi sopra elencate sono molto diverse tra loro e quindi non esiste un solo disarmo, ma tante quante sono le strutture delle armi in questione. Il principe, però, dei disarmi è sua maestà il coltello.

coltelloCome si fa a disarmare un aggressore con un coltello? Ci sono arti marziali che basano il proprio programma proprio sulla sopravvivenza in situazioni del genere, come il Krav Maga e il Systema russo. Anche l’Aikido e il Jiujitsu giapponese insistono spesso su questo. Anche alcuni sistemi di Wing Tsun e di Jeet Kune Do. Generalmente il Krav Maga si basa molto sul controllo del coltello e sul successivo disarmo. Il Systema russo si propone invece di utilizzare la propria energia “ad onda” per “svuotare” l’attacco avversario e così evitare la coltellata, controllando intanto il braccio armato dell’aggressore. Aikido e Jujitsu sono forti del proprio studio delle leve su braccia e spalle, così da rendere il malintenzionato troppo impegnato a non farsi rompere un braccio per poter anche pensare a uccidere. Il Wing Tsun e il Jeet Kune Do sono invece più orientati a disarmare dopo aver devastato l’avversario con precisi e velocissimi colpi nei punti più vulnerabili del corpo umano, in modo da procedere al disarmo solo quando l’aggressore è già “ammorbidito” e quindi non più lucido.

coltelloDisarmo attraverso controllo e disarmo post-colluttazione: già qui si intravedono due filosofie abbastanza diverse.
Partirei dalla seconda: il disarmo in senso stretto non esiste perché controllare braccio o polso dell’avversario è praticamente impossibile, se vuole veramente ucciderci. Essa nasce in risposta alle migliaia di scuole di arti marziali che hanno per anni insegnato a disarmare attraverso leve e controlli. Famosissimi sono i video di demistificazione del falso mito perpetuato da queste discipline. Di seguito un esempio.

Devo dire che è veramente molto convincente. Io sono un insegnante di arti marziali e sono del tutto d’accordo con l’autore di questo bellissimo video. Eloquente, discreto, mai irrispettoso e soprattutto rivolto ai praticanti e non ai soliti maestri. Ai praticanti anche alle prime armi, che non sanno bene nemmeno cosa voglia dire difendersi da un pugno, figuratevi da un coltello. Le differenze tra le dimostrazioni e la realtà sono assolutamente convincenti e non mi sento di dissentire su nessun aspetto del documento.

Questa corrente di pensiero sul disarmo da coltello è nata, dicevamo, a causa dei tantissimi metodi e sistemi basati sul disarmo. I sostenitori di questi ultimi si sono però resi forti della tradizione che ha tramandato loro leve e controlli e qui vediamo due esempi di risposta, entrambi dello stesso autore:

In questi video ci sono le disillusioni delle illusioni mostrate dalla corrente che ritiene il disarmo praticamente impossibile, e le riassumo qui sotto:

Miti Realtà
1) Prendo la pistola e sparo
2) Combatto anche io usando il mio coltello
3) Scappo
4) Solo gli idioti attaccano impugnando il coltello alla rovescia (icepick grip)
5) Solo gli idioti ti afferrano mentre ti pugnalano
6) Non puoi afferrare il braccio che pugnala
1) Potresti mancarlo
2) La maggior parte delle aggressioni sono imboscate e non combattimenti dichiarati
3) Non puoi correre per sempre
4) È pieno di idioti
5) Si, è proprio pieno di idioti
6) Gli aggressori non fintano, si sopravvive solo bloccando il braccio

I sostenitori della tradizione che vuole il disarmo attraverso il controllo del braccio dell’aggressore si giustificano con la storia. Alla fine di uno dei video possiamo leggere infatti:

«600 anni fa, gli uomini sapevano già tutto quello che c’era da sapere sulla difesa da coltello. Chiunque afferri un pugnale per ferire un uomo disarmato tenterà di colpirlo prima possibile poiché sarà solo preoccupato che la sua vittima non fugga prima di essere ferita. Pertanto, questo tipo di aggressore non andrà tanto per il sottile. Per questo motivo, gli uomini aggrediti possono difendersi più facilmente».
Salvator

«Essi sapevano quindi anche che cosa fare. Alcune persone stanno riscoprendo questi vecchi metodi efficaci».

psychoLa diatriba è molto interessante, anche perché tutti e due i video usano gli stessi filmati per sostenere la propria peculiare posizione. Non mi va adesso di scegliere e spero che non lo facciate nemmeno voi. E voglio dirvi perché. Che la si pensi in un modo o nell’altro, non se ne può più di gente che propone video di qualcun altro solo per demistificarli. Soprattutto quando il tutto è fatto con un sarcasmo che ha davvero rotto le scatole. Gente che offre soldi per essere sconfessata o per sconfessare, forti della loro abilità. Come se fosse quello il punto.
Crediamo che i principianti siano degli imbecilli? È chiaro che contro un coltello conviene sempre scappare o usare un’arma di fortuna, ma se finiamo a dover scegliere se morire o combattere a mano nuda cosa faremo? Volete dircelo anche voi, volete dirci la vostra? Ci arrenderemo con quel sarcasmo?

Pars destruens e niente pars construens, citando il filosofo Francesco Bacone. Distruggiamo tutto e non costruiamo poi niente. La cosa fondamentale è lavorare con onestà e ricercare e ricercare, andando oltre i limiti di ciò che non va ancora bene e non conosciamo. Invece di stare tutto il tempo in cantina a lamentarci che fa freddo, usciamo nel bosco e andiamo a fare legna.

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5 Comments

  1. bravo, bell’articolo. i video? ovviamente interessanti ed educativi. Io penso… sopravvive il più saggio e non il più “figo”. Bye

  2. Pingback: L´(in)utilità dello studio delle armi tradizionali in difesa personale
  3. Banalmente, bisognerebbe avere l’onestà di ammettere che un combattimento contro un avversario armato di coltello è una questione mortalmente seria e, per quanto uno possa essere preparato, non ne uscirà mai pulito, che sia un principiante o un megamaestro.
    L’unica possibilità, oltre all’evitare lo scontro, ovviamente sempre la scelta primaria nel caso di combattimenti reali, è quella di scegliere, nei limiti del possibile, dove farsi colpire, sacrificando zone non vitali per avere la chance di distruggere l’avversario.
    La preparazione mentale, poi, è quella che fa realmente la differenza. Ho visto spesso grandi maestri e ottimi atleti andare nel panico più totale dinnanzi a un vero attacco armato… La mentalità giusta è votata a un po’ di sano fatalismo. Il pensiero dovrebbe essere “io forse stasera non torno a casa, ma stai certo che tu crepi prima di me!”

  4. Ciao Mark offri sempre spunti interessanti, al fine di sviluppare una valida dissertazione . Io quello che ti posso dire che oggi è molto importante svegliare chi dorme. Vedi nel 2015 c’è ancora gente che crede ai disarmi con i calci alla Chuck Norris e questo personalmente lo ritengo folle e pertanto non posso fare altro, che applaudire alle iniziative di chi vuol far capire, che la vita non è un set di Hollywood. Poi ovvio possano esserci motivi di protagonismo professionale, ma tutto sommato ben vengano. Infine è vero che persi per persi bisogna tentare di sopravvivere, ma bisogna capire che le statistiche parlano da sole e ci dicono che se tutto va per il verso giusto, si ottengono gravi conseguenza anche da un solo colpo di coltello. No signor Paolo mi consenta di dissentire il combattimento non è fatalità, ma una scienza.

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