Bruce Lee in arrampicata libera

Bruce LeeIeri pensavo a Bruce Lee. Nell´arrampicata libera e nell´alpinismo chi scala una parete, una montagna mai scalata prima da nessun altro è definito "colui che apre una via". L´impavido in questione è una sorta di iniziatore sia in che fuor di metafora: simbolicamente, infatti, apre una via perché fino a quel momento nessuno l´aveva mai fatta. Letteralmente, invece, la apre nel senso che puó addirittura darle il nome e scegliere se lasciarla "chiodata" oppure no: in questo modo decide anche se i prossimi che vorranno cimentarsi nella scalata potranno usare o meno gli appoggi appena usati da lui. Dal punto di vista sportivo, inoltre, puó "gradarla", ovvero assegnarle un grado di difficoltá da considerare in eventuali competizioni.

Paolo Calzà arrampicataIl parallelo con la figura dell’innovatore è immediato: colui che fa una cosa mai fatta prima, scopre cose fino ad allora nascoste, inventa nuove realtà. Se andiamo però a ben vedere, non si tratta mai di qualcuno che ex novo crea qualcosa in maniera pseudo-divina. Il mito del genio che genera dal nulla è roba di un paio di secoli fa: possiamo dire che, quasi sempre, "aprire una via" significa guardare cose vecchie con occhi nuovi. La parete e la montagna non vengono create dallo scalatore: già esistevano. Solo che nessuno le aveva ancora "viste" da vicino.

Personaggi disegnoOra, se dovessimo pensare ad un innovatore nelle nostre amate arti marziali cinesi, non c’è dubbio che quasi tutti citerebbero Bruce Lee. Prima di lui le arti marziali venivano "guardate" con occhi sicuramente a mandorla, ma giapponesi: Judo, Karate, Ju Jitsu. Con il suo arrivo in America, le sue dimostrazioni a Long Beach ed i suoi film il mondo conobbe lo sguardo cinese sulle arti del combattimento. Conobbe il Kung Fu. In questo Lee fu un innovatore, certo, perché mostrò al mondo qualcosa che ancora non conosceva. Ma la vera onorificenza da "apritore di vie" la guadagnò con il suo Jeet Kune Do.

Evoluzione disegnoFino a qui, possiamo dire di aver raccontato la solita storia del Piccolo Drago che mostra al mondo una nuova arte. Quello che però non mi convince è l’adorazione spudorata di alcuni praticanti di arti marziali che rendono l’innovatore una divinità. Non più qualcuno che guarda dove finora non s’era guardato o scopre cose che c’erano sempre state ma nessuno ancora aveva viste. Non chi è capace di uno sguardo nuovo su cose vecchie, ma invece proprio una divinità: qualcosa che crea dal nulla. Come Dio creò questo e quello e quell’altro e vide che era cosa buona. Irraggiungibile per noi: non saremo mai come Egli, come <<Colui che è>>.

dna religioneEbbene, secondo me, se volete fare un torto al pensiero di Lee, dovete considerarlo proprio in questo modo. Così sicuramente nessuno scoprirà più granché o guarderà le cose in maniera nuova: cos’è, vorrete mica credere di poter fare quello che fa un dio? Sbagliatissimo: non si tratta di avere la presunzione di essere come lui, ma di avere il coraggio di osare essere meglio di lui. A mio avviso non vale la pena tentare di raggiungere Bruce Lee: bisogna superarlo. E sono convinto che moltissimi maestri di alcune arti marziali "sperimentali" siano andati molto oltre al Jeet Kune Do. Con grande approvazione di Bruce: ne sono certo. Dovrebbe essere questa la mentalità di una disciplina che vuole andare avanti e non indietro, che vuole evolvere e non fossilizzarsi sulle adorazioni.

Albert Einstein massimaPotremmo riassumere il tutto con una domanda: le arti in genere funzionano più come le religioni o come le scienze? In altri termini: l’arte marziale è un sistema empirico, concreto e pratico del combattimento oppure un credo religioso e simil-settario? Se siete praticanti, sono certo che sperate bene che la risposta giusta sia la prima. Se allora l’arte marziale non è religione ma scienza del combattimento, come dovremmo considerare i nostri "padri"? In un credo religioso, tu uomo mortale non sarai mai come Dio, Cristo, Maometto, Allah e tutti i vari santi del paradiso. Puoi tenderci, tentare di "trovare Dio dentro di te" ma polvere eri e polvere ritornerai: improbabile che dopo tre giorni ti si apra la bara e tu possa saltare fuori ben atteso da una abbondante decina di ansiosi amici. Nelle scienze, invece, non ci si muove con la mentalità "irraggiungibile età dell’oro", del regresso ma con quella del progresso. Archimede, Pitagora ed Euclide furono grandissimi geni della matematica e della fisica, ma i vari Newton e Galileo prima ed Einstein e Heisenberg dopo non si fecero venire chissà che complesso di inferiorità. Andarono oltre, aumentando la nostra conoscenza del mondo.

E l’arte, come funziona? Cosa fa un artista? Come vede i suoi predecessori? Come divinità irraggiungibili, come <<Coloro che sono>> oppure come delle straordinarie e geniali fonti a cui attingere per progredire? Con una sacra e devota adorazione o con una sana e giusta ammirazione? Si dice che l’hard rock l’abbia "inventato", tra alcuni altri, Jimi Hendrix. Ma la sua musica fu "solo" un nuovo sguardo sul blues, suonato con nuove sonorità e tecnologie. Infatti oggi chitarristi come Steve Vai gli rendono omaggio suonando le sue cover, ma sono andati molto più avanti. La tecnica ed il sound dei maestri delle sei corde odierne superano spesso quelle del buon Jimi, ma questo non è un limite di Hendrix! Anzi, è proprio quella la sua forza: aprire una via, così che gli altri possano passarci e poi però andare avanti, fino ad aprirne eventualmente altre.

Per quanto riguarda gli aspetti che ho descritto, l’arte funziona come la scienza e non come la religione. Che sia musica, pittura, danza o arti marziali poco importa: la mentalità dovrebbe essere progressista e non "regressista". Dite la verità: chi di voi osa affermare di allenarsi per diventare meglio dei vari Bruce Lee, Ip Man, Wong fei Hung e Morihei Ueshiba? Sto ovviamente parlando a chi può sinceramente definirsi artista marziale: se siete "hobbisti", se vi allenate un paio d’ore a settimana è evidente che la vostra sarebbe presunzione. Ma se l’arte marziale è la vostra vita, ragazzi, voglio osare darvi un consiglio: osate. Chiedete di più, chiedete a voi stessi di essere meglio dei vostri "padri". Meglio dei vostri miti, dei vostri maestri, dei vostri guru. Non importa se ci riusciremo, quello che conta è avere una mentalità progressista. Noi non riceviamo l’arte marziale in eredità dai nostri predecessori, perché invece sono loro che la prendono in prestito da noi per poi restituircela migliorata. Ed è proprio questo quello che dovremmo fare con chi ci seguirà: consegnare loro qualcosa di meglio di quello che abbiamo ricevuto, ma solo perché, a loro volta, possano continuare ad andare oltre.

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